Di botti e silenzio

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Un silenzio inusuale quello di ieri, quasi ovattato. Nessun botto, annunciatore dell’anno nuovo, almeno fino alle 22. Per poco mi sono illuso che il silenzio si sarebbe protratto anche per la mezzanotte.

Ma che! Dalle 22 circa si è scatenato un concerto dodecafonico di botti di varia fattura; stimo di aver riconosciuto anche degli spari provenienti da armi da fuoco. Pur non essendo allenato il mio orecchio al discernimento delle fonti pirosonore, non occorre chissà quale esercitazione specialistica per distinguere il boato di un grosso petardo dagli spari consecutivi di tre proiettili da pistola. Si è raggiunto l’acme intorno alle una, poi via via il silenzio notturno ha trionfato sui boati improvvisi fino a fondersi con il lucore dell’alba.

Il paese s’è svegliato tardi, forse non si è mai destato, perché, come da rito, il primo dell’anno trascorre sonnolento e pacioso. Nessuno scoppio per l’intera giornata a differenza degli anni passati. Di nuovo silenzio, stavolta appena infranto da una fitta e gelida pioggerella, che ti penetra fin nelle ossa, segno che l’inverno forse sta per uscire dal suo lungo e secco letargo.

6 pensieri su “Di botti e silenzio

  1. Pistole, addirittura?
    Non riesco proprio a capire questo grande amore per le esplosioni. Le girandole di luce mi piacciono, quelle sì.
    Comunque, mi par di capire che le gatte di casa (e un po’ tutti gli animali) farebbero volentieri a meno degli uni e delle altre.
    Deliziosa l’immagine vintage.

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  2. Io, anche da proprietaria di cane, non sono particolarmente amante dei botti. Come Murasaki, apprezzo le girandole, le stelline e gli altri giochi pirotecnici, ma faccio davvero fatica a capire cosa possa esserci di bello nel rumore puro e semplice.
    Di sicuro, mentalità e tradizioni sono dure a morire.

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  3. Qui a Spinea l’ordinanza del Sindaco che vietava botti e affini è stata largamente disattesa. Dalla mezzanotte, per almeno tre quarti d’ora, bombardamento assoluto e indiscriminato, compresi tre o quattro boati assordanti.
    Questi ultimi mi hanno ricordato la notte di due anni fa in valle d’Anterselva, quando fui risvegliata nel cuore della notte da una vera cannonata, seguita a intervalli regolari da altri tre o quattro colpi. A fatica ripresi sonno, e solo a tardissima ora.
    Il mattino seguente ci venne spiegato che alcuni allegri giovanotti del luogo avevano attrezzato una vera e propria spingarda, per “tradizionalmente” disturbare la prima notte di nozze di un loro amico. Confesso di aver cambiato parere sulla tranquillità di quelle valli amene.
    Sarei grata a chiunque mi fornisse ragioni antropologiche o lievemenete culturali che possano giustificare il fatto che gli uomini, o forse dovrei dire i “maschi”, sentano l’esigenza, in certe occasioni, di produrre così tanto evidente “rumore”.

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  4. @Ornella cara, le ragioni antropologiche rimarranno sempre ragioni, mentre la gran parte continuerà a patire l’inciviltà di pochi; penso che i boati di fine anno servano a coprire i boati del silenzio dei cervelli. Qualche anno fa nella nordica Berlino ho visto e sentito di peggio lungo il viale che conduce al Bundestag! Peggio che a Napoli.
    Grrrrrrrrr!

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