Melanzane & ūüí¶

L’estate √® anche la stagione delle conserve. Cos√¨ ieri mattina, sfidando l’afa divorante, affamata di respiri, si √® pensato bene di friggere dodici melanzane, tagliate a tocchetti, e di cucinare un intingolo di agrodolce, sedano, cipolla, capperi e olive bianche per preparare la classica caponata siciliana. Grazie all’intensit√† dell’irraggiamento solare i frutti e gli ortaggi danno il meglio di s√©, si aggiunge la fortuna di avere acquistato le melanzane direttamente da un ortolano, che si dice non usi veleni vari per la sua produzione agricola. E in effetti la prove sembrerebbero evidenti: le melanzane erano tutte di poco volume e multiformi, ossia non create con lo stampino. Inoltre il vestito, attaccato al picciolo, ricopriva un terzo della bacca violacea commestibile, testimoniando cos√¨ la sua origine rustica. Chiaramente il sole non √® l’unico fattore determinante per la maturazione completa della bacca, infatti senza una costante innaffiatura si ottiene una melanzana rinsecchita e soprattutto amarognola al gusto. L’acqua, perci√≤, √® l’altra protagonista. Acqua che non scarseggia nelle campagne e nelle montagne siciliane, contrariamente a quanto accade in altre parti d’Italia secondo quanto riferito dai notiziari.

Personalmente la mia opinione √® un’altra.

Secondo la mentalit√† falsamente catastrofista dei politici regionali in costante ricerca di fondi si vivrebbe un periodo di siccit√† perniciosa per le colture. Diciamocelo francamente: s√¨, la siccit√† gioca un ruolo determinante nel ridurre a secco invasi, laghi, fiumi e dighe, ma non si pu√≤ negare che parte della responsabilit√† nella manutenzione e raccolta delle acque piovane ricada proprio sui manovratori della cosa pubblica. √ą sotto gli occhi di tutti che le tubature periferiche degli acquedotti siano delle autentiche gruviere, che fanno disperdere l’ oro trasparente(forse).

Nel mio centro si fruisce dell’acqua diretta a giorni alterni, cos√¨ da anni tutti ci si √® abituati a mantenere dei recipienti di riserva da usare nel giorno di secca. Che succede, per√≤, in quello dell’erogazione diretta? In almeno due strade, nell’arco di ventiquattr’ore, corrono fiumiciattoli d’acqua che sgorgano dall’asfalto, novella sorgente tinta di nero. Noi cittadini, fingendo che chi di dovere non se ne sia accorto, abbiamo rilevato l’esistenza della perdenza, segnalando all’autorit√† competente, ma invano. In tal modo ogni quarantotto ore si ripete lo strazio di veder fluire l’acqua limpida, che presto si tinge di polvere e asfalto.

Oltre alla manutenzione, l’altro punto dolens √® costituito dalla mancanza di cultura nella conservazione delle acque piovane. La nostra mentalit√† consumistica, insieme alle strutture architettoniche moderne, non sempre attrezzate alla raccolta delle acque, √® ben lungi dalla consapevolezza che l’acqua, come altri beni naturali, se non sar√† adeguatamente preservata, rischier√† di diventare un pericolo, che gi√† minaccia la nostra stessa sopravvivenza sulla terra. Sordi al suo grido di vendetta, che si palesa nelle piogge alluvionali e al contempo nel farsi desiderare massacrandoci con periodi di magra, continuiamo a sprecarla, inquinarla, avvelenarla, curandoci minimamente di rispettarla.

√ą ormai sopita da tempo, nella coscienza degli Italici petti(e non solo), la cultura della preservazione e del rispetto degli elementi naturali: trionfano atteggiamenti e comportamenti di rapina, sciupio, spreco, maltrattamento, violenza, affarismo. E lo stesso vale, se si mira l’orizzonte dei rapporti sociali e umani. Manca una visione cosmica, quasi religiosa direi, che dovrebbe allarmare tutti, soprattutto gli educatori.

Falcone e Borsellino 

Falcone e Borsellino, murales all’istituto nautico di Palermo


Non sono proprio nitidi i ricordi di quel maggio-luglio 1992, ma due fotogrammi restano indelebili. Il giorno 22 maggio tornavo a casa in licenza dal Col di Lana di Trapani; poche ore dopo l’autostrada saltava in aria. Il dato che ancora oggi mi sconvolge √® la precisione chirurgica con cui agirono la mafia e le forze con essa collusa. Ancora oggi si resta sconvolti, guardando le immagini di repertorio girate dall’alto: una devastazione intorno superiore o pari a quella provocata da un terremoto. Di quel luglio, invece, ricordo il boato tremendo, mentre armeggiavo in cucina con piatti e bicchieri. Tutti, a casa, restammo pietrificati, consci, pur non sapendo cosa fosse accaduto, che era accaduto qualcosa di terribile, che non poco avrebbe incrinato la fiducia nelle istituzioni. 

Questi i brandelli di ricordi, riportati alla luce dalle immagini che in questi giorni il servizio pubblico televisivo, per fortuna, manda in onda. 

A volte mi afferra la tentazione di insegnare a scuola solo ed esclusivamente antimafia. Un mio collega lo fa da anni, fregandosene altamente di programmi e indicazioni didattiche nazionali.

Il tramonto

In un calice…img_7371

Domenica di Carmelo

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Si pu√≤ dire che oggi √® il mio primo giorno di vacanza dopo quasi un mese di commissione d’esame.¬†

Il silenzio del mattino √® stato squarciato dall’alborata delle sette, dedicata alla Madonna del Carmelo, a cui il mio paesello √® assai devoto. E subito dopo da fragorosi tuoni, che hanno alleggerito l’afa dei giorni scorsi grazie a una spruzzata di pioggia.¬†

Prevedo gi√† l’arrivo della telefonata di MariaNeve, che mi invita a partecipare alla processione religiosa di stasera; lei fa parte della confraternita femminile del Carmelo ed √® suo obbligo partecipare, pena il pagamento di una multa di 10 euro. Conoscendo la sua taccagneria, sono sicuro che non ¬†rinuncer√†, a meno che non la colga uno dei suoi attachi di cervicali. Ma in ogni modo MariaNeve riuscirebbe a farla franca: o accamperebbe il pretesto dell’accudimento della Madre tiranna o circuirebbe con moine varie il capo dei capi della congregazione. √ą anche vero che rinunciare equivarrebbe a perdersi un’altra occasione di taglio e cucito sui compaesani o d√¨ teatrino durante la processione: in una occasione ricordo che usc√¨ fuori dalla squadriglia delle sorelle di fede, si pose ¬†a spartifila e fece una piazzata a tutti quelli che non mantenevano la diritta, o perch√© persi nei loro pensieri o impegnati a chiacchierare. L’ordine dur√≤ giusto il tempo della piazzata e poi tutto torn√≤ come prima. Io, in quel momento, avrei voluto che l’asfalto si fosse spaccato a met√†, inghiottendomi voracemente.¬†

Con MariaNeve la parola d’ordine √® imprevedibilit√†.

Zap zap

Dopo pi√Ļ di dieci anni di onorata carriera il mio notebook ha esalato l’ultimo respiro: lentezza nell’avvio(anche 20 minuti), svenimenti improvvisi, attacchi cardiaci, crisi catatoniche durante la navigazione e, ultimamente, immagini e icone sgranate o danzanti sullo schermo come su una pista da ballo. A nulla i controlli dell’ antivirus, che ad oggi non segnala la presenza di morbi vari. Cos√¨ oggi pomeriggio, sotto un sole cocente, appena stemperato dall’aria condizionata dell’automobile, con una parte del bonus destinato ai docenti e una cospicua sommetta accumulata nei mesi invernali, dopo prolisse, sfiancanti e noiose consultazioni con esperti di informatica disinteressati, ho ordinato il nuovo notebook. Tra due giorni il marchingegno infernale, eppure utile, rimpiazzer√† il vecchio. Sono, tuttavia, dispiaciuto. Mi rincresce separarmi da uno strumento, che in un certo senso fa parte della mia vita. Quasi tutti i vecchi post li ho scritti zappando impietosamente la sua tastiera, anzi posso dire che il vecchio notebook e il blog hanno la stessa et√†.

Mi auguro che la stessa fine non tocchi al blog.

Voci precedenti pi√Ļ vecchie

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