“Dis-humanitas”

Voglio raccontare un episodio, che mi è capitato in rete, leggendo, di tanto in tanto, il blog di un professore, le cui riflessioni intorno alla scuola, pur talvolta generaliste e pessimistiche, hanno reso frequentemente meno sola la solitudine dei miei pensieri proprio in relazione allo stesso universo scolastico; così talvolta ho ritenuto opportuno chiosare con un commento qualche suo post di mio interesse, ma sono stato ricambiato, il più delle volte, o con il silenzio, nel senso che non ha risposto alla mia sollecitazione, o con un comportamento in qualche modo censurante, agevolato in ciò dalla moderazione attiva nel suo blog. Il collega, infatti, filtra i commenti e li approva soltanto se a lui congeniali; in caso contrario o non li pubblica o li confina come ultimi commenti, sebbene cronologicamente siano stati scritti prima di altri, in modo tale che, esaurita la discussione gestita secondo i suoi intendimenti, non trovino risposta e fluttuino nell’oblio. Di quest’ultimo meccanismo ho avuto conferma grazie al mio smartphone che, compatibile con l’app di WordPress, conteggia quante ore e minuti siano trascorsi da quando si è lasciato un commento ad un post. Facendo i conti, i conti non tornano. Dapprima ho pensato che tutto ciò fosse frutto della mia immaginazione, poi con il tempo ne ho avuto conferma. E sono rimasto interdetto non per la censura, ma per il semplice motivo che un professore di humanae litterae possa assumere tali comportamenti censorii anziché confrontarsi con l’interlocutore. La cultura classica, di cui egli si fa convinto vas electionis, ci insegna proprio l’apertura dialogica verso l’altro, proprio grazie agli strumenti della parola e del dialogo; tra l’altro nei commenti non ho mai scritto nulla di offensivo o volgare. Non è nel mio stile offendere. Rivolgendomi a lui, ho addirittura usato il Lei anziché il tu proprio per adeguarmi all’atmosfera del suo blog. Posso ipotizzare, per spiegare tale acidume nei miei confronti, ad una sorta di antipatia virtuale, che costui ha dissimulato non proprio con grazia e nemmeno ha manifestato con franchezza, se è vero che non ha mai lasciato uno straccio di commento ai miei post, ma ha inserito il mio sito nel suo blogroll, probabilmente per non dispiacermi o per ricambiare a suo modo le mie visite. Un comportamento, insomma, contraddittorio e ambiguo che, in fondo, potrebbe far intravedere uno spiraglio di verità, infatti tal professore in alcuni post ha spesso lamentato di essere stato bannato da alcuni social o censurato per essersi opposto al pensiero unico e massificante.

Chissà, magari la sua è una reazione risarcitoria!

E umanamente perciò comprendiamo, ma non ci inchiniamo.

7 pensieri su ““Dis-humanitas”

  1. Onestamente, mi sembra che qui si stia cominciando a perdere il senso delle proporzioni, e lo dice una persona che, nel blog cui si riferisce, ha postato diversi commenti che non hanno superato il vaglio della moderazione (oltre a numerosi che ovviamente, lo hanno passato, alcuni dei quali sono stati a loro volta commentati, altri no). Non so i suoi messaggi precedenti, ma mi sembra che chiamare in causa la censura, almeno nel particolare caso del Suo ultimo commento al blog, sia quantomeno eccessivo. Le posizioni di maggiore attenzione nella lista commenti di un blog sono la prima e l’ultima, per cui il Suo poteva essere, meritatamente, il commento che chiudeva la discussione; se non lo è stato, no è certo per colpa del Nostro. Il Suo commento, peraltro, essendo, larvatamente, un attacco alla nuova generazione di insegnanti, avrebbe richiesto una risposta particolarmente diplomatica e attenta da parte di un esponente della categoria quale il blogger è (non so il blogger in questione, ma a me ci sarebbero volute tre o quattro ore fra limature e ripensamenti), che magari il blogger poteva anche non avere in piano di spendere (visto che ora come ora dovrebbe dedicare la sua attenzione al suo post di questa settimana). E non dimentichiamo che il Nostro si è già scottato con i problemi che un intervento poco diplomatico puù dare, per cui una certa cautela su questi temi è più che giustificata.
    Ad ogni modo, io attualmente uso l’accortezza, quando tengo particolarmente ad avere risposta, ad incorporare nel mio commento una o due domande esplicite. In genere funziona…

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  2. Il mondo virtuale non è poi tanto diverso dalla realtà, vi si incontra una varia umanità e le sorprese non mancano. Ricordo ancora lo sgomento provato quando, in risposta a un mio commento piuttosto “spontaneo”, ma non certo offensivo, venni brutalmente attaccata dal troll di turno.
    Ma ora il mondo dei blogger si è talmente diradato e rarefatto, che un cenno di risposta, magari un semplice “sì, se ne potrebbe parlare ma non ora” rappresenta pure una semplice cortesia. In genere chi commenta un minimo di risposta se l’aspetta. O no?

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    • Personalmente rispondo sempre(a parte agli anonimi)anche quando il commento è irrilevante ai fini dell’argomento del post. Ne faccio, Ornella, una questione di educazione e di rispetto per chi si è preso la briga di leggere e commentare. D’altro canto il blog, per come lo vivo io, non è un consesso di studiosi, dove è d’obbligo restare in tema e gli eventuali interventi devono contenere quasi necessariamente una sollecitazione ad animare il dibattito; il blog è un diario personale a cui ciascuno, però, può dare il taglio che ritiene più consono alle proprie aspettative e intenti ed è giusto rispettare la varia umanità. Probabilmente ho commesso un errore di valutazione, non rispettando l’obbligo, in alcuni blog, di scrivere commenti rilevanti e arricchenti. Tu sai, avendone fatto già esperienza.

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      • Il Suo concetto di “anonimo” mi incuriosisce alquanto. Lei si firma con il nome di un sommo sacerdote di 3000 anni fa, e non mi sembra che il Suo profilo dia ulteriori indicazioni sulla sua identità, ma è chiaro che non si considera un anonimo. Mi faccia capire: se il mio commento fosse firmato “Napoleone”, lo considererebbe debitamente firmato, e quindi meritevole di una risposta educata?

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        • La spiegazione la fornisce lei stesso, quando scrive “ma è chiaro che si considera un anonimo”. La maggior parte dei commentatori di questo blog sa chi sono e, in qualche caso, anche la scuola in cui insegno. Esistono altri canali, attraverso cui comunicare e conoscersi. Pensi che durante un mio viaggio ho conosciuto di persona una mia commentatrice, che è diventata mia amica. Certamente riconosco che usare uno pseudonimo e poi non rispondere ad un anonimo è contraddittorio, ma la mia scelta scaturisce dalla consapevolezza della finzione, in senso buono, che caratterizza la scrittura in e di un blog. Non essendo un giornalista titolato, né un professore che si auto-attribuisce la corona di alloro e volendo che questo blog rimanga fuori dal circuito scolastico, ho scelto uno pseudonimo che è più letterario che biblico, facendo esso riferimento ad un personaggio di una novella di Boccaccio.
          Se lei consultasse la lista dei commenti, si renderebbe conto che i commentanti sono sempre gli stessi a prescindere dai followers, che “dicono”, soltanto perché hanno prodotto un click, di seguire e leggere il blog, ma di fatto sono silenti.
          La chiusa mi ha fatto bonariamente sorridere. Napoleone, addirittura!

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  3. Devo essere sincero: anche a me, di solito, piace che mi si risponda (molto, però, dipende anche da tono e contenuti della replica), e mi piace anche molto la dialettica ben condotta. Però, avendo cominciato a frequentare Internet in un epoca in cui una norma importante del galateo era di postare un commento solo quando si aveva qualcosa da dire che non fosse già stato postato nella discussione (non tutti la seguivano, è vero, ma io tendevo ad apprezzare maggiormente chi vi si atteneva), non trovo niente di scandaloso o censorio nel non ricevere risposta ad alcuni dei miei interventi. Onestamente, preferisco un meditato silenzio ad una replica priva di approfondimenti. Consideri anche che, in un log moderato quale quello di cui si sta trattando, già la pubblicazione di un commento è un riscontro implicito: vuol dire che il moderatore lo ha letto e, nella peggiore delle ipotesi, non vi ha trovato niente di dannoso per il proprio blog.

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