Un’altra Roma

Alcuni colli romani, dai nomi meno appariscenti sul piano storico e turistico-commerciale, quali “delle capre”e “dei fratelli Arvali”, possono riservare al visitatore sorprese bucolico-georgiche stridenti con il tam tam delle notizie sui disastri provocati dal sacco di Roma. Certo le buche sull’asfalto rimangono, come i disservizi dei trasporti pubblici, ma si può essere catturati anche da un moderno aratore, che taglia a croce il suo campicello, e da una mini-mandria di pecore, che a gruppo brucano erba su un pascolo ancora avaro di verde. 

Un’ora sola di egoismo

 

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E poi giunge una mattina di febbraio e rivedo sul palcoscenico una delle mie creature* scolastiche recitare un testo di Camus. Seria nell’abito nero, impreziosito da una rosa rossa, concentrata nella parte, un’altra lei. Una dizione perfetta, un incedere elegante, una gestualità misurata ritmata da una voce potentemente mediterranea, che trascina nella sfera di un mondo fanciullescamente primordiale. Oggi ho pianto d’emozione, di gioia e d’orgoglio. Ma quant’è gratificante insegnare! 

*Non ho alcun diritto di definirla mia creatura, è soltanto un’espressione d’affetto e di stima. Dopo cinque anni di liceo non è il minimo che si possa dire?

Flore terrae solutae

Le gote delle mie montagne sono come quelle di un cinquantenne dove campeggiano chiome settecentesche di canizie primaverile tra prati ricoperti di verde. Le mimose si tuffano lussureggianti finanche sui cigli delle strade di campagna, gareggiando con il giallo elettrico delle acetoselle. Spira già un’aria, che svela i segreti della terra. 

Sulle sette sorelle

Già è un problema per noi fratelli della Terra metterci d’accordo sui fondamentali, perciò non oso immaginare cosa potrebbe accadere nella relazione con i fratelli delle sorelle. Meglio soli e unici!

La cattiveria intellettualoide

Quest’anno ho seguito il Festival di Sanremo in modo, per così dire, interattivo su due schermi, quello della tv e quello del tablet; seguire è una parola grossa, dato che la mia fragile capacità di resistenza attentiva mi ha impedito di superare la mezzanotte. Anche l’ultima serata è andata così; soltanto il giorno dopo ho saputo del podio conquistato, in primis, da Gabbani, e a seguire da Fiorella Mannoia ed Ermal Meta. Non sono, pertanto, in grado di esprimere un giudizio compiuto sulle canzoni, né, d’altra parte, farlo è mia competenza. Certamente ciascuno ha le proprie preferenze ed è difficile distinguere tra gusti soggettivi e qualità dei testi e della musica. Dicevo nell’incipit che ho seguito il Festival in modo interattivo e, aggiungo, molto divertente: mentre ascoltavo le canzoni, leggevo e commentavo contemporaneamente il blog social di Assante e Castaldo sul sito la Repubblica. Si è trattato di faticare non poco, poiché i post dei due giornalisti e critici musicali dalla lingua biforcuta si susseguivano con un ritmo incalzante, per non parlare delle risposte argute e velenose dei bloggers, ora in preda alla disperazione per alcune strasentite canzoni, ora al fastidio per le continue interruzioni pubblicitarie, che hanno decretato la vittoria di una nota compagnia telefonica e di Mina. Fra tanta goliardia di post velenosi non è sfuggita ad alcuno l’ironia tagliente verso la cantante Bianca Atzei, rea di avere presentato una canzone sentimentale festivaliera, Ora esisti solo tu, scritta da Checco dei Modà e palesemente dedicata al suo fidanzato, presente all’Ariston. Il testo non è certamente un capolavoro, né lo è la musica; si tratta di una piacevole canzonetta, che inneggia all’amore e ai buoni sentimenti. Eppure nel blog live quasi tutti sono stati impietosi: chi l’ha paragonata a Rosanna Fratello, chi alla Cinquetti, chi alla buonanima Marisa Sannia. L’hanno definita patetica, anacronistica, strappalacrime; l’hanno sfottuta, parodiata, canzonata. Hanno giocato con il suo cognome, storpiandolo, imbastendo fantomatiche cronache storiche azteche, coniando aggettivi e avverbi. Di tutto di più.

Evidentemente in Italia, perché si possa parlare di buoni sentimenti al femminile, ammesso che si tratti di una questione di genere, è necessario parlare di violenza, femminicidio e pari opportunità; guai a parlare d’amore!