Sulle tracce 2016

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Se si dà uno sguardo d’insieme alle tracce degli esami di maturità del 2016, non possono sfuggire all’osservatore alcune costanti che le attraversano.

Saggio breve/articolo di giornale

Una di esse, rispetto agli anni precedenti, è la riduzione della quantità di documenti messi a disposizione del candidato. Nel caso del saggio di ambito socio-economico addirittura i documenti sono soltanto due, i quali ribadiscono essenzialmente lo stesso concetto-chiave: non rientrano nel PIL alcuni elementi fondamentali per valutare il livello di benessere. Tali elementi vengono poi enumerati nel discorso di Kennedy del 1968, riportato su “Il Sole 24” nel marzo 2013. Ridotto è anche il numero di quelli che corredano il saggio di ambito artistico-letterario, nella fattispecie tre testi letterari e uno iconico; da rilevare l’elemento cronologico disorientante per gli studenti riportato per i tre testi letterari, di cui viene citata la fonte editoriale postuma rispetto all’anno reale di pubblicazione delle opere citate. Testi volanti, sganciati, insomma, dal contesto storico-culturale. La compressione degli allegati penalizza pure la traccia di ambito tecnico-scientifico, che, tra l’altro, mutatis mutandis, fu proposta qualche anno fa(maturità 2010, Siamo soli?). I redattori delle tracce si sono, invece, sbizzarriti, con il tema di ambito storico-politico, Il valore del paesaggio, che ha offerto ai candidati ben quattro documenti, costituiti quasi tutti dalla stessa sostanza argomentativa. Chi potrebbe, infatti, confutare il valore dei paesaggi vari?

Un’altra costante riguarda la semplicità dei testi; anche le fonti citate, pur nella loro utilità, sono state a portata di comprensione da parte dei candidati.

Da qui discende una terza costante, invisibile. La volontà dei redattori di non ammonticchiare sul banco degli studenti molti testi per dare loro la possibilità di pescare nel loro bagaglio culturale e, a volere essere malpensanti, in quello allestito il giorno prima degli esami(dagli aggeggi elettronici nascosti ben bene nell’abbigliamento alle famose cinture con temi esplosivi già pronti da copiare in tutto o in parte). In ogni caso, qualunque traccia avesse scelto, il candidato avrebbe potuto riportare sé e le proprie conoscenze e riflessioni; non è stata, poi, una scelta così malvagia. Mi pare giusto che il candidato sia stato chiamato a dare prova di maturità elaborativa personale; nel concreto, però, non sempre essa è accompagnata dall’onestà intellettuale. Non la esercitano i docenti, mi sembra pretenzioso richiederla agli studenti, peraltro sconosciuti a metà della commissione esaminatrice.

La volontà di aiutare gli studenti non ha risparmiato la prima prova, l’analisi del testo saggistico che, dopo l’anno in cui fu proposto Claudio Magris, è entrato a pieno titolo nella rosa delle tracce A. Si aggiunge il fatto che da giorni la rete pompava il nome di Eco come probabile autore su cui scommettere, e così è stato. Di lui non è stato proposto alcun lacerto propriamente letterario, ma una riflessione sulla letteratura(e la lingua), da cui si sarebbe dovuta dipanare quella dei candidati. A mio modesto parere,  è sembrato inadatto al contesto il quesito 2.1, nel quale si chiedeva al candidato di analizzare l’aspetto stilistico, lessicale e sintattico del testo. Transeat il sintattico! Ma quanti e quali artifici stilistici possono attraversare un testo saggistico, destinato generalmente a convincere il lettore della legittimità della tesi del suo autore? Se si esclude l’incipit del brano proposto, in cui campeggia qualche sparuto richiamo al potere immateriale della letteratura, spogliato subito di ogni valore spiritualistico-dottrinario dall’autore stesso, e un latinismo consunto, quali mirabilia lessicali e stilistici caratterizzerebbero la parte restante del brano?

Sempre nell’ottica dell’aiuto è stata strutturata la traccia di argomento generale, una riflessione sui significati del confine attraverso un testo di Zanini. Mi è parso un ritorno alle vecchie belle tracce di temi, che molti studenti abbiamo sviluppato negli anni ’80 ai tempi del liceo. Traccia fattibile e ricca di spunti di riflessione.

La palma, a mio parere, va attribuita alla traccia C, il tema di argomento storico. Via le guerre e gli ismi, le Destre e le Sinistre, la Chiesa e lo Stato! Il candidato, giovandosi della lettura delle testimonianze di Anna Banti e Alba De Cespedes(nel foglio ministeriale c’è un refuso, De Cespedesp per De Cespedes), avrebbe dovuto avviare una riflessione sul ruolo che le donne italiane hanno avuto nella realizzazione del progetto di società democratica, che si delineò a partire dal 1946(e ancora prima con la Resistenza)con la partecipazione al voto e che si sarebbe consolidato negli anni a venire lungo l’arco della storia repubblicana. 

 

 

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