Anaffettivi

Pochi giorni fa io e i miei studentelli di biennio, insieme a metà liceo, abbiamo visto un film sul tema del bullismo, intrecciato a quello sulla violenza rosa. 

Una sceneggiatura molto elementare dai risvolti facilmente individuabili ad occhi chiusi.

I giovani spettatori, sin dalle prime scene, hanno subodorato di che pasta fosse il film e, contrariamente ad occasioni simili, non si sono comportati proprio da signori. Risatine, applausi fuori luogo, fruscii, ssssssss prolungati imitanti il silenzio durante la proiezione e boati di esultanza al termine.

E il regista presente in sala.

Io mi sono vergognato alquanto. 

I miei studenti si sono trattenuti dall’amplificare la baraonda, ma soltanto perché memori delle “minacce” tuonate in classe.

Mi sono vergognato, ma anche intristito. Ridere e sghignazzare di fronte a scene drammatiche, pur scontate, a me pare un abominio morale. La scarsa qualità di un film  può autorizzare e giustificare un comportamento di tal risma? 

Perché non tentare di salvare almeno il salvabile, e cioè la profonda tenerezza che ispirano i personaggi del film? È un aspetto che non hanno colto.

E la responsabilità è anche di noi docenti nel modo di veicolare i contenuti ed educare i giovani alla fruizione delle opere varie: tanta testa e poco cuore, molta analisi e nessuna visione sentimentale. 

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8 risposte a Anaffettivi

  1. Alidada ha detto:

    c’è molta superficialità nei giovani riguardo alle tematiche del bullismo. Eppure nelle scuole ci lavoriamo molto, ma ancora non siamo a niente… e se poi parli tu che hai i ragazzi più grandi e che dovrebbero essere più maturi, figurati alle medie. Buon mercoledì Mel

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  2. ornella ha detto:

    Il bullismo purtroppo è sempre esistito. Forse un tempo le vittime erano più forti. Spesso si sentivano autorizzate a difendersi, mentre ora li vogliamo tutti “buoni” i nostri ragazzi.
    Mio nonno paterno era cresciuto da solo dall’età di nove anni. Era piccolo di statura. Mio padre mi raccontò il suggerimento che gli diede quando andò a scuola. “Se qualcuno ti dà noia o ti prende in giro, gli disse, tu non scappare, vagli davanti, guardalo bene negli occhi e dagli un pugno, forte, fagli più male che puoi. Poi il maestro ti punirà, magari sarò chiamato a scuola e davanti a lui ti sgriderò anch’io. Ma vedrai che dopo nessuno ti prenderà più in giro”. Altri tempi, un mondo violento. 😉

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  3. melchisedec ha detto:

    @Alidada, può essere che tendano a ignorare perché comunque sono loro gli attori principali? Mah!

    @E funzionava, Ornella. A casa non si raccontava nulla di eventuali episodi di bullismo.

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  4. Ilaria ha detto:

    A proposito della tua chiusa, proprio oggi con la mia collega e blogger abbiamo visitato una mostra dedicata a Leopardi e partendo dalla figura di Leopardi, spesso a scuola presentato in modo un po’ rigido e stereotipato, fino ad arrivare ai lirici latini e greci riflettevamo su come costoro non avessero alcun timore nel parlare di sentimenti (pensa Catullo, tanto per fare un esempio fatto dalla mia amica) anche in modo forte e sincero. A volte a scuola questo va perdendosi a favore magari di analisi filologicamente perfette ma… senza cuore. Più che mai oggi abbiamo bisogno di educare anche alle emozioni e ai sentimenti. Non c’è solo un modo patetico di parlare di tutto ciò.

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  5. dolcezze di mamma ha detto:

    Purtroppo spesso il numero è potenza e anche il ragazzino in genere tranquillo si fa condizionare dal gruppo. Il film, poi, o prende oppure diventa occasione di gioco. Qualche mese fa abbiamo portato le classi del triennio a vedere un docufilm. All’inizio si è scatenato l’inferno (i ragazzi si aspettavano altro), ma poi, quando l’argomento li ha presi, si sono tranquillizzati.
    Sull’educazione all’intelligenza emotiva, poi, abbiamo molto da lavorare.

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  6. gipsy2011 ha detto:

    Io invece provo a vedere la cosa da un’altra angolazione: non l’argomento scelto (il bullismo) ma il mezzo usato (il cinema). Se i ragazzi fossero stati condotti ad una conferenza sul tema tenuta da un arcigno professore, avrebbero magari sbadigliato, ma non si sarebbero permessi comportamenti così superficiali. Credo che per loro il guardare un film sia connesso con il divertimento, i popcorn, i commenti cretini, indipendentemente dal tema trattato e dai nobilissimi propositi didattici, che vengono da loro ignorati.
    Noi crediamo di presentare le cose in maniera accattivante e invece loro ne colgono solo la dimensione ludica, riservando rispetto alle tradizionali lezioni frontali, che poi chiedono a gran voce di abolire, sostenuti dalle nuove tendenze, ma che sostanzialmente rappresentano la loro idea, seria e “normale” di scuola.
    Te lo dice una che usava i film e le canzoni per insegnare l’inglese, e che sta pian piano accantonando questo metodo perché gli esercizi di grammatica a tamburo battente sortiscono atteggiamenti più seri.
    Quanto all’anaffettivita’, se la situazione è vissuta come ludica ci si permette anche di schernire i sentimenti.

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  7. ildiariodimurasaki ha detto:

    E’ un cosiddetto argomento sensibile, di quelli che scoprono i nervi… in quei casi le reazioni possono essere anche molto infantili, se i ragazzi si sentono a disagio
    (ma, disagio o meno, non c’è motivo di mancare di riguardo al regista, questo va da sé)

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  8. melchisedec ha detto:

    @Ilaria, bisognerebbe sperimentare una via di mezzo tra attenzione scientifico-filologica e cura dell’humanitas.

    @Dolcezze, evidentemente non li ha catturati il film. E quanti spunti critici nella discussione in classe!

    @Gipsy, occorreva una preparazione adeguata prima della visione del film. So che l’argomento sarà affrontato proprio nell’assetto da te evidenziato. Vedremo.

    @Murasaki, possibile, sai?

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