L’indice

L’indice teso, perpendicolare al disegno roseo delle labbra, in segno di monito di silenzio rivolto ai compagni di classe è stato per me l’illuminazione, la caduta del velo della dimenticanza. In un baleno si è rivelata la défalliance della mia memoria.

C’è sempre una prima volta: ieri ho dimenticato di preparare il compito di latino e ne ho preso coscienza soltanto stamani grazie a quel dito silenzioso, pur avendo sotto gli occhi due dizionari per banco. Sono seguiti attimi eterni di silenzio, io catatonico sul da farsi. Che fare? Dire la verità e rimandare il compito o prontamente trovare una soluzione veloce?

Opto per la seconda soluzione. Sorrido, mi scuso con gli studenti per aver dimenticato il compito nel cassetto, mi fiondo in sala-docenti, apro il cassetto-biblioteca, tiro fuori un eserciziario di latino e mi avvio verso l’aula.

Oggi tradurrete dall’italiano al latino. E per file. E per centellinamento delle consegne. Ogni dieci minuti circa saranno dettati una frase e il tipo di richiesta.

Segue silenzio e assenso.

E, dopo due ore, un bel compitino da biennio, di cui sono soddisfatto. Se l’avessi meditato e strutturato a mente fredda, non sarebbe riuscito così bene.

Almeno per me, s’intende.

Il pesce e la salamandra

Come scoraggiare gli studenti del biennio e farli disamorare dalla poesia ancora prima che ne possano saggiare la bellezza? Elementare, Watson! Proponendo l’analisi di una splendida quanto paradossale poesia di Gaspara Stampa: come un semplicetto pesce o una salamandra, se tolti dal loro ambiente naturale, rispettivamente l’acqua e il fuoco, rischiano la morte, così la poetessa può incappare nella medesima tragica fine, se Amore convertirà il dolore della passione in gioia, essendo il primo il nutrimento per eccellenza della passione amorosa. Con un gusto dal sapore filosofico prettamente rinascimentale la Stampa scrive un piccolo gioiello poetico, ma mi sono astenuto dal proporla a dei ragazzini quindicenni ancora implumi di poesia. Ho temuto che potessero giudicare la poesia cerebrale e cervellotica, un po’ lontana dal cliché espressivo-sentimentale nel quale essi relegano solitamente i versi conosciuti nelle scuole elementari e medie. O forse sarebbe stata un’ottima opportunità per smontare dai loro cervelli quel cliché. Chissà se ho perso, o hanno perso, un’occasione! Penso però che ci sarà sempre tempo per recuperare questa poesia. Devo dire che mi ha trattenuto anche la storiella della salamandra che vive in fiamma e ‘n foco. Come erudire in nozioni di simbolismo zoologico medioevale dei giovani imberbi che ad ogni stranezza sentita fanno roteare le palle degli occhi in preda all’horror vacui della conoscenza e sono pronti ad alzare la mano per richiedere ulteriori spiegazioni o perché io ripeta quanto spiegato? Se così fosse avvenuto, ci si sarebbe allontanati dal proposito di presentare la Poesia. Insomma per una giornata solenne come la odierna ho optato per qualcosa di più sentimentale e scontato. Secondo me le stelle, il mare e un nudo cuore solitario su un quindicenne fanno più presa di un semplicetto pesce o di una salamandra ignifuga. 

O così voglio persuadermi.

Dentro e intorno

Oggi è stata una domenica di spiritualità; so che l’affermazione è assai banale, perché è come ammettere che gli altri giorni non possano essere vissuti con la stessa intensità. Però diciamocelo francamente! La frenesia della vita quotidiana raramente ci consente di fermare la corsa e di sostare su noi stessi per guardarci dentro e intorno. Così, trascinato dalle amiche monache, ho partecipato ad una giornata di spiritualità cristiana, chiudendomi in un monastero. Il tema era “Pensare come Dio”. Poi la naturale curiosità mi ha condotto, nei momenti di pausa, ad esplorare l’immenso giardino della location monastica alla ricerca di angoli di bellezza, almeno per i miei occhi…

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Rosa novembrina

 

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Fiori di lantana tra foglie. Aridità e vita insieme.

 

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Funghetti monastici. Incredibile!
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Tanto vividi quanto puzzolenti
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Scalando gli arbusti…