E conto, conto, conto

La filosofia di questi miei esami di stato come commissario ha un che di pirandelliano, nel senso che mi diverto ad osservare, posizionato su un punto della circonferenza, il marasma umano che si consuma dentro, il gioco umano che si disputa nell’area del campo. E tanto, tanto silenzio. E tanto, tanto contare fino a cento per non rompere la convenzionale armonia che regna fra tutti i commissari.

Così non mi è sfuggito, in uno dei gruppi di lavoro, il fastidio che due colleghe interne provano nei confronti della terza commissaria interna; le due, coalizzate, non esprimono verbalmente tale sentimento, ma con smorfie e strizzatine di occhi tollerano a stento le infelici défaillance  della collega, ne evidenziano agli occhi della commissione gli errori, esplodono in risatine isteriche, dando ad intendere che è proprio lei la guastafeste di turno, l’ingranaggio debole della macchina degli esami, l’anello debole della catena di montaggio.

Però a questo gioco balordo nessuno di noi esterni partecipa: il presidente è troppo impegnato nella venerazione del Dio Verbale, il vice in perenne sovraeccitazione per i mirabilia di Excel e la franco-anglofona nel dimostrarmi quanto è brava, ordinata e ligia al dovere.

Io osservo, prendo nota e taccio.

E conto, conto, conto.

10 pensieri su “E conto, conto, conto

  1. Che sciocchine, però, tutte quante! Cos’è, una commissione dell’asilo? 😉 “Questa bella fantocciata dell’esistenza nostra”, diceva Pirandello… ti ci vedo proprio a osservare… e a contare. Forza Mel!

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  2. anche nella mia commissione stesse dinamiche, sfociate alla fine in un tumultuoso litigio tra colleghi. Che bruttura! Quest’anno esco dall’anno scolastico con le ossa a pezzi, non ne posso più di passare la mia vita in mezzo ai problemi. Buon lunedì mio caro Mel 🙂

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  3. Quanta meschinità! Ribadisco il commento che ti ho lasciato nel post precedente. Una volta avevo molto più entusiasmo in queste esperienze. Poi ci si imbatte in queste dinamiche, e l’entusiasmo si perde, lentamente.

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