Ombre di luce

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Domattina alle 9 si aprirà il sipario sull’anno scolastico ’18-’19. Si comincia con il collegio di rito, che non pochi acidi malumori ha fatto fermentare nel cuore dei miei amati colleghi a causa della coincidenza tra il primo settembre e il sacro sabato.

Occorrerà arrivare a scuola molto presto per trovare un parcheggio dignitoso, ossia all’ombra e preferibilmente non distante un chilometro dalla sede dei comandi; quando ci riuniamo in plenaria, i docenti della mia scuola siamo un bel numero e perciò è difficoltoso accaparrarsi anche un piccolo spazio per l’automobile. Tra l’altro nella zona ci sono uffici e un mercato storico, quindi il parcheggio non è esclusiva nostra. A nostro vantaggio c’è che domani il traffico in città sarà scorrevole, perciò si procederà spediti.

Come sempre un po’ di ansia si cova nel profondo. L’enigma riguarda l’assegnazione delle cattedre. Da quando la scuola si è marchionnizzata(pace all’anima sua!), alcuni dirigenti e la conventicola dei macchinatori-delatori credono di fare e disfare ciò che credono più opportuno per il successo dei loro istituti in barba ai principi pedagogici e didattici. Vigilare è allora imperativo categorico. Proprio oggi ho accolto e raccolto le paure di qualche collega, con cui a lungo nel pomeriggio si è chiacchierato sugli scenari imminenti. Aspettiamo curiosi di sapere.

Intanto, forti della consapevolezza che chi sa insegnare lo fa sempre e comunque, ci dormiamo su, non prima di avere augurato ai colleghi bloggari un anno scolastico scintillante di relazioni umane dialetticamente generose e di mete culturali sempre più a misura d’uomo. 

 

Nel mattino un volo

Lo so, è molto stupido, ma ieri, mentre percorrevo un tratto autostradale siciliano impreziosito da ponti e viadotti, fantasticavo su come ci si sarebbe potuti difendere o riparare dal vuoto improvviso e dalle macerie, che ti intombano in una frazione di secondi, qualora si verifichi un crollo. Penso che dopo il disastro di Genova si sia un po’ tutti traumatizzati dalle immagini, che riprendono una parte del crollo del ponte Morandi, perciò queste infantili fantasticherie sono abbastanza normali. A dire il vero, a prescindere dal disastro di Genova, ho sempre temuto, e temo, ponti, viadotti e strade che costeggiano dirupi o si arrampicano sul vuoto. Particolarmente impressionante per esempio, sulla statale 624 Palermo-Sciacca, è l’uscita per Piana degli Albanesi; dal tronco della statale, famigerata per gli incidenti mortali e in alcuni punti impraticabile se le condizioni del tempo sono avverse, si leva un contorto serpentone a più tornanti, che sembra far fluttuare i mezzi nel vuoto. Basterebbe una manovra errata e giù dritti nel baratro. L’ho percorsa finora soltanto due volte e penso che sia sufficiente per non ripetere l’esperienza. Non parliamo poi dell’autostrada Palermo-Messina: si tratta, dopo Cefalù, di un peana cantato all’ingegneria umana e alla caparbietà della natura: viadotti e gallerie si susseguono quasi ininterrottamente togliendoti il respiro. Ci si può rilassare(forse)soltanto se non si sta alla guida, infatti è possibile osservare e ammirare da una parte il mare con la sua straordinaria scatola di colori acquorei e dall’altra le asprezze dei monti siciliani, i cui piedi, in alcuni punti, si immergono direttamente nel mare. Verde e azzurro ai lati dell’osservatore, azzurro in alto e vuoto sotto i mezzi. Giù l’unico letto è costituito dalle pietre delle fiumare. Poi il buio delle interminabili gallerie, le cui volte verdeggiano di muschio e sono rigate da rivoli d’acqua piovana.

Ingegno umano e forza della natura convivono pacifiche in un patto non siglato e non sottoscritto, pronto a snudare deficienze umane, occultate dal mito del mercato e dello sviluppo a tutti i costi, e impeto incontrollabile delle energie terrestri, marine e aeree.

Poi, talvolta, in un momento imprecisato, ingegno e natura si guardano in faccia e i loro sguardi non si allineano sullo stesso orizzonte.

Così alcuni muoiono, mentre altri celebrano e celebreranno processi, da cui forse si accenderà qualche bagliore di verità. Fulmineo come il volo dal ponte degli sciagurati di turno.

Cabbasisi digitali

cabbasisiMolte abitudini sono dure a morire e non si accettano quei cambiamenti, che facilitano la nostra vita. Quando fu introdotto a scuola il registro elettronico, fui tra i più feroci oppositori; poi, grazie all’uso quotidiano, sfidando i capricci della rete scolastica, che inizialmente ebbe non poche crisi di catalessi, mi abituai mansuetamente a digitare in modo dettagliato lezioni svolte, verifiche, note varie, etc. Insomma mi pentii con non poca vergogna di essere stato, insieme a tanti altri colleghi, sterilmente querulo e stupidamente ancorato al cartaceo, che per tre anni ho continuato ad usare ufficiosamente per timore di perdere tutto. A mo’ di reperto archeo-scolastico, ne ho conservato uno. Quando poi scoprii che a fine anno era possibile stampare con un semplice click le lezioni svolte, quello che volgarmente viene denominato programma svolto, intonai inni di lode e ringraziamento alla dea Digitale. Così a giugno, conclusosi l’anno, mi sono limitato a stampare, direttamente dalla piattaforma, il programma svolto, riportante fedelmente lezioni svolte e attività assegnate..

Eppure il mese di luglio è stato un intercalare ai giorni oziosi di chiamate telefoniche di chiarimento da parte della segreteria scolastica che per conto di genitori e alunni debitori chiedeva lumi sui programmi svolti. Dopo essermi accertato che fossero stati da me archiviati e che non li avessi inseriti in un altro contenitore virtuale, ma per scrupolo avevo già controllato a giugno, ho rassicurato i vari impiegati di segreteria sul fatto che genitori e alunni avrebbero potuto con facilità scaricarseli dal sito scolastico.

Non è finita.

Qualche giorno fa, all’indirizzo di posta istituzionale, mi arriva un email di richieste di chiarimento da parte di un collega che segue privatamente un debitore scolastico. Dopo un esordio alquanto retorico, il professore scrive: “Mi permetto di scriverLe per sapere da Lei, se possibile, da dove poter recuperare con esattezza il programma di latino da voi svolto quest’anno, in vista della preparazione estiva di… all’esame di settembre. Inoltre, se fosse possibile, vorremmo conoscere – ovviamente per grandi linee – le modalità generali del suddetto esame, così da poter eventualmente approntare una preparazione mirata”.

Al che rispondo: “Gentile Collega, com’è prassi consolidata, al termine dell’anno scolastico inserisco il programma svolto nell’apposito spazio web del sito della scuola, accessibile a tutti peraltro, in modo tale che gli studenti sospesi possano facilmente scaricarlo. In basso il link di riferimento; tuttavia, a questo punto, le invio qui in allegato le attività svolte, che riportano fedelmente quanto registrato quotidianamente sul registro elettronico di classe, a cui gli studenti possono accedere comodamente da casa.  Per quanto concerne l’esame di settembre(soltanto scritto), si tratta di una prova che ricalca quelle già svolte durante l’anno”.

Ora, a parte il fatto che il programma è scaricabile, la debitrice in quale cabbasisi di mondo ha vagato con la mente  durante l’anno da non conoscere le modalità dell’esame che grosso modo ricalcano quelle di una verifica scritta? E poi il collega è così imperito in informatica da non sapere cercare su un sito un file accessibile a tutti? E i genitori su che pianeta vivono? 

E poi dicono che gli alunni di oggi sono nativi digitali. Sì, per rompere i cabbasisi.