Secessus

Nella mia scuola ferve la settimana dello studente, frutto del compromesso tra una parte dei colleghi e gli alunni, che hanno rinunciato all’ annuale occupazione dicembrina, solitamente a ridosso della festa dell’Immacolata, in cambio di una settimana, post scrutinio di gennaio, dedicata a tutto tranne che alle verifiche e alle spiegazioni. Il mio voto in collegio è stato un sonoro no, un sibilo rispetto al coro dei sì; a denti stretti mi sono adeguato alla scelta, ma non prestato alle attività varie, defilandomi così dalle scene scolastiche e non proponendo alcunché. Tornei sportivi, visite guidate, laboratori musicali e artistici, teatro, cinema e tanti tanti seminari sui più svariati argomenti((lascio immaginare ai lettori quale sia stato quello più gettonato)hanno riscaldato i cuori, le menti e i corpi degli studenti. Domani si sarebbe dovuta celebrare la giornata conclusiva, ma si è ritenuto opportuno elargire per lunedì prossimo venturo un altro giorno di vacanza con la concessione di un’assemblea d’istituto, che di fatto prolungherà la cuccagna vacanziera, permettendo così agli studenti di rimettersi in carreggiata di studio. Mi è stato riferito dai colleghi presenti a scuola che molte iniziative sono state pregevoli e formative e che non si è verificato il caos paventato, a parte dotarsi del dono dell’onnipresenza per appurare che gli studenti di una stessa classe, aderenti a diverse iniziative nella stessa giornata, fossero effettivamente allocati in questa o in quella aula. Fin quando tutto fila liscio e nessuno dei ragazzi si fa male, si è abbastanza bravi a osannare l’auto-determinazione studentesca sotto tuttavia obbligo di vigilanza; in caso contrario si piange, eccome se si piange.

Io ho optato per l’auto-allontanamento. Almeno per quest’anno.

Fare acqua da tutte le parti

In questi ultimi giorni di gennaio sono stato molto impegnato per via dello scrutinio quadrimestrale; è un momento stressante non tanto per la mole delle verifiche, che personalmente preferisco diluire lungo tutto l’arco dei mesi precedenti, quanto per la pressione psicologica che l’obbligo di servizio comporta. Circolari con continue rettifiche di orario, di avvicendamento di classi, di giorni, bestemmie larvate da parte dei fannulloni patentati, lamentele in sala docenti, bizze della rete informatica, crocette da apporre sui giudizi brevi riportanti le varie competenze… E poi allo scrutinio ritardi accumulati, voti non digitati preventivamente(con un click il meraviglioso registro elettronico fa tutto), docenti sostituiti seduta stante… Quadri sconfortanti cui si è avvezzi da tempo oramai a tal punto che sembra tutto regolare e normale e, se filasse tutto liscio, saremmo pure capaci di meravigliarci. Il giorno del mio scrutinio è stato poi particolarmente travagliato, perché ho approfittato della lunga permanenza a scuola(dalle 8 alle 19)per risolvere un problema verificatosi nella mia automobile, che ho affidato ad un meccanico perché svelasse il mistero, almeno per me, che da due mesi aleggia nell’abitacolo lato guida, letteralmente inzuppato di acqua piovana nelle giornate di pioggia intensa. A quanto pare, dopo l’alluvione dello scorso novembre, si sono intasati gli scarichi, perciò una parte dell’acqua penetrava all’interno del veicolo, quando la pioggia era violentemente battente. Spero di avere risolto il problema; attualmente la moquette è in fase di asciugatura, ma il processo è lentissimo. Il meccanico, cui mi sono affidato, al mattino ha preso in consegna l’auto e me l’ha riportata, mentre diluviava, proprio a scuola, quando ormai era buio pesto. Durante lo scrutinio, in verità tre intermezzati da un’ora di pausa per ciascuno(🥵), stavo in fibrillazione, poiché temevo arrivasse improvvisa la chiamata del meccanico; così non è stato, perché come per magia l’auto è arrivata proprio al termine del mio lavoro. Sarà forse stata questa parentesi da carrozzeria ad avermi reso mansueto durante le operazioni di scrutinio, perché, se è vero che nel complesso gli studenti della mia scuola sono bravi, tuttavia risulta poco credibile che per certi colleghi i voti da assegnare oscillino dal 6 al 10 e che non vengano rilevate insufficienze.

A me non la danno a bere.

Scherzi dell’ aritmetica?

Mio padre è un vigile vegliardo di 85 anni. Oggi si sono celebrate le esequie di un suo nipote deceduto alla bella età di 92 anni. Riesce difficile accettare che un nipote possa essere nato prima dello zio, eppure nelle famiglie patriarcali era possibile tutto ciò, se si considera che lo zio, ovvero mio padre, è l’ultimo di ben 10 figli e che il nipote deceduto è il primogenito della sorella più grande di mio padre. Ciò vuol dire che, mentre la mia nonna paterna partoriva l’ultimo figlio, la di lei figlia maggiore aveva già un bambino di 7 anni, se ho fatto bene i conti. Sembrano scherzi dell’aritmetica, invece tutto si inscrive nell’ordine naturale delle famiglie siciliane del primo trentennio del Novecento.

Antonino, il nipote defunto, era un appassionato di regia filmica amatoriale. Di lui ho questo nitidissimo ricordo: durante le riunioni familiari(anche 30 coperti a tavola)soprattutto in occasione delle festività natalizie o pasquali, Antonino riprendeva con la telecamera tutti i presenti, stuzzicandoli in ogni modo perché pronunciassero anche una sola battuta o sfoderassero un sorriso. Io non capivo quello che accadeva, non mi rendevo conto che quei momenti di ilarità festosa diventavano immagini in movimento; credo di aver visto proiettate quelle scene familiari e da una pettegolissima cugina, la storica svetoniana della famiglia di ramo paterno, ho appreso che quelle pellicole sono state masterizzate e quindi ancora oggi fruibili. Ma in questo momento di dolore chi ha il coraggio di interpellare la vedova e di chiederle una copia di quei filmini? Dovrà passare un bel po’ di tempo per la richiesta e bisognerà costruire l’occasione per incontrare questi cugini, possibilità pressoché remota, se si considera che la frequentazione è nulla. Purtroppo oggi i componenti delle famiglie patriarcali si rivedono soltanto in occasione dei funerali di qualcuno, poi ciascuno rientra nel proprio guscio e conduce la sua vita isolatamente. Non c’è più spazio, perciò, per la goliardia inter-familiare, né tantomeno per richiedere la copia di un filmino girato negli anni ’70.

Eppure vorrei rivedermi. Un conto è sfogliare un album di fotografie, un altro, invece, vedersi in movimento a 5 o a 7 anni.

Chissà…

Le genziane sopite

Nevai

Io fui nel giorno alto che vive
oltre gli abeti,
io camminai su campi e monti
di luce –
Traversai laghi morti – ed un segreto
canto mi sussurravano le onde
prigioniere –
passai su bianche rive, chiamando
a nome le genziane
sopite –
Io sognai nella neve di un’immensa
città di fiori
sepolta –
io fui sui monti
come un irto fiore –
e guardavo le rocce,
gli alti scogli
per i mari del vento –
e cantavo fra me di una remota
estate, che coi suoi amari
rododendri
m’avvampava nel sangue –

Antonia Pozzi, 1934

Tutto è cominciato così, una spruzzata e niente più.

Ora è così, almeno nella parte più alta del paesello. Appositamente l’ho scattata in bianco e nero.

Una fontana nella parte più antica del paesello.

Aghi di ghiaccio.

MariaNeve dietro le quinte

e4 Evgenia Petrovna Antipova (Russian artist, 1917-2009) Lida 1964Non so quale insania, per fortuna momentanea, mi abbia spinto a dire di sì a MariaNeve, prestandole il mio prezioso tempo per l’organizzazione di una recita, a tema natalizio, con protagonisti dei bambini da lei formati nell’ambito di un oratorio social-religioso settimanale.

Il mio contributo è di carattere narratologico e in parte tecnico: voce narrante-cronista e scenografo. Per quest’ultimo compito ho lavorato sodo, infatti ho reperito materiali per gran parte a costo zero e poi li ho assemblati per le cinque scene da rappresentare. Devo riconoscere però che MariaNeve ha compiuto il di più; ha mobilitato tre sarte all’antica e insieme a loro ha disegnato e cucito i vestiti dei piccoli attori, che ha sottoposto ad una esercitazione dittatoriale in vista della gran giornata. Con le sarte l’ideatrice della recita si è azzuffata più volte, perché realizzassero perfettamente i suoi modellini e alla fine è riuscita nell’intento. Due sue amiche hanno realizzato steccato, pecore, bue e asino con cartoncino colorato; uno stalliere le ha elargito una balla di paglia e tre logori sacchi di iuta, un pastore tre cavagne(contenitori in vimini)per la ricotta, un falegname una culla di legno e, sentite sentite, una neo-mamma le presterà il suo bimbo di tre mesi da adagiare sulla culla al momento della nascita di Gesù. Infine, per dare un tocco di ufficialità alla recita, ha invitato il primo cittadino, scritturando machiavellicamente ed estemporaneamente i suoi figlioli.

Che la provvidenza ci assista! Oggi, alla prova generale, MariaNeve ha dato il peggio di sé: irritata, sgarbata con tutti, vistosamente delusa. Qualche bimbo si è adombrato, minacciando di non presentarsi alla recita; anche altri suoi collaboratori son stati redarguiti più volte con parole e occhiatacce. Forse l’unico indenne da contumelie son stato io, probabilmente perché sa che la mia defezione sarebbe fatale per la buona riuscita dello spettacolino.

Domani si aprirà il sipario.