Moto peri-scolastico

Ormai è deciso: trascorrerò le mie ore di pausa in giro per i quartieri viciniori a quello in cui si trova la mia scuola. Stamani, attraversando porta Sant’Agata, ho percorso quasi tutto il quartiere di Ballarò, dove sorge uno dei mercati più antichi di Palermo. È stata un’autentica e potente distrazione dalle umanità varie, e spesso false, che albergano nella sala dei docenti. Premesso che in quel brulichio di voci, sorrisini e geremiadi varie non riesco né a correggere uno straccio di compito, né a leggere, ho determinato che, complice il sole primaverile, è più salutare muovermi a passo veloce che poltrire su una scomoda sedia ascoltando minchiate stratosferiche. Per la prima volta ho visitato la chiesa di San Saverio, il cui interno, a differenza della facciata(nella foto)che versa in mediocri condizioni, è in evidente stato di degrado. La pianta, a croce greca, ospita sei altari minori, che necessitano di restauro, ma l’attenzione del visitatore viene catturata da un orripilante altare, aggiunto dopo la riforma liturgica, che funge da mensa per le celebrazioni liturgiche. L’idea che se ne ricava è di caos, perciò me ne sono scappato a gambe levate. Poi ho attraversato il mercato, facendo attenzione a non scivolare sulle balate, eternamente bagnate per i rivoli di acqua provenienti dai banconi di frutta e verdura o da quelli del pesce. Infine l’area perimetrale del mercato, occupata da venditori di varia risma, che mettono in bella mostra la merce sui marciapiedi. Si può trovare di tutto: cianfrusaglie, vecchie riviste, scarpe e abiti usati, vinili, tubi, etc… Temo che gli acquirenti siano appartenenti alla fascia poverissima dei quartieri, probabilmente anche extracomunitari. Così, fuori dal mercato storico, dove chi compra ha una sufficiente capacità di acquisto, si è sviluppato un sub-mercato a uso e consumo di chi non può. Chi mai potrebbe acquistare roba del genere? Al termine del giro, ossigenato il cervello, più pimpante che mai, ho ripreso regolarmente servizio. Al prossimo giro mi farò la chinatown panormitana.

15 pensieri su “Moto peri-scolastico

  1. Mia suocera era nata in quel quartiere e mi raccontava l’allegria che si respirava in quei luoghi. Le piaceva mangiare pane e mimusa (milza) che un banchetto faceva squisita. Non ha mai dimenticato la sua terra.

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  2. Sub-mercati fioriscono anche dalle mie parti, dove trovi tanta “vita”smembrata, divisa. Ho notato che spesso in vendita ci sono oggetti ,abiti, libri che sicuramente provengono da case svuotate, probabilmente di anziani, e questo mi mette tanta tristezza.

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  3. Bella idea quella di farsi un giro invece di sostare in sala insegnanti; a volte lo faccio anch’io ma ormai non ho più cose nuove da vedere qui in zona. Mi piacciono i mercatini e adoro la tua Palermo. Buon sabato amico mio

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  4. Se verrò a Palermo saresti la guida perfetta 🙂 Comunque questi tuoi post mi fanno tornare ai bei tempi dell’università, quando, avendo spesso due o tre ore buche tra una lezione e l’altra, anziché passarle nel chiuso di una sala studio affollata e nella quale comunque non riuscivo a concentrarmi, preferivo bighellonare per il centro da vera flaneuse, scoprendo angoli e vicoli che altrimenti avrei conosciuto difficilmente; infilandomi anche io in chiese antiche, al mercato e nelle viuzze affascinanti del ghetto ebraico. Con qualunque tempo, anche in inverno. Forse anche così ho imparato a osservare le vite che mi passavano accanto e le tracce di quelle che avevano già lasciato questo mondo. E il fascino delle pietre, che restano. A volte mi prende la nostalgia di quelle passeggiate solitarie e, se riesco a rubare un po’ di tempo al lavoro, mi ributto in quel camminare, anche se quello spirito di allora è perso per sempre.

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  5. Cao Mel!
    Hai ragione, talvolta sarebbe meglio tenersi lontani dalla sala prof, dove non si combina nulla, soprattutto se ci si volesse concentrare su qualcosa di serio… :-).
    Per me ormai sono ricordi lontani, ma che restano indelebili anche dopo 10 anni di pensione 🙂 🙂
    A te, poi, che insegni in centro, non mancano di certo i percorsi.
    Io, se avessi dovuto uscire, mi sarei trovata tra un cavalcavia che immetteva nella superstrada per Milano e una serie di campi…
    A questo punto era quasi meglio la Sala proff o il bar dell’Istituto!! 🙂

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