Stritffud

I pomeriggi a scuola riservano sempre delle sorprese; i momenti che precedono o seguono le riunioni sono da me dedicati o a un giro turistico per il centro storico di Palermo, che anche nelle giornate fintamente primaverili riscalda il cuore, o alle leccornie siciliane, che una tantum desidero gustare direttamente negli street food cittadini. Mi piace essere catturato dai tipici profumi della cucina nostrana, come il soffritto di aglio e cipolla, che in modo inconfondibile intride strade, viuzze e vestiti che indossi. Così è stato oggi; e forse anche di più. Ho spiluccato un po’ di tutto e offerto anche da bere. Sì, proprio così. Dapprima è stato il turno di una zingara che, tenendo abbarbicata al seno una lattante, mi ha chiesto un bicchiere di coca-cola per dissetarsi; poi quello di un’altra girovaga, a cui ho donato un euro, e infine, per mia scelta, ho offerto a due donne bolognesi, che sedevano accanto al mio tavolo, due bicchieri di Planeta rosso. Che fossero bolognesi l’ho scoperto soltanto grazie al momento simposiaco; le due, dopo aver accettato di buon grado di gustare il nettare rosso, hanno scambiato con me quattro chiacchiere leggere sulle bellezze artistiche di Palermo ed è perciò stato naturale chiedere di dove fossero. Se qualche lettore dovesse ipotizzare che questa mia offerta fosse finalizzata a fare il damerino conquistatore, si sbaglierebbe di grosso: grazie a quei due bicchieri offerti ho evitato di tracannare un quarto di litro di vino che, prima di una riunione a scuola, non è proprio l’ideale. E sinceramente neanche a tavola o in altri contesti festosi. E poi ancora mi è sembrato un gesto di ospitalità originale. Penso che le due signore, una volta ritornate a Bologna, racconteranno a familiari ed amici quanto accaduto loro in un assolato pomeriggio al tavolino di una strada-food di Palermo. Un ricordo caloroso che riscatterà una minima parte della sicilianità dai luoghi comuni più beceri.

Della simulazione

Oggi nelle scuole italiane di II grado si è svolta la simulazione della prova d’italiano sulla scorta delle nuove indicazioni fornite dal Miur. Sotto il profilo organizzativo, almeno nel mio plesso scolastico, si è verificato un mezzo disastro per il ritardo accumulato nella riproduzione fotostatica delle copie da distribuire agli alunni delle quinte, poiché il toner si è esaurito e chi è deputato al controllo del suo livello, cosa che facilmente si può visualizzare sul display della macchina, non si è peritato di provvedere a richiederne uno di riserva all’amministrazione; ciò ha comportato un ritardo tale che le ultime copie sono state sfornate alle ore 10.00. Non so quale sia stata la reazione dei miei studenti maturandi al notevole ritardo e domattina avrò modo di informarmi su come sia andata la prova tecnica; nella classe cui mi riferisco insegno soltanto latino, tuttavia m’interessa moltissimo come sia andata la prova e avviare insieme a loro qualche riflessione. Tra il ritardo e i miei impegni in altra classe ho avuto modo di dare uno sguardo alle sette tracce assegnate soltanto durante l’intervallo. Contrariamente ai discorsi polemici intessuti da molti miei colleghi, in preda alle smanie onanistiche sui parametri nazionali di valutazione redatti dagli esperti ministeriali, ho salutato con un certo gaudio sia le tracce oggi proposte, sia il tentativo da parte della scuola italiana, sul versante della valutazione, di darsi delle regole uniformi e comuni a tutte le scuole del territorio nazionale; si tratta di un tentativo ed è già lodevole mettere in atto questo tipo di operazione. Non starò qui a commentare le singole tracce assegnate, ma tenterò di leggere in filigrana il filo che le attraversa, a parte alcune considerazioni relative al mio gusto personale di insegnante; a tal proposito esprimo la mia gioconda meraviglia nel ritrovare una poesia di Pascoli fra le tracce letterarie e un pensiero leopardiano nella riflessione critica proposta come tema, e ancora lo stralcio di un saggio di Pavone sul lavoro dello storico e il rapporto tra i giovani e la memoria, ma questi son gusti miei personali.

Gli elementi che accomunano le sette tracce si possono così riassumere:

  • Centralità data ai singoli testi vs accozzaglia di stralci testuali saccheggiati qua e là e talvolta sconnessi sotto il profilo logico e cronologico nelle precedenti formulazioni ministeriali.
  • Necessità dell’analisi e comprensione del testo a prescindere dalla tipologia strutturale.
  • Chiarezza nella formulazione delle consegne e loro(non sempre)semplicità.
  • Disseminazione oculata di suggerimenti di contesto finalizzata a non fuorviare gli studenti sul piano della pertinenza alla traccia.
  • Centralità dello studente-scrivente nella formulazione di un pensiero personale(l’aggettivo possessivo “tuo” si ripete in quasi tutte le tracce).
  • Importanza conferita al bagaglio culturale, scolastico e non, dello studente.
  • Intersezione di contenuti a livello intertestuale.

Insomma penso che globalmente gli esperti del Miur abbiano fatto un buon lavoro.