La cattiveria intellettualoide

Quest’anno ho seguito il Festival di Sanremo in modo, per così dire, interattivo su due schermi, quello della tv e quello del tablet; seguire è una parola grossa, dato che la mia fragile capacità di resistenza attentiva mi ha impedito di superare la mezzanotte. Anche l’ultima serata è andata così; soltanto il giorno dopo ho saputo del podio conquistato, in primis, da Gabbani, e a seguire da Fiorella Mannoia ed Ermal Meta. Non sono, pertanto, in grado di esprimere un giudizio compiuto sulle canzoni, né, d’altra parte, farlo è mia competenza. Certamente ciascuno ha le proprie preferenze ed è difficile distinguere tra gusti soggettivi e qualità dei testi e della musica. Dicevo nell’incipit che ho seguito il Festival in modo interattivo e, aggiungo, molto divertente: mentre ascoltavo le canzoni, leggevo e commentavo contemporaneamente il blog social di Assante e Castaldo sul sito la Repubblica. Si è trattato di faticare non poco, poiché i post dei due giornalisti e critici musicali dalla lingua biforcuta si susseguivano con un ritmo incalzante, per non parlare delle risposte argute e velenose dei bloggers, ora in preda alla disperazione per alcune strasentite canzoni, ora al fastidio per le continue interruzioni pubblicitarie, che hanno decretato la vittoria di una nota compagnia telefonica e di Mina. Fra tanta goliardia di post velenosi non è sfuggita ad alcuno l’ironia tagliente verso la cantante Bianca Atzei, rea di avere presentato una canzone sentimentale festivaliera, Ora esisti solo tu, scritta da Checco dei Modà e palesemente dedicata al suo fidanzato, presente all’Ariston. Il testo non è certamente un capolavoro, né lo è la musica; si tratta di una piacevole canzonetta, che inneggia all’amore e ai buoni sentimenti. Eppure nel blog live quasi tutti sono stati impietosi: chi l’ha paragonata a Rosanna Fratello, chi alla Cinquetti, chi alla buonanima Marisa Sannia. L’hanno definita patetica, anacronistica, strappalacrime; l’hanno sfottuta, parodiata, canzonata. Hanno giocato con il suo cognome, storpiandolo, imbastendo fantomatiche cronache storiche azteche, coniando aggettivi e avverbi. Di tutto di più.

Evidentemente in Italia, perché si possa parlare di buoni sentimenti al femminile, ammesso che si tratti di una questione di genere, è necessario parlare di violenza, femminicidio e pari opportunità; guai a parlare d’amore!

 

7 thoughts on “La cattiveria intellettualoide

  1. ho seguito poco il festival, ho sentito Masini e mi è piaciuto, poi però non ho retto e ho mollato. Capisco quello che dici e penso che sia vero, parlare d’amore, al giorno d’oggi, è alquanto anacronistico…purtroppo. Buonanotte mio caro Mel

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  2. Ma non riguarda solo questa ragazza. Se ci fai caso, sui social in particolare va di moda mostrarsi cinici e riversare humour nero (o, più spesso, presunto tale) a palate. Io questo l’ho notato soprattutto su twitter, dove l’obbligata concisione del messaggio spinge ancora di più alla battuta sferzante, cattiva. in alcuni contesti pare quasi una gara a chi la spara più cattiva. Ma chi se ne importa di questi intellettualoidi da tastiera. Anch’io li definisco sempre così e mi viene in mente un intellettuale vero, il buon Cesare Pavese, che non ricordo più se nel diario o in una lettera (mi pare nel diario), scrisse: “Si vince il sentimentalismo non diventando cinici ma diventando seri”. Evidentemente anche allora esisteva questo atteggiamento snobistico, che oggi i social amplificano. Quella massima di Pavese direi che è assurta tra le mie regole di vita. In effetti non ci vedo nulla di male ma solo di bene nel parlare dei cari vecchi “buoni sentimenti”! 🙂

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  3. è vero, parlare d’amore è considerato ridicolo e questo da molto tempo secondo me. essere caustici, beffardi, quando non verbalmente violenti è invece “de rigueur”. mi ha sconvolto ultimamente leggere le sconcezze riversate su Bebe Vio che oltretutto è così giovane come se non bastasse tutto il resto. Chi propugna sentimenti buoni e semplici, sani, puliti, è semplicemente spazzatura da schiacciare sui social. E i leoni da tastiera non si rendono conto che, così facendo, dimostrano soltanto la loro miseria morale ed esistenziale.

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  4. La cattiveria imperversa, soprattutto se gratuita. Mi sbaglio o tra i presentatori del festival c’era la Maria de Filippi? Mi sembra che nella sua “creatura” , Amici di Maria, le critiche velenose si sprecassero. Magari pure meritate, ma così, coram populo, erano davvero impietose. La signora fece scuola, non c’è che dire. A proposito di festival: forse l’ultimo che ho seguito fu quello in cui fece storia il caschetto biondo di Caterina Caselli…. Nessuno mi può giudicare. Profetica.

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  5. io ho visto tutte le sere il festival fino alle 22,00 poi crollavo. A me sono piaciute alcune canzoni, mi hanno tenuto compagnia mentre leggevo. Un ritornello o due mi sono rimasti in testa. Non mi piacciono i gruppi social di critica così pet diletto. Ma basta non seguirli.

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