L’imbarazzo e la vergogna

È con greve imbarazzo, innanzitutto con se stessi, dovere recarsi alle urne ed essere convinto di non sentirsi rappresentato da nessuno di quei candidati, partiti e movimenti impegnati nell’agone politico di questa importante tornata elettorale. La mia fu giovanile fede rossa è ormai soltanto una fola evanescente, che alberga in un angolo riposto della memoria e che talvolta si anima soltanto dinnanzi a ingiustizie conclamate o in occasione di una qualche analisi storico-filosofica propedeutica ad una lezione di storia della cultura materiale; poi, dopo l’uso, torna ad ammuffire nello stesso angolo.

In questo deserto sconsolante ho provato un po’ di sollievo leggendo, oggi pomeriggio, il ritratto impietoso che un luminare della Sorbona ha scritto per designare e disegnare una parte dei competitori politici di queste elezioni. Io penso che il suo ritratto possa essere esteso a tutte le forze politiche. Lo pubblico qui, omettendo per ragioni di silenzio elettorale i nomi specifici.

“È probabile che qualcuno vinca le elezioni e non lo farà per via della tanto decantata onestà. Perché, se l’onestà fosse un valore diffuso e condiviso per questo paese, non avremmo il tasso più alto di lavoro nero d’Europa né il più alto numero di evasori fiscali.

Se qualcuno vincerà sarà per aver sedotto quella parte del paese inetta e rancorosa con l’idea che siamo tutti uguali e che lo studio, l’impegno e il sacrificio nella vita siano in fondo un dato relativo. Perché uno vale uno, come nella Fattoria degli animali di Orwell, in nome di una libertà che è in realtà la peggiore forma di dittatura.

Così ci ritroviamo politici che si sentono De Gasperi, pur senza averlo mai sentito neanche nominare, una cloaca di sprovveduti che discute di economia o di politica internazionale senza mai aver aperto un manuale di storia e soprattutto una società di persone che pensano di potersi sedere di fronte a chiunque per discutere di qualsiasi cosa. Le conseguenze sociali vanno oltre la barzelletta di avere un premier che coniuga i verbi peggio dello studente che ho bocciato lo scorso anno.

Il vero dramma causato dai politici è che hanno offerto la spalla a qualsiasi persona di sentirsi all’altezza di parlare di ogni cosa. Oltre la medicina, oltre chi ha passato la vita nei laboratori e a studiare, oltre i premi Nobel. È gente che non ha coscienza di cosa sia lo studio e quanto sacrificio ci sia dietro ad una ricerca, dietro ad una professione, che non pensano ai ragazzi che hanno passato la vita sui libri per far progredire questo paese.

È la presunzione fine a se stessa. L’onestà di cui si riempiono la bocca continuamente non è un vanto. È il grado zero della civiltà, cosa che sarebbe nota perfino a loro se avessero studiato un po’ di latino. Occupare un posto che non si è in grado di occupare, essere pagati per un lavoro che non si è grado di fare quella è la peggiore forma di disonestà civile. E come diceva quel vecchio saggio di Seneca “la vergogna dovrebbe proibire a ognuno di noi di fare ciò che le leggi non proibiscono”.

17 pensieri su “L’imbarazzo e la vergogna

  1. Sottoscrivo sottoscrivo sottoscrivo. Compresa la giovanile fede , che oramai, a differenza della tua è talmente esaurita che a stento la riconosco e , ahimè, si sta tingendo di tutt’altro colore. E mi fa dire, come fece mio padre a suo tempo parlando del nonno: gaveva ragion me papà, ah, se el gaveva ragion!

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  2. Scarso entusiasmo anche qui. Anche se poi quando vado al seggio confesso di sentire ancora, forte come il mio primo anno di voto, il senso civico di far parte di un processo collettivo democratico.

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  3. Anch’io al seggio continuo a emozionarmi per quel piccolo grande gesto che è poter votare. Per il resto, l’ho fatto anche io con animo disilluso, il mio spirito resta di (centro)sinistra anche se in modo non ciecamente ideologico. Che dire, a spoglio concluso: la cosa che più mi impressiona è quell’Italia divisa in due (sud/nord) ma unita in un populismo comune alle due entità vincenti, e la sinistra completamente (e almeno in parte colpevolmente) spazzata via.

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  4. Emozione a parte, e d’altra parte era parecchio tempo che non si votava per le politiche, un grande senso di sconforto.
    Il risultato era scontato, purtroppo. Ed è troppo facile parlare di deriva populista. La sinistra sta pagando la sua assurda cecità di fronte allo scontento di tanti italiani che si sentono abbandonati e indifesi. I bei principi di uguaglianza, fraternità, accoglienza non funzionano quando la vita quotidiana diventa sempre più difficile e senza speranza di miglioramento.

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  5. Purtroppo la classe politica rispecchia abbastanza fedelmente la cittadinanza che la vota e francamente se salgo su un autobus, prendo un caffè al bar, leggo i commenti sui social ecc. i discorsi che sento, il sentire comune, corrisponde piuttosto fedelmente alla generale miseria tra cui abbiamo dovuto scegliere, qualunque sia stato poi il partito su cui è ricaduta la nostra croce. In ogni caso vediamo, io mi sento ottimista.

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  6. Il problema più grave in Italia, secondo me, è che tutti quelli che fanno i politici di mestiere si sono dimostrati largamente incapaci e perfettamente rientranti nella descrizione che hai riportato. Tutti.
    Credo che la politica dovrebbe essere un impegno civile di tutti noi, dovremmo interessarci, informarci e fare qualcosa per il bene comune… e non limitarci a mettere una X nella falsa convinzione di difendere un’ideologia. I politici non hanno chissà quali capacità per essere dove sono, purtroppo al merito sono stati troppo spesso sostituite le giuste conoscenze e la furbizia.

    Saluti.

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  7. Sei stato molto diplomatico, Mel, a riportare il discorso del l’insegnante della Sorbona. Al posto di “qualcuno” c’era il nome preciso del gruppo a cui si fa riferimento, e dei suoi leader.
    Inutile dire che condivido in pieno il discorso, così come condivido le tue perplessità. Ma non condivido, invece, l’ ottimismo che tu ed altri avete espresso nei commenti.
    E adesso lo sappiamo, come è andata a finire.

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