L’anno moriva assai dolcemente

 Auguri a tutti!57c9133dc529748958be7e9ef4aa7d39L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di Maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.

Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch’esalavan ne’ vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d’un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro Botticelli alla Galleria Borghese. Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta. (G. D’Annunzio, Il piacere, Libro I)

Silvestro

ts2387v3-7Silvestro è l’unico compagno di liceo e università, che m’è rimasto, nel senso che è l’unico con il quale sono ancora in contatto. Ci siamo maturati insieme e insieme ci siamo laureati. Abbiamo condiviso e condividiamo ancora tessere di uno stesso puzzle di vita umana e professionale, però insegniamo in scuole differenti. A lui ho sempre chiesto consigli sull’agire, lo stesso da parte sua. Silvestro è di quelli che definiresti un personaggio pirandelliano, forse anche per alcuni tratti autistici della sua personalità, che lo rendono facilmente catalogabile come maschera cosciente di sé. Ama parimenti gatti e uccelli, di cui conosce movenze, fisime e medicamenti della nonna ed estende la sua zoofilia anche ad altri tipi di animali, come roditori e rettili. Da lui mi sono arrivate le invocazioni di aiuto più assurde e le richieste più strampalate, ma mai come quella di questi giorni.

— Ciao, Mel, devo dirti una cosa importante. — esordisce con tono misterioso e sornione.

— Ciao, Silvietto, — rispondo sillabando il suo nome, come a voler prendere tempo perché, come egli suole, ti scarica la domanda a bruciapelo. 

— Che ti è successo? —  domando con ansietà.

— Niente… — pronuncia ridendo come chi sta facendo una birichinata. — Che ne pensi di trasferirci nella stessa scuola? Da fonti attendibili ho saputo che si liberano 3 posti della nostra classe di concorso nel tal liceo… Sarebbe bello poter insegnare insieme nella stessa scuola come ai tempi del nostro esordio. Ci divertiremmo assai. — conclude quasi rallentando il fiato. 

— Proprio no, non ci penso nemmeno, — tuono severamente. — Tu sai che insegno nella scuola migliore più facilmente raggiungibile da casa mia e ti ricordo che la situazione dei miei vecchi mi impedisce di allontanarmi oltre questo ragionevole raggio di movimento. Non è tempo. Verrà quel giorno. — chiudo senza dargli possibilità di replica.

Dopo aver chiuso la chiamata, sono rimasto di sasso. Tutto mi sarei aspettato da lui, ma non questa proposta. Tra l’altro, se ben ricordo, a parte le incazzature momentanee che fanno parte del mio lavoro, non gli ho mai palesato di stare male nella scuola di attuale servizio. Sì, è vero, sono impulsivo e dico a chiare lettere quello che penso a colleghi, studenti e chicchessia, sono disposto a farmi del male pur di far valere certi principi, anche a perdere la partita, ma sinceramente sto bene dove sto. Studenti educati, talvolta saggi(più di me), generalmente motivati, colleghi affettuosi, clima culturale vivace(troppo per me), 30 minuti di percorso da casa(e per un pendolare son fortune), il centro storico in un palazzo storico, lo snodo delle vie di trasporto e comunicazione… sono motivazioni più che sufficienti per restare. 

Un giorno, forse, chissà.

Callida Mater

ts1315v4-21MariaNeve ha un figlio.

Stamani, dopo che ieri sera abbiamo concordato luogo e ora di appuntamento per coincidente disbrigo di pratiche riguardanti la fornitura di energia elettrica, MariaNeve, pur non chiedendomelo a parole, ma con atti e sguardi di umana compassione, mi ha incaricato di andare alle Poste(orrore!)per pagarle un bollettino urgente. A dire il vero non è che avessi tutto ‘sto tempo da buttare, impiegandolo, per giunta, nella contemplazione della lentezza delle macchine postali e dei suoi operatori e, al contempo, dell’attorcigliamento delle mie budella colanti acre ed atra bile nera; tuttavia, prendendo atto che la novella madre sarebbe arrivata tardi in ufficio oltre il tempo concessole per un breve permesso, mi sono reso disponibile come messo dominico fiondandomi nel micro universo delle Poste italiane del mio paesello, dove tira un’aria assonnata e sorniona, a meno che alacre non scodinzoli per l’ufficio il direttore. A nulla è valsa l’attesa, perché, dopo un’ora, ho dovuto abbandonare l’impresa; altre incombenze premevano, perciò ho ceduto il mio biglietto a una conoscente e sono scappato via. Nel primo pomeriggio, invece, è stato un successo, in dieci minuti ho pagato il bollettino con mittente MariaNeve e destinataria una missione africana. Sì, MariaNeve ha un figlio: si tratta non del frutto di un precedente matrimonio naufragato, né di un’avventura col fedifrago Zeus che, sotto le sembianze di un monaco fascinoso, ha ingravidato la candida vergine durante uno dei ritiri spirituali, ma di un’adozione a distanza in territorio africano. L’urgenza era dettata dalla necessità di effettuare il pagamento entro il 31 dicembre 2017 per mere questioni fiscali e non solo per atto umanitario nei confronti del figlioletto. Perché, a doverla dire tutta, se si adotta a distanza un bimbo, sarebbe cosa buona e giusta provvedere al sostentamento già a partire dal mese di gennaio dell’anno di riferimento, e non 11 mesi dopo.

Ma a MariaNeve si perdona tutto, o quasi, anche quando si comporta come madre sconsiderata.

Singletudine

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Questo pomeriggio mi ha fatto ridere e sorridere il titolo di un quotidiano che, riportando le statistiche dell’Annuario Istat 2017, così titola: Istat, Italia di single con una lunga vita davanti: siamo tra i paesi più vecchi del mondo. Un titolo assai impreciso, a mio parere, che vorrebbe sintetizzare, ma nei fatti mescola, due dati statistici non del tutto sorprendenti, l’aumento delle famiglie composte da una sola persona(dal 20,5% al 31,6%), del cui insieme faccio gloriosamente parte, e della speranza di vita(da 80,1 anni a 80,6 anni per i maschi e da 84,6 a 85,1 per le femmine). Nulla da dire sul valore delle cifre, ma assai equivoco il titolo. Sì, siamo un paese anziano, e su questo non ci piove. Ci piove che aumentino le famiglie composte da una sola persona, sebbene non si possa parlare di famiglia, quando si è single(schettu/a o signurinu/a in siciliano). Vero è che, se non fossimo Italici, potremmo convolare a nozze con i nostri animali domestici, che ne so con un gatto, un cane, un pitone. Ma che i single abbiano una lunga vita davanti mi pare improbabile assai; il pezzo, in realtà, vorrebbe mettere in evidenza le due tendenze demografiche in atto: l’aumento della speranza di vita, che prescinde dalla singletudine, e delle monofamiglie. A me pare che sia venuto fuori un bel pasticcio giornalistico, che per bontà natalizia mi astengo dal definire tendenzioso.

Alcova natalizia

Anche quest’anno, pur con molte difficoltà, ho cominciato il mio itinerario tra i presepi allestiti nelle chiese e in posti vari. Questo l’ho trovato caldo e accogliente; fa riemergere dalla memoria letteraria e filmica l’interno di una tenda araba, persiana o comunque orientaleggiante, sia per i colori del tendaggio che per l’atmosfera creata dalle luci. A renderla eroticamente ammiccante contribuiscono le candele spente(per ovvie ragioni). Mi si perdoni l’irriverenza non voluta, ma sin dal primo sguardo ho associato questa scena presepiale ad un’alcova, dove però ogni atto potenziale viene sublimato dalla fissità stessa delle due statue. Di quali occhi sarà mai questa lettura? O di chi osserva o di chi l’ha costruito. Forse in entrambi.

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