Si bulgareggia

il_570xN.1325902351_jimiTempo di scrutinio anche per il giovanotto, che seguo a domicilio come precettore pubblico. Tra me e me rimuginavo sul fatto che sarebbe arrivato questo momento, perciò mi sono adeguatamente munito di compiti scritti e di verifiche orali, ma ne avevo preconizzato uno svolgimento differente da quello che in realtà sarà. 

Oggi pomeriggio mi è pervenuto da parte del vicario ospedaliero un laconico whatsapp, con cui vengo invitato a mettermi in contatto con la coordinatrice della classe frequentata dall’alunno in questione. Si tratta di concordare le modalità di svolgimento dello scrutinio. L’immaginazione comincia il suo lavoro, quindi si inizia con la consultazione del calendario, al fine di verificare quali siano i giorni compatibili con quelli della mia scuola, dove da tempo sono state fissate le date dello scrutinio, e si prosegue con la prefigurazione dello scrutinio stesso: varcare la soglia di una scuola a me non nota, conoscere i colleghi che condividono con me l’esperienza domiciliare e quelli della classe del ragazzo, scambiare qualche parola con il dirigente scolastico o con un suo sostituto, e soprattutto discutere tutti insieme della situazione didattica dell’alunno.

Niente di tutto questo. La coordinatrice, che ha stupidamente rimarcato che lei insegna matematica e io lettere, era più confusa che persuasa. Dapprima mi ha chiesto di organizzare la colletta dei compiti svolti e delle verifiche effettuate da parte di tutti i precettori, materiale che avrei dovuto far recapitare alla scuola-metropoli brevi manu; dopo qualche titubanza, inframezzata da silenzio, si è corretta, dicendo che ciascun precettore dovrà inviare, personalmente et via mail, tutto il materiale utile allo scrutinio.

In breve lo scrutinio sarà effettuato dai colleghi in pectore dell’istruito domiciliarmente, colleghi che neanche conoscono la faccia del ragazzo, né lo hanno mai sentito parlare. Io obbedirò, ma mi pare illogico sotto il profilo umano.

Come sempre in Italia la burocrazia bulgara è trionfante. Nessuna riforma riesce a scardinarne le maglie.

Chiodo(poetico)(s)c(hi)accia chiodo

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Già dall’alba di stamani mi son messo di buona lena a tessere le fila del lavoro scolastico di gennaio. Ho ultimato la correzione di un pacco di compiti sulla Divina Commedia e sto approfondendo una poesia di Cavalcanti, che sarà oggetto di una delle prove quadrimestrali. Per le versioni dal latino sto già sfogliando i miei  vecchi libri. Pur possedendo una miriade di guide e prove, come un mulo mi ostino ad elaborare i compiti da me medesmo meco soprattutto se si tratta di italiano. Penso che ogni classe abbia una fisionomia che le è propria e perciò i compiti devono essere calibrati su misura; nella fattispecie la classe da sottoporre alla prova è di quelle sveglie, perciò assegnerò un testo così arduo che non vorrei trovarmi al posto degli alunni il giorno del compito. Dopo aver costruito lo scheletro dei quesiti sulla poesia, m’è balenata in mente una sintesi balzana e folle della ballata cavalcantiana(di cui non menziono il titolo per ovvie ragioni di riservatezza): scrostando con il Rio Azzurro dell’estro il materiale calcareo dei manuali scolastici e delle pagine critiche, sono giunto, ancora una volta, alla conclusione che i poeti sono uomini e donne come tutti noi: nella ballata si inscena una tipica situazione sentimentale ed erotica, che suole essere denominata chiodo schiaccia chiodo. Y* si innamora di X, ma nel frattempo, in attesa che X corrisponda amorosamente alle mire espansionistiche, Y se la gode eroticamente con T e Z. Anzi, prima del momento lussurioso, Y rivela a T e Z di essere innamorato di X e chiede loro consigli per la conquista amorosa. Siamo nel Trecento e pare oggi. Quale sarebbe la reazione degli alunni se il quadrilatero YXZT fosse rappresentato proprio così nella cruda verosimiglianza realistica? Ma queste son idee mattutine, che evaporano ai primi tiepidi caldi invernali.

*Ho usato lettere alfabetiche al posto di nomi per il semplice fatto che non ho voluto colorare al maschile o al femminile eventuali responsabilità di natura libidinosa.