La “maledizione”

Credo che non si sia mai verificato che abbia disertato il blog per così tanto tempo. La mia presenza, già fluttuante da qualche mese per difetto della volontà o presunta(mia)mancanza di motivazione a scrivere, è diventata diserzione vera è propria quando è piombata sulla mia famiglia la maledizione del cancro, che ha colpito mio padre. Adesso il pater sta meglio dopo l’intervento chirurgico, che ha portato con sé una serie di complicanze da cui pian piano si sta liberando. Io credevo stoltamente che lui fosse sfuggito alla maledizione genetica familiare, che gli ha mietuto ben 6 tra fratelli e sorelle; invece il tumore cresceva silenzioso e indisturbato senza dare segno alcuno di vita, se non negli ultimi mesi, quando è comparsa un’anemia galoppante. Apparentemente ne stiamo venendo fuori, ma so che la lotta continuerà. Personalmente mi sento svuotato e la mia vita ha preso una piega inaspettata; i giorni peggiori sono stati quelli in ospedale, in realtà un centro oncologico con gestione privata e servizio pubblico, un lager travestito da hotel. Anche il mio lavoro ne ha risentito negativamente per la mia assenza, ma ho continuato pur con mille ansie nella testa a fare il mio dovere, quando mi era possibile stare a scuola. Anzi, ancora una volta, il lavoro scolastico mi ha permesso di obliare per qualche ora la realtà, ma è mutata la prospettiva. Il piccolo è diventato grande e viceversa. Ho tralasciato le varie piccinerie di cui noi insegnanti siamo capaci, mirando all’essenziale e in tante occasioni ho invidiato i miei colleghi queruli. Avrei preferito mille ricevimenti e consigli pomeridiani anziché stazionare nelle asettiche stanze di un ospedale che, pur sembrando un hotel a 4 stelle, rimane pur sempre un ospedale.