Fercoli, vare e soste

vareLe soste delle processioni cattoliche lungo l’itinerario di un paese sono un po’ come quelle dei treni nelle stazioni. C’è un percorso stabilito e ci sono delle fermate, sempre le stesse, che obbediscono ad un’economia del tempo da impiegare(una processione non può essere né breve, né lunga)per la preghiera, per gli stacchi della banda dei musicisti e per le soste dei fratelli delle confraternite, che portano per le strade il fercolo con la statua del santo festeggiato.

Nel centro in cui vivo fa eccezione il Corpus Domini, che prevede, nell’arco degli otto giorni dei festeggiamenti, delle soste davanti agli altari allestiti dai fedeli proprio sull’uscio di casa. Sono numerosi i fedeli che, o per devozione autentica o desiderio di apparire mondi e immacolati agli occhi del paese, mobilitano tutto il vicinato e montano degli apparati scenografici notevoli per bellezza e cura dei particolari; numerosi perciò sono gli itinerari della processione lungo la settimana e variabili le soste del fercolo. Tuttavia soste e fedeli fedelissimi sono sottoposti all’autorità presbiteriale coadiuvata da un nutrito numero di consiglieri pastorali, che monitorano il livello della fede, ma anche bisogni ed esigenze, dei vari quartieri attraverso una fitta rete di operatori. Nulla, insomma, è lasciato all’iniziativa estemporanea. 

Per il resto dell’anno, invece, nulla varia e la fissità del rito è cifra della perennità della fede.

Almeno per quanto riguarda il mio centro, gli annali dei devoti, delle pettegole e dei politici anticlericali non riportano episodi di inchini e omaggi davanti alle abitazioni di personaggi collusi con il potere mafioso o pubblicamente decretati mafiosi. Ripeto: il controllo del presbitero e dei suoi collaboratori è capillare. Ora ciò non vuol dire negare la possibilità di inquinamenti mafiosi nelle confraternite religiose e in seno stesso alle chiese locali, alle quali tocca gran parte dell’organizzazione delle feste dei santi, ma elevare a paradigma unico di interpretazione alcuni episodi, documentati e documentabili tra l’altro, di inchini e omaggi a personaggi alquanto discutibili sul piano civile e penale mi pare operazione assai disonesta e lesiva di chi coltiva e nutre un autentico sentimento di fede. Per molti di questi partecipare a una processione religiosa o allestire un altare davanti alla propria abitazione può essere segno tangibile di un sentimento di fede non altrimenti esprimibile. Per altri può essere segno di potere sul territorio, come dicevo poc’anzi.

Ma per punire la tracotanza di alcuni si cancellano i sentimenti di molti?

Tra l’altro, compito precipuo di un operatore evangelico è appunto evangelizzare, portare l’annuncio proprio a chi non vede, non sente, non cammina, eppure crede di camminare, sentire, vedere. Un presbitero non può sottrarsi al suo compito di evangelizzatore(interloquendo anche con un mafioso, un assassino, un mostro), ma deve anche rivendicare l’esercizio della sua autorità spirituale sulle derive ereticali di alcune forme di fede.

 

3 pensieri su “Fercoli, vare e soste

  1. La “vicinanza” della chiesa istituzionale alle potenze della terra è cosa antica. Carlo Magno la mattina massacrava gli Avari e la sera si confessava e si comunicava. Ci fu solo Sant’Ambrogio che osò sfidare un imperatore e riuscì a cavarsela per una questione di lontananza geografica, probabilmente. Venendo ai termini della questione, concordo con il commento precedente, e aggiungo che mi amareggiano molto di più certi incontri dell’attuale papa Francesco con personalità politiche di dubbia,molto dubbia integrità morale o addirittura, oserei dire, umana. E su questo si tace reverenti. Il pesce puzza dalla testa, giustamente.

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  2. @Kappadue, infatti lo spirito del mio post è evidenziare proprio questa rilevanza mediatica, di cui protagonisti sono giornalisti faziosi e un po’ ignorantelli.

    @Ornella, sempre dalla testa puzza il pesce, concordo in generale. La missione è evangelizzare. Quindi anche personalità controverse entrano in gioco.

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