Il duemiladiciassette

Auguri a tutti!

Pensiero di Capodanno 

La compagnia più affidabile della nostra vita, dopo quella di Dio, peraltro silenziosa, tant’è che talvolta ne dubiti, è la compagnia della fragilità. Se non me la faccio amica, essa diventa il nemico contro il quale combatterò tutta la vita. Per giunta invano.

Lettura di Capodanno 
LA LEGGENDA DI CAPODANNO

Nelle valli del Comasco usavano, una volta, la notte di Capodanno, appendere alla porta dei casolari un bastone, un sacco e un tozzo di pane. Eccone il perché. Molti anni fa, al tempo dei tempi, e precisamente la notte di San Silvestro, padron Tobia stava contando il proprio gruzzolo in un angolo della sua capanna, quando fu battuto alla porta. L’avaro coprì con un drappo i suoi ducati e andò ad aprire. Una folata d’aria gelata, di neve lo colpì in viso. Era una notte d’Inverno. Sotto la tormenta, fra il nevischio, egli vide un pover’uomo che si reggeva a stento e che non aveva neppure un cencio di mantello. Padron Tobia fu molto contrariato da quella vista e domandò bruscamente allo sconosciuto: “Che fate qui? Che volete? Chi siete?”. “Sono un povero viandante sperduto e sorpreso dalla bufera, e vi chiedo in carità di poter dormire nel vostro fienile”. “Io non lascio dormire nessuno nel mio fienile. Andate, andate: non posso far nulla per voi!”. “Datemi almeno un tozzo di pane!”. “Non ho pane: andate!”. “Datemi un sacco, un cencio da mettermi al collo ché muoio di freddo”. “Non ho sacchi e non ho cenci”. “Almeno un bastone per appoggiarmi…”. “Non ho bastoni”. E chiuso l’uscio in faccia all’infelice, ritornò al suo gruzzolo, ma sotto il drappo, invece di ducati, trovò un pugno di foglie secche. Padron Tobia impazzì e terminò i suoi giorni vagando per le vallate natie e raccontando a tutti la sua disgrazia. Ma, d’allora in poi, la notte di Capodanno tutti appesero alla porta del proprio casolare un bastone, un sacco, un tozzo di pane.
Otto Cima

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cultura
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7 risposte a Il duemiladiciassette

  1. Ilaria ha detto:

    Tanti auguri, Mel!
    Condivido il pensiero… da quando ho imparato ad accettare le mie fragilità, paradossalmente sono diventata più sicura di me! Anche se è un percorso che non finisce mai.
    La leggenda mi ha rimandato a un carissimo ricordo: a casa di mia nonna a Piacenza, dove da piccola trascorrevo l’intero periodo natalizio (due meravigliose settimane!) c’erano i libri delle regioni, erano una serie di libri ognuno dei quali era dedicato a una regione d’Italia e tra l’altro contenevano illustrazioni come quelle che piacciono a te e che utilizzi per il tuo blog… Come appendice ogni volume conteneva le leggende tipiche della regione cui era dedicato. Io queste leggende regionali le leggevo e rileggevo… amavo tantissimo quei volumi!

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  2. melchisedec ha detto:

    Dovrebbe essere il mio motto per quest’anno e i prossimi, Ilaria.
    Meravigliosi quei libri, immagino. Pur non avendoli visti, ho l’acquolina nell’immaginario. 🙂

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  3. roceresale ha detto:

    buon 2017 Mel. Speriamo di trascorrerlo un po’ insieme, blog a blog, come da tempo ormai. Ci tengo.

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  4. melchisedec ha detto:

    Senz’altro Roce, sono fedele, troppo direi. E di questi tempi la fedeltà è rara, anche quella virtuale. Auguri! 😉

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  5. Alidada ha detto:

    bella storia, non la conoscevo e ne faccio tesoro.

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  6. dolcezze di mamma ha detto:

    Un po’ in ritardo arrivano anche i miei auguri! Bellissima la storia e la riflessione: veramente dobbiamo imparare a convivere con la nostra fragilità. Buon anno e buon tutto!

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  7. melchisedec ha detto:

    Credo sia una delle chiavi per tentare di vivere sereni, Dolcezze. Auguri!

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