Prove tecniche di umanità

boswell-p1612Inattesa, non voluta, mai paventata l’adesione a un progetto di istruzione domiciliare per un giovane gravemente infermo che, nonostante la malattia, non intende rinunciare all’istruzione superiore. O, forse, a volerlo fortemente sono i genitori, che hanno accolto con esultanza il mio sì dopo circa due mesi di ricerca di professori disponibili da parte della scuola. L’organico domiciliare non è ancora al completo, stante appunto la difficoltà a reperire professori, soprattutto di matematica e lingua straniera, disposti a recarsi a casa dello studente.

La proposta mi è giunta qualche sera fa; mi sono concesso di meditarci su una notte, ma in cuor mio sapevo che avrei detto “sì”. E per una serie di ragioni: l’oggettiva impossibilità a reperire docenti disposti ad inerpicarsi su per i monti partendo essi dalla pianura cittadina, la penuria di docenti montanari autoctoni, il riconoscimento di un atto di umanità, il senso del dovere, il compenso economico, il desiderio di insegnare ad alunni fragili(anche detenuti), impossibilitati comunque a frequentare le lezioni a scuola.

Domani pomeriggio sarà il mio primo giorno e non nego che un po’ di agitazione emotiva la sento addosso.

Ho già approntato il test d’ingresso, ma al test umano sarò sottoposto io. Il più difficile da superare.

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