Voi mi “corriggirete”

Esco con le ossa rotte dalla correzione della prima prova degli esami di stato. Deluso, amareggiato, eppure ricco di un tesoro di esperienza che riverserò a scuola nel mio quotidiano insegnare.

Su circa venti saggi corretti soltanto due presentavano forma e sostanza di tal specie; i restanti, invece, delle larve di saggi trasformatisi poi, e anche malamente, in temi. Già qualcuno più autorevole di me ha sottolineato quante e quali insidie mostri palesemente la tipologia B e sappiamo quali prodotti ci tocca di correggere anche nelle nostre classi: una macedonia di brandelli di testo raccattati qua e là negli allegati, ma privi di rigore logico e argomentativo.

Ma esco, ancora di più, con le ossa rotte per gli episodi di sciatteria e asineria mostrate dai colleghi della commissione durante la correzione collegiale: interni ed esterni pronti a ridimensionare la gravità degli errori ortografici- sintattici-morfologici, indulgenti al cospetto di una forma verbale all’indicativo, che sarebbe dovuta essere al congiuntivo, fintamente ilari per qualche bestialità contenutistica(Cesare nel 44 a.C attraversa il Rubicone, vero?). Non starò qui a enumerare i vari casi occorsi, che nulla aggiungerebbero alla sostanza del mio disgusto.

E tutto questo perché? Perché non ho potuto, pur volendolo, esercitare il mio mestiere? Perché la norma del MIUR prevede che il compito d’italiano sia azzannato da tutte le bocche della commissione. 

La scena tipica è la seguente: leggo la prova ad alta voce, mi fermo, mi soffermo, segno l’errore giustificando ai commissari il perché della scelta, seguono reazioni varie, descritte succintamente poc’anzi, con griglia sotto gli occhi si propongono i voti, il mio è in minoranza chiaramente, viene votato il voto più alto anche se a maggioranza; per farla breve, un 8 diventa 10, un 9 diventa 11, un 12 diventa 14 e così via.

La forma è salva, la sostanza la si può dedurre di conseguenza.

 

Quizzaioli

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Ho contato fino a 20 per trattenermi e non sbottare.

Durante una delle penose riunioni finalizzate all’adempimento di alcuni obblighi di legge, uno dei commissari, l’Ignavo, ha trascorso gran parte del suo tempo a verificare la corrispondenza tra gli argomenti del programma di scienze e le pagine del libro di testo; ad un certo punto dell’indagine ricognitiva, l’Ignavo si è rivolto ad uno dei membri interni, ma anche a noi tutti, rilevando che nel libro di testo non era presente un argomento fondamentale riportato invece dal programma firmato dagli alunni. Attimi di panico. Sono partite almeno tre chiamate telefoniche destinate al professore di scienze degli studenti, perché si chiarisse il motivo della lacuna. E anche le ipotesi. Non ha spiegato l’argomento? Se così fosse, i ragazzi avrebbero firmato in fede e alla cieca? Ha adoperato un testo diverso da quello in uso? Ha dettato appunti? E via le chiamate anche agli alunni!

-Esiste un secondo fascicolo del libro di scienze- hanno risposto gli studenti. Cosa di cui l’Ignavo non si era accorto.

Qualche giorno fa anche le interne mi hanno gentilmente esortato a prendere visione dei libri di testo, ma sono state altrettanto gentilmente snobbate. Punto primo, perché conosco quei testi abbastanza bene. Punto secondo, perché non ho mai interrogato, formulando le domande con la parafrasi delle didascalie degli argomenti affrontati dal libro di testo.

È evidente che tale malcostume è endemicamente diffuso nel paesaggio scolastico nostrano.

Sulle tracce 2016

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Se si dà uno sguardo d’insieme alle tracce degli esami di maturità del 2016, non possono sfuggire all’osservatore alcune costanti che le attraversano.

Saggio breve/articolo di giornale

Una di esse, rispetto agli anni precedenti, è la riduzione della quantità di documenti messi a disposizione del candidato. Nel caso del saggio di ambito socio-economico addirittura i documenti sono soltanto due, i quali ribadiscono essenzialmente lo stesso concetto-chiave: non rientrano nel PIL alcuni elementi fondamentali per valutare il livello di benessere. Tali elementi vengono poi enumerati nel discorso di Kennedy del 1968, riportato su “Il Sole 24” nel marzo 2013. Ridotto è anche il numero di quelli che corredano il saggio di ambito artistico-letterario, nella fattispecie tre testi letterari e uno iconico; da rilevare l’elemento cronologico disorientante per gli studenti riportato per i tre testi letterari, di cui viene citata la fonte editoriale postuma rispetto all’anno reale di pubblicazione delle opere citate. Testi volanti, sganciati, insomma, dal contesto storico-culturale. La compressione degli allegati penalizza pure la traccia di ambito tecnico-scientifico, che, tra l’altro, mutatis mutandis, fu proposta qualche anno fa(maturità 2010, Siamo soli?). I redattori delle tracce si sono, invece, sbizzarriti, con il tema di ambito storico-politico, Il valore del paesaggio, che ha offerto ai candidati ben quattro documenti, costituiti quasi tutti dalla stessa sostanza argomentativa. Chi potrebbe, infatti, confutare il valore dei paesaggi vari?

Un’altra costante riguarda la semplicità dei testi; anche le fonti citate, pur nella loro utilità, sono state a portata di comprensione da parte dei candidati.

Da qui discende una terza costante, invisibile. La volontà dei redattori di non ammonticchiare sul banco degli studenti molti testi per dare loro la possibilità di pescare nel loro bagaglio culturale e, a volere essere malpensanti, in quello allestito il giorno prima degli esami(dagli aggeggi elettronici nascosti ben bene nell’abbigliamento alle famose cinture con temi esplosivi già pronti da copiare in tutto o in parte). In ogni caso, qualunque traccia avesse scelto, il candidato avrebbe potuto riportare sé e le proprie conoscenze e riflessioni; non è stata, poi, una scelta così malvagia. Mi pare giusto che il candidato sia stato chiamato a dare prova di maturità elaborativa personale; nel concreto, però, non sempre essa è accompagnata dall’onestà intellettuale. Non la esercitano i docenti, mi sembra pretenzioso richiederla agli studenti, peraltro sconosciuti a metà della commissione esaminatrice.

La volontà di aiutare gli studenti non ha risparmiato la prima prova, l’analisi del testo saggistico che, dopo l’anno in cui fu proposto Claudio Magris, è entrato a pieno titolo nella rosa delle tracce A. Si aggiunge il fatto che da giorni la rete pompava il nome di Eco come probabile autore su cui scommettere, e così è stato. Di lui non è stato proposto alcun lacerto propriamente letterario, ma una riflessione sulla letteratura(e la lingua), da cui si sarebbe dovuta dipanare quella dei candidati. A mio modesto parere,  è sembrato inadatto al contesto il quesito 2.1, nel quale si chiedeva al candidato di analizzare l’aspetto stilistico, lessicale e sintattico del testo. Transeat il sintattico! Ma quanti e quali artifici stilistici possono attraversare un testo saggistico, destinato generalmente a convincere il lettore della legittimità della tesi del suo autore? Se si esclude l’incipit del brano proposto, in cui campeggia qualche sparuto richiamo al potere immateriale della letteratura, spogliato subito di ogni valore spiritualistico-dottrinario dall’autore stesso, e un latinismo consunto, quali mirabilia lessicali e stilistici caratterizzerebbero la parte restante del brano?

Sempre nell’ottica dell’aiuto è stata strutturata la traccia di argomento generale, una riflessione sui significati del confine attraverso un testo di Zanini. Mi è parso un ritorno alle vecchie belle tracce di temi, che molti studenti abbiamo sviluppato negli anni ’80 ai tempi del liceo. Traccia fattibile e ricca di spunti di riflessione.

La palma, a mio parere, va attribuita alla traccia C, il tema di argomento storico. Via le guerre e gli ismi, le Destre e le Sinistre, la Chiesa e lo Stato! Il candidato, giovandosi della lettura delle testimonianze di Anna Banti e Alba De Cespedes(nel foglio ministeriale c’è un refuso, De Cespedesp per De Cespedes), avrebbe dovuto avviare una riflessione sul ruolo che le donne italiane hanno avuto nella realizzazione del progetto di società democratica, che si delineò a partire dal 1946(e ancora prima con la Resistenza)con la partecipazione al voto e che si sarebbe consolidato negli anni a venire lungo l’arco della storia repubblicana. 

 

 

Esco io, esci tu

Mi ero proposto di dedicare il post di questa giornata ad un’analisi delle tracce dei temi della maturità 2016, ma la stanchezza non me lo permette: sono rimasto scuola dalle 7:30 alle ore 16:00. Lo stress accumulato mi ha spento il cervello, allora ho deciso di scrivere qualcosa di leggero.

Ieri, dopo essermi infiltrato in una pagina pubblica di Facebook gestita da studenti, ho tratto fuori questa fotografia, che riporta un dialogo immaginario tra autori famosi della letteratura italiana; non sono del tutto convinto che gli autori siano dei ragazzi, nel caso in cui lo fossero non potrei che complimentarmi con loro, perché mi sono fatto quattro gradevoli risate.

PS: oggi i ragazzi mi hanno fatto una tenerezza immensa. Mi sono sembrati fragili. Non li conosco, non sono miei. Mi ero imposto il silenzio, ma quando il presidente mi ha chiesto di farlo, qualche chiarimento sulle tracce l’ho fornito. Senza alcuna esitazione.

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Immaturità di stato

Stamani si è insediata la Commissione nella quale lavorerò fino alla prima decade di luglio. Nulla di nuovo sotto il sole. Lo sdegno dei giorni passati in qualche modo si era annacquato per via anche dei giorni di riposo, ma si è nuovamente manifestato puntuale, come in tutte le occasioni di insediamento di commissione. A me dispiace dirlo, ma sono scontento. Nulla di nuovo sotto il sole. Tanto per cambiare sono stato nominato segretario verbalizzante di una delle due classi, fortunatamente la migliore.

Un breve quadretto.

Il presidente inneggia alla legalità, di fatto è un corruttore-manipolatore di primo stampo. Dovrò inoltre interagire con colleghi, la cui professionalità è sotto i tacchi delle scarpe. Un docente di fresca immissione, che non è né carne né pesce, è da destinare immediatamente alla categoria degli ignavi danteschi; l’altra esterna, la collega di lingua straniera, è una malata di griglie. Io e il presidente abbiamo dovuto spiegarle passo passo come funzioni una griglia di valutazione, come funzionino i pesi da attribuire agli indicatori e come i descrittori declinati si aggrumino in voti da attribuire alle prove. L’essere più spregevole, che mi ha fatto letteralmente schifo, è uno dei commissari interni, che è anche un politico attivo. Costui ha disseminato il suo linguaggio politico-burocratese  stomachevole in ogni occasione di confronto; avrò modo in questi giorni di rintuzzare a dovere le sue affermazioni. Costui ha spiegato la differenza fra giustizia e legalità,  sostenendo che la legalità sia una cosa,  la giustizia un’altra,  per cui ritiene che sia necessario agire secondo giustizia, non rispettando, se è il caso, la legalità. Infine ci sono le altre tre interne,  la cui unica preoccupazione è quella di fare da mamme ai candidati.

Oggi, come non mai, ho ripetutamente e ostentatamente guardato l’orologio e, quando alle 13:00 è terminata la seduta,  ho esultato dentro di me.

Domani si continuerà a friggere altra aria.