Le oche di Sambruson

Più volte, soprattutto nel passato, ho affermato di concepire il blog come una casa; e una casa ospita gli amici, anche quelli che sono lontani geograficamente. Stamani con l’amica Ornella si scambiavano quattro chiacchiere sulle uova(nella fattispecie Lei mi spiegava il significato dei codici impressi sulle uova) le galline e le oche, sì, perché con gli amici si può parlare anche di questo. Di uova e galline e oche, oltre che dei massimi sistemi. Perciò ho deciso di raccogliere qui i suoi ricordi che, in modo diverso, per tempi e spazi, sento anche miei.

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La strada che percorro per andare da mia mamma costeggia un bel prato dove vedo sempre galline libere al pascolo. E ogni volta mi dico: galline fortunate, e non sanno di esserlo.

Quando insegnavo a Sambruson, le comperavo alla fattoria di un alunno, quella stessa della famosa ricetta; eccola la fattoria dei Berto…! A destra in basso la casa nuova, a sinistra in alto la vecchia casa dei nonni, usata come magazzino. Là stavano le stie per le chiocce e i pulcini appena nati, gli anatroccoli e i conigli. C’era pure la cantina, perché il marito produceva il vino per la famiglia. Di fianco la stalla, regno del vecchio nonno, e rifugio della gatta Rosa. In basso a sinistra il fienile e il pollaio. E dietro la casa nuova gli orti e i campi: tanta terra che arrivava fino all’argine dell’idrovia, mai finita, Venezia-Padova. Allora non esisteva dire le uova sono scadute. La massaia in questione aveva un pollaio sterminato: galline, anatre, anche un tacchino. Che poi fu sostituito da un piccolo branco di oche(a me piacciono molto le oche)che facevano guardia alla casa meglio che un paio di mastini. Quando arrivavo nel cortile, dovevo aspettare che lei venisse a mandarle via prima di scendere dalla macchina. Una volta ho assistito alla spiumatura. Povere bestie, soffrivano e si lamentavano sempre più flebilmente, ma lei era spietata. La rimandava libera col davanti spelacchiato e passava a catturare la successiva. Poi il piumino finiva ad arieggiare dentro un sacco fino alla vendita. Per fortuna a quel tempo ero meno sensibile alla sofferenza, animale e pure umana. Ora non credo sopporterei un simile spettacolo. Già allora, però, quando da loro comperavo il coniglio e lei mi chiedeva di sceglierlo nella gabbia, mi rifiutavo ed entravo in casa finché la faccenda non era finita… Ipocrita fino al midollo, ma come avrei potuto mangiare qualcosa che aveva incrociato il suo sguardo col mio? 

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Il libro è di un collega, nato e cresciuto in una delle contrade, sembra impossibile che un paesino si divida in contrade, ma quando c’è un fiume di mezzo… insomma mi sembra giusto dare un minimo di pubblicità a questa persona, bravo insegnante e di buon cuore.

Ornella

Quattro passi in campagna

 

 

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I segni dell’estate piena sono evidenti nelle campagne del mio paese, ma già si prepara l’autunno…

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Le viti lasciano pendere i grappoli d’uva

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e il noce sfodera i malli verdastri puntellati di nero. Al primo vento cadranno i primi, alimento per le bestie, poi l’abbacchiatura farà la sua parte.

 

“Fiorirà la pomelia”

43545664802_c58fbf6cddDopo circa 15 anni è fiorita la pomelia. Con il nome di Plumeria Palermitana si identifica la prima varietà di acutifoglia che ha fatto le prime apparizioni nei mazzetti delle nobildonne che giravano il centro di Palermo, nonché presso le vie e i sontuosi palazzi nobiliari del centro. Giunta nel Settecento in Europa, quindi in Sicilia, per mano degli Inglesi, ha fatto capolino, per la prima volta, presso l’Orto Botanico di Palermo, che ancora oggi ne conserva i suoi esemplari più antichi. La varietà ‘palermitana’ dai fiori bianchi e carnosi, e dall’insistente odore di vaniglia, cannella e rosa, è caratterizzata da petali arrotondati e in parte sovrapposti, quasi a formare un cerchio chiuso, e striature gialle, a volte rosa, di diversa intensità. Anni di attesa tanti e tali che si disperava della possibilità della fioritura; invece, una mattina, i bocciolini e, due giorni dopo, l’epifania del bianco e del giallo si è presentata davanti agli occhi miei e di mio padre, con il quale  ho polemizzato a lungo sulla radicazione di quel rametto piantato da lui anni fa e destinato, secondo le mie previsioni pseudo-scientifiche, alla sterilità permanente a causa del pungente freddo invernale e della lontananza dal mare. Ora si attende che gemmino gli altri rami della pianta, ma forse è pretendere troppo.

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Rosalia bambina

Il tema della fanciullezza della Santuzza ha avuto anche un risvolto sociale: il dovere morale di tutelare l’infanzia, ma anche le persone che cercano rifugio nel nostro Paese. Si comprende chiaramente come quest’ultima interpretazione costituisca una vera e propria forzatura politica. A prescindere dalla condivisione di ciò, si può comunque apprezzare il valore artistico e culturale dell’iniziativa. Posto qui alcune foto fornitemi dai miei amici. Da anni non partecipo al Festino, non tollerando la calca della folla e la temperatura afosa di luglio, ma alle foto non rinuncio.

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Can’t smile without you

Come reagiremmo se, affranti dalla perdita di un nostro affetto, uno sconosciuto piombasse nella nostra vita per consolarci? Forse, sconvolti dal dolore, non lo prenderemmo neanche in considerazione, di sicuro non lo accoglieremmo in casa. Anzi… tutt’altro. Ma nelle storie tutto è possibile. Ed è possibile che da un incontro del genere scaturisca addirittura una relazione di amicizia. Ma c’è altro. Infatti amore incondizionato, amicizia, solidarietà sono gli ingredienti che condiscono il film, che da questo post entra a pieno titolo tra i miei cult, ossia Insieme per caso, anno 2002, con due straordinari Rupert Everett e Kathy Bates per la regia di P. H. Hogan. Due vite, sideralmente distanti, ad un certo punto si incrociano: lei, Grace, casalinga sognante devota alla famiglia, nasconde dentro sé il segreto di un amore immaginario con il suo cantante preferito; lui, Dirk, autore di canzoni, invece, è proprio il compagno di quel cantante, che viene assassinato da uno psicopatico killer seriale. Ad accomunarli, infatti, è l’amore per il cantante Victor Fox, che rappresenta l’oggetto intorno a cui ruotano i temi del film: la diversità umana che può diventare una forza della natura(Dirk, Grace e sua nuora, la nana Maudey, si coalizzano per rendere giustizia a Victor), l’amore incondizionato che nulla chiede e molto dà, l’amicizia e la solidarietà. Arricchisce il film la colonna sonora, che ripropone i successi di alcuni cantanti anglofoni, come Tom Jones e Barry Manilow. Indefinibile il genere: si tratta di un pasticcio che alterna al romantico il drammatico, alla commedia la parodia del thriller. Ed è forse anche questo a rendere unico il film in questione.