Scritture

imagesIn questi ultimi cinque anni di insegnamento, travaglio dopo travaglio, ho rivalutato a pieno titolo la modalità classica di scrittura della scuola, ossia il tema.

Ritengo sia la forma più genuina e naturale di espressione del vissuto da parte degli alunni; naturale fino a un certo punto, nel senso che a partire dalla scuola elementare i bambini vengono avviati alla composizione, almeno così si chiamava ai miei tempi, composizione, che poi assume via via le forme del tema.

Il ritorno alle origini è stato determinato dal timore che le attuali tipologie di scrittura scolastica, cristallizzate nelle forme dell’analisi del testo e del saggio argomentativo di vario tipo, caratterizzate da certe convenzioni di struttura e di forma, non facciano emergere in modo autentico quale sia lo status naturale della scrittura personale di ciascun allievo, deformandone in una certa misura i tratti naturali. L’analisi del testo e il saggio, grazie anche ai documenti allegati, forniscono all’alunno un itinerario prestabilito da seguire e sviluppare, non sempre il ragazzo segue l’andamento naturale del suo pensiero e del suo modo di scrivere, e soprattutto della propria struttura sintattica, impara una serie di formule linguistiche che si ripetono nel corpo dell’elaborato, ma a discapito della naturalezza. Quante volte è capitato di leggere nei saggi le stesse cose, le stesse formule linguistico-espressive, le stesse riflessioni e conclusioni. Insomma penso che il tema dia al docente la possibilità di verificare come un alunno sappia realmente scrivere e come articoli il suo pensiero a prescindere dagli itinerari stabiliti e dai paletti/aiuti forniti in allegato. Almeno per il primo biennio al tema spetta un posto di rilievo.

Convintomi di ciò, ho assegnato ai primini un tema personale e devo dire che, mentre leggevo e correggevo gli elaborati, si è spalancato un universo; sebbene venticinque temi costituiscano a livello quantitativo un numero assolutamente irrisorio, tuttavia dai loro compiti si evince uno spaccato del vissuto adolescenziale degli anni duemilaquindici, nonché della società attuale. Il dato più interessante è che i ragazzini hanno parlato di sé e del loro mondo senza peli sulla lingua, sono emersi gusti personali, interessi, visione del mondo e della società, spaccato familiare e prospettive per il futuro. Pochi hanno evidenziato il loro disagio adolescenziale, limitandosi a parlare del loro aspetto fisico e della difficoltà di accettarsi soprattutto sul piano dell’immagine; altri hanno fatto riferimento alla loro situazione familiare ed economica e sinceramente mi duole molto leggere che ci sono famiglie che sopravvivono con lavori saltuari e, nonostante ciò, hanno comunque investito nella formazione, sottoponendosi a immani sacrifici pur di consentire ai figli di frequentare un liceo. Di questi, perciò, la motivazione è fondamentalmente socio-economica, che si ancora alla possibilità, o all’illusione, di poter migliorare sul piano sociale ed economico attraverso un diploma e il conseguimento di una laurea. Questi ragazzi hanno così professato nel tema di volersi impegnare con tutte le forze per superare le inevitabili difficoltà del passaggio dalla scuola media alla superiore, scommettendo su se stessi. Molti praticano un’attività sportiva, danza, fanno parte di associazioni culturali e ricreative, attività, scrivono, che hanno dovuto ridimensionare per avere la possibilità di eseguire i compiti che, a detta loro, sono troppi. Due temi, in particolare, mi hanno colpito: uno si è presentato in maniera bizzarra, ricorrendo ad una lunghissima metafora, ben articolata in tutto il corpo del testo; un altro per i suoi molteplici interessi, che spaziano dai rompicapi di logica alla fisica, dal disegno alla musica, nel senso che si dedica al suono di un nobilissimo strumento musicale e sogna un giorno di dirigere un’orchestra.

Sotto il profilo sintattico pochi gli strafalcioni, nulli quelli ortografici, in generale ho notato testi coesi e coerenti, leggibili e fruibili, quindi il lavoro, credo, sarà semplificato, perché comunque la base di scrittura è più che sufficiente. Sono stupito, infine, perché in un mese di scuola avevo capito pochissimo dei nuovi alunni, sono state sufficienti, invece, due ore di scrittura per consentirmi di farmi un quadro abbastanza completo di tutti i ragazzi e sono quindi molto soddisfatto.

14 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Ornella Antoniutti
    Ott 22, 2015 @ 20:53:02

    Sottoscrivo ampiamente le tue argomentazioni in difesa del tanto vituperato tema. Dopo qualche anno di testi descrittivi, argomentativi, narrativi, espositivi, regolativi e via di questo passo mi sono chiesta pure io se queste metodologie non avessero in realtà soffocato, anziché incentivarle, le capacità espressive dei miei alunni. Probabilmente, fossi rimasta al mio posto di maestra, avrei ricominciato a dare direttive come: “Io racconto…..” ; nei favolosi anni settanta sapevo quasi tutto delle animucce a me affidate, o almeno quello che bastava per comprendere e sanare. Quindi non mi rimane che applaudire alla tua iniziativa e ai suoi più che soddisfacenti risultati. 😀

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  2. melchisedec
    Ott 23, 2015 @ 06:16:46

    @Attenzione, Ornella! Propongo ai ragazzi tutte le tipologie testuali, ma la base da cui partire è il tema perché io possa capire come scrivano naturaliter. E’ chiaro poi che in un tema convergono descrizione, argomentazione, esposizione, etc. 🙂

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  3. Ornella Antoniutti
    Ott 23, 2015 @ 07:35:40

    Siamo d’accordo, certamente la tipologia testuale va studiata e affrontata in ogni aspetto e ci si deve pure esercitare nella produzione di testi diversi. Tuttavia mi sono convinta che se si può, a livello di fruizione, far capire a un bimbo di terza elementare la differenza tra un testo narrativo e descrittivo, favola, fiaba, leggenda, sia pura follia pretendere dallo stesso alunno la produzione di testi argomentativi o regolativi. Imparare a scrivere è un processo lungo e anche faticoso, per cui un paio di annetti a “gattonare” con tanti “Io racconto” sarebbero quanto mai utili prima di affinare gli strumenti espressivi. L’insegnamento della lingua italiana sta diventando più arido e difficile di quanto fosse la matematica, che invece si è evoluta, e si pratica nella scuola elementare in attività giocose e sussidi accattivanti.

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  4. Ornella Antoniutti
    Ott 23, 2015 @ 11:58:44

    Scusa non volevo certo polemizzare con chi conosce benissimo il suo dovere di docente e padroneggia la materia in modo ineccepibile! La mattina presto, i sogni agitati, la prospettiva delle pulizie di fine settimana e delle spese per riempire il frigo. Ahimè ! Quasi quasi stavo meglio quando insegnavo! 😀

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  5. melchisedec
    Ott 23, 2015 @ 12:25:34

    @Ornella, stessa linea. Altro che polemica! 😀
    Il principio sacro della pedagogia è la gradualità, talvolta noi docenti ce lo dimentichiamo, a parte il fatto che almeno il 70% degli insegnanti italiani, eccettuati i maestri, non sa assolutamente nulla di scienza pedagogica, ritenendo che insegnare sia riversare nelle teste dei ragazzi il sapere acquisito e, peggio ancora, scambiando il fine educativo con i mezzi e gli strumenti.

    Che ne pensi dell’immagine della testata? Non è carina?

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  6. roceresale
    Ott 23, 2015 @ 16:15:40

    Cavoli! Per una prima è un quadro confortante, di più. Io so di ingabbiarli spesso nelle tipologie testuali di rito; il tema personale lo rifuggo e quando lo utilizzo, ciò che ottengo è esattamente il contrario della tua prima.

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  7. Ornella Antoniutti
    Ott 23, 2015 @ 18:48:58

    Carinissima! Surreale quanto basta! 😀

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  8. lanoisette
    Ott 25, 2015 @ 11:14:36

    Ornella, quanto sono d’accordo con te!!!
    Un anno presi una prima media in cui metà degli studenti avevano avuto una maestra che li faceva scrivere sul modello del saggio breve di maturità, quindi coi documenti: sono stati gli alunni coi quali ho fatto più fatica a farli scrivere decentemente!

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  9. 'povna
    Ott 25, 2015 @ 14:47:41

    Sono d’accordo sulla gradualità: si entra in prima tutti emotivi e (purtroppo credendosi) narrativi e di solito riesco a farli uscire avendo chiara la differenza tra la scrittura saggistica, per quanto di base, quella tecnica, per loro essenziale, e quella emotiva, che da lì in poi non sarà più affar di scuola. Ma ci vuole tempo, e far scrivere tanto, tanto, tanto. E pochi docenti hanno voglia di smazzarsi una dozzina di temi all’anno per classe, purtroppo.

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  10. melchisedec
    Ott 26, 2015 @ 06:15:23

    @E’ vero, olio di gomito, anzi di scrittura, a più non posso, Povna.

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  11. ildiariodimurasaki
    Ott 26, 2015 @ 08:44:12

    D’accordissimo su tutto. Alle medie circola ancora il buon vecchio caro tema, e tutti noi q

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  12. ildiariodimurasaki
    Ott 26, 2015 @ 08:44:29

    (uffa)

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  13. ildiariodimurasaki
    Ott 26, 2015 @ 08:58:10

    scrivevo: qui cerchiamo soprattutto di farlo SCRIVERE, proprio per fargli trovare la sua voce e in segnargli a uscir vivo da una principale con due subordinate una delle quali al condizionale. La mia teoria è che se sviluppi un certo grado di domesticità con la scrittura dopo potrai scrivere di tutto seguendo le regole – un po’ come all’uncinetto, dove devi prima di tutto imparare maglia alta, maglia bassa e catenella prima di lanciarti nei maglioni a doppia treccia con la renna a quattro colori ^__^

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  14. melchisedec
    Ott 26, 2015 @ 20:07:14

    @Siamo d’accordo, Murasaki. Non so usare l’uncinetto, ma l’immagine rende. 😀

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