Silvestro

ts2387v3-7Silvestro è l’unico compagno di liceo e università, che m’è rimasto, nel senso che è l’unico con il quale sono ancora in contatto. Ci siamo maturati insieme e insieme ci siamo laureati. Abbiamo condiviso e condividiamo ancora tessere di uno stesso puzzle di vita umana e professionale, però insegniamo in scuole differenti. A lui ho sempre chiesto consigli sull’agire, lo stesso da parte sua. Silvestro è di quelli che definiresti un personaggio pirandelliano, forse anche per alcuni tratti autistici della sua personalità, che lo rendono facilmente catalogabile come maschera cosciente di sé. Ama parimenti gatti e uccelli, di cui conosce movenze, fisime e medicamenti della nonna ed estende la sua zoofilia anche ad altri tipi di animali, come roditori e rettili. Da lui mi sono arrivate le invocazioni di aiuto più assurde e le richieste più strampalate, ma mai come quella di questi giorni.

— Ciao, Mel, devo dirti una cosa importante. — esordisce con tono misterioso e sornione.

— Ciao, Silvietto, — rispondo sillabando il suo nome, come a voler prendere tempo perché, come egli suole, ti scarica la domanda a bruciapelo. 

— Che ti è successo? —  domando con ansietà.

— Niente… — pronuncia ridendo come chi sta facendo una birichinata. — Che ne pensi di trasferirci nella stessa scuola? Da fonti attendibili ho saputo che si liberano 3 posti della nostra classe di concorso nel tal liceo… Sarebbe bello poter insegnare insieme nella stessa scuola come ai tempi del nostro esordio. Ci divertiremmo assai. — conclude quasi rallentando il fiato. 

— Proprio no, non ci penso nemmeno, — tuono severamente. — Tu sai che insegno nella scuola migliore più facilmente raggiungibile da casa mia e ti ricordo che la situazione dei miei vecchi mi impedisce di allontanarmi oltre questo ragionevole raggio di movimento. Non è tempo. Verrà quel giorno. — chiudo senza dargli possibilità di replica.

Dopo aver chiuso la chiamata, sono rimasto di sasso. Tutto mi sarei aspettato da lui, ma non questa proposta. Tra l’altro, se ben ricordo, a parte le incazzature momentanee che fanno parte del mio lavoro, non gli ho mai palesato di stare male nella scuola di attuale servizio. Sì, è vero, sono impulsivo e dico a chiare lettere quello che penso a colleghi, studenti e chicchessia, sono disposto a farmi del male pur di far valere certi principi, anche a perdere la partita, ma sinceramente sto bene dove sto. Studenti educati, talvolta saggi(più di me), generalmente motivati, colleghi affettuosi, clima culturale vivace(troppo per me), 30 minuti di percorso da casa(e per un pendolare son fortune), il centro storico in un palazzo storico, lo snodo delle vie di trasporto e comunicazione… sono motivazioni più che sufficienti per restare. 

Un giorno, forse, chissà.

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