Piccola fata bruna di stelle d’or

Dirò pure, di Venezia, che la città ha una struttura labirintica, e quasi esoterica. Le calli possono intersecarsi, ma anche guidare a un vicolo cieco, così per un non-veneziano è molto facile perdersi; soltanto un veneziano, se lo vuole, può guidare il visitatore. Soltanto un veneziano possiede le chiavi per decifrare la città e permettere a uno straniero di conoscerla. È la storia stessa, e la geografia, di Venezia a determinare questo paradosso di apertura e di chiusura al tempo stesso: tutti potevano entrare nella laguna, a patto che fossero guidati a scansare il pericolo dell’incagliamento delle navi; una volta entrati, gli stranieri avrebbero potuto cogliere l’opportunità di ritagliarsi uno spazio di vita o finire sotto la spada della Vergine Serenissima. Venezia è stata perciò, non so se lo sia tuttora, una città cosmopolita, libera, indipendente e giusta, una miscellanea delle più raffinate culture del Mediterraneo orientale, che trovano una sedimentazione nell’architettura delle abitazioni pubbliche e private. Una città che abbraccia, stritola e ingoia il visitatore in un boccone, come una strega delle favole dalle sembianze di una bella e conturbante “venessiana”.

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4 thoughts on “Piccola fata bruna di stelle d’or

  1. Una visione di Venezia spirituale, oserei dire mistica. Hai saputo cogliere, e lo si indovina dalle immagini, colori e intimità. La Venezia che ho conosciuto da bambina e poi percorso in passeggiate infinite, esplorato negli angoli nascosti al turismo in pomeriggi estivi assolati e pigri purtroppo non esiste più. Ma il tuo post mi fa sperare che qualcosa di quella Serenissima Repubblica esista ancora. Grazie, carissimo!

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  2. Concordo con Mel.
    Probabilmente per chi l’ha vissuta da bimba, la città non è più quella, ma per chi la visita, magari fuori stagione, possiede ancora degli angoli fantastici!
    Io sono rimasta affascinata, qualche anno fa, dalla zona del Ghetto e dal Cannaregio.
    Abbiamo trovato osterie,ancora poco frequentata dai turisti.
    Da giugno mia figlia maggiore lavora e abita lì, non sono ancora andata a trovarla, ma mi dice che adora certi angoli, certi campielli dove i bambini giocano ancora “per strada” ( tanto non ci sono macchine). Cosa ormai impensabile, qua da noi!!

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