Nel mattino un volo

Lo so, è molto stupido, ma ieri, mentre percorrevo un tratto autostradale siciliano impreziosito da ponti e viadotti, fantasticavo su come ci si sarebbe potuti difendere o riparare dal vuoto improvviso e dalle macerie, che ti intombano in una frazione di secondi, qualora si verifichi un crollo. Penso che dopo il disastro di Genova si sia un po’ tutti traumatizzati dalle immagini, che riprendono una parte del crollo del ponte Morandi, perciò queste infantili fantasticherie sono abbastanza normali. A dire il vero, a prescindere dal disastro di Genova, ho sempre temuto, e temo, ponti, viadotti e strade che costeggiano dirupi o si arrampicano sul vuoto. Particolarmente impressionante per esempio, sulla statale 624 Palermo-Sciacca, è l’uscita per Piana degli Albanesi; dal tronco della statale, famigerata per gli incidenti mortali e in alcuni punti impraticabile se le condizioni del tempo sono avverse, si leva un contorto serpentone a più tornanti, che sembra far fluttuare i mezzi nel vuoto. Basterebbe una manovra errata e giù dritti nel baratro. L’ho percorsa finora soltanto due volte e penso che sia sufficiente per non ripetere l’esperienza. Non parliamo poi dell’autostrada Palermo-Messina: si tratta, dopo Cefalù, di un peana cantato all’ingegneria umana e alla caparbietà della natura: viadotti e gallerie si susseguono quasi ininterrottamente togliendoti il respiro. Ci si può rilassare(forse)soltanto se non si sta alla guida, infatti è possibile osservare e ammirare da una parte il mare con la sua straordinaria scatola di colori acquorei e dall’altra le asprezze dei monti siciliani, i cui piedi, in alcuni punti, si immergono direttamente nel mare. Verde e azzurro ai lati dell’osservatore, azzurro in alto e vuoto sotto i mezzi. Giù l’unico letto è costituito dalle pietre delle fiumare. Poi il buio delle interminabili gallerie, le cui volte verdeggiano di muschio e sono rigate da rivoli d’acqua piovana.

Ingegno umano e forza della natura convivono pacifiche in un patto non siglato e non sottoscritto, pronto a snudare deficienze umane, occultate dal mito del mercato e dello sviluppo a tutti i costi, e impeto incontrollabile delle energie terrestri, marine e aeree.

Poi, talvolta, in un momento imprecisato, ingegno e natura si guardano in faccia e i loro sguardi non si allineano sullo stesso orizzonte.

Così alcuni muoiono, mentre altri celebrano e celebreranno processi, da cui forse si accenderà qualche bagliore di verità. Fulmineo come il volo dal ponte degli sciagurati di turno.

19 pensieri su “Nel mattino un volo

  1. Le strade siciliane non sono famose di certo per il massimo del confort. Le ho percorse molte volte negli anni passati. Però tutto passa quando vedi la natura spettacolare della Sicilia. È bella tutta!

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  2. Io continuo a chiedermi se fosse davvero assolutamente necessario costruire una simile mostruosità. Mi chiedo come abbiano potuto vivere quelle famiglie, in quei condomini, quale aria potesse entrare in quelle finestre, quale continuo assordante rumore abbia accompagnato le loro notti e i loro giorni. Mi chiedo se è umanamente concepibile costringere uomini donne bambini a vivere in queste condizioni…..

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  3. Questa tragedia ha messo in moto molte riflessioni (oltre che dolore infinito. Indirettamente conoscevo una delle vittime) ed effettivamente non affronto con la serenità di prima gli innumerevoli viadotti della nostra autostrada. Alla teoria dei “prodigi ingegneristici”aggiungo il viadotto Colonna che collega la ss 113 con la 117…panico puro.

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  4. Non conosco la Sicilia (purtroppo) e le sue strade, ma con le tue parole hai descritto benissimo lo scenario. Nessuno in questo periodo è tranquillo quando viaggia; penso si sia generata una sorta di psicosi che ci perseguita e credo durerà ancora per un po’. Speriamo che di tutto quel che è accaduto si faccia tesoro e che da ora in poi le cose andranno diversamente. Buonanotte Mel

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  5. Su quel tratto di strada che dalla ss 624 va verso portella della ginestra e poi fino a Piana, c’è anche il viadotto Sant’Antonino, un ponte altissimo ma assolutamente inutile, voluto da chissà chi per aggiudicarsi qualche appalto milionario in tempi che furono. Serve solo ad evitare un tornante stretto, ma in una strada dove passa una macchina ogni mai! Ogni tanto qualcuno lo usa anche per compiere l’insano gesto.

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    • È proprio al viadotto Sant’ Antonino il riferimento contenuto nel post. Non sapevo si chiamasse così e non mi sono preso la briga di cercare. K2 dai conferma alle mie elucubrazioni.
      Ancora più sconvolgente apprendere che qualcuno lo usi per suicidarsi.

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  6. Ciao Mel, sono passati due mesi dal crollo del ponte Morandi. Genova è divisa in due, siamo distrutti. Penso sempre alle persone precipitate quella mattina. Il traffico è impazzito , il porto e l’acquario sono in crisi. Dobbiamo alzarci all’alba per recarci al lavoro e a scuola. I politici parlano parlano ma noi abbiamo solo bisogno di un ponte per tornare alla normalità. La Superba è in ginocchio: Tutti i genovesi passavano sul ponte anche più volte al giorno. Personalmente l’ho attraversato il giorno prima con mio nipote.
    Spero di riuscire a pubblicare.
    Tanti cari saluti
    Angela

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    • Ciao, Angela(sicuramente Lamaratoneta!)! Che piacere sentirti e sapere che stai bene! Mi spiace sentirci in occasione di questo disastro, anzi di questo attentato dello stato allo stato. Non ci sono altre parole per definire ciò che è accaduto. Forza! Andare avanti con la consapevolezza di ciò che si è verificato.
      Tanti cari saluti a te!

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