Crisi generale di sgomento

La finestra di oggi è una dolorosa veduta di Notre Dame Herbert Katzman, 1948

Veduta di Notre Dame Herbert Katzman, 1948

È davvero esecrabile a tutti i livelli il falso sgomento generale davanti all’incendio della cattedrale di Parigi. In una cultura globale, che mortifica continuamente il passato inneggiando all’utile economico, mi è difficile credere alla sincerità di certe esternazioni, anche di persone autorevoli. Ne è prova la scuola, che ha perduto quasi del tutto la funzione di trasmissione culturale che, se non l’unica, è comunque fondamentale per il mantenimento in vita della memoria storica e artistica. A questo punto non so se mi abbia amareggiato più il coro lamentoso dei tanti cultori di Notre Dame, nutriti di sentimentalismo alla Esmeralda, o l’incendio della cattedrale in sé. Di sicuro c’è che la ricostruiranno. Non siamo, d’altro canto, in Italia(vedi Genova e sorelle), ma in Francia.

10 pensieri su “Crisi generale di sgomento

  1. ornella

    Sembra che negli ultimi tempi in Francia gli atti vandalici a danno delle chiese, delle statue e delle Ostie consacrate siano stati numerosi. Ma fa certamente più sensazione pubblicare notizie di altro genere, la stampa non se n’è occupata più di tanto. E nemmeno la polizia francese, a quanto pare.
    Del resto, se veder bruciare una Cattedrale, cuore del Cattolicesimo di Francia fa impressione, c’è da chiedersi come mai così poche voci si levino a denunciare l’incendio che sta distruggendo la fede cattolica nei suoi fondamenti?
    L’obbedienza non è più una virtù, disse un prete d’avanguardia. A meno che non si debba obbedire a cattivi maestri, aggiungerei di mio. E così pare sia oggi.

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  2. Non credo che lo sgomento fosse tutto falso – quando ho visto la notizia, in netto ritardo su tutti anche se ero in rete, ho avuto l’impressione che mi arrivasse una randellata e che mi avessero strappato dalle mani qualcosa di carissimo. Solo che, se me l’avesero chiesto dieci minuti prima, avrei detto che Notre Dame non era un simbolo poi così importante anche se era una bella chiesa con delle bellissime vetrate. Probabilmente ci sono cose che amiamo senza saperlo (e certamente i politici certe dichiarazioni sono tenuti a farle)

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    1. Un conto è Murasaki(quella che viene fuori dalla scrittura del blog, sinceramente cultrice del patrimonio artistico e culturale)che riceve una randellata, un altro conto la masnada di politicanti e finti esperti che piangono fintamente sulle ceneri di Notre Dame. Gli stessi che attentano sistematicamente alla tradizione europea, anche quelle cristiana, e alla cultura tutta, oserei dire, attraverso il falso mito della liquidità postmodernista.

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  3. Io ho provato la randellata di Murasaki, ma condivido il senso del tuo post. D’altra parte basti pensare che, prima dell’incendio, nessuno si preoccupava delle problematiche condizioni in cui versava la Cattedrale né di contribuire al restauro. Poi sull’onda dell’emozione mediatica ecco che improvvisamente senza Notre Dame non si può vivere… mah!
    Confermo quanto dice Ornella sulle chiese francesi che ultimamente sono state vittime di vari atti vandalici tra cui anche tentativi d’incendio (ma non è il caso di Notre Dame).

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    1. Proprio così, Ilaria, non era, e non è, certamente mia intenzione mettere in dubbio con il post il sentimento genuino di coloro che hanno vissuto l’incendio come un attacco alla propria sensibilità culturale, artistica e religiosa. L’onda mediatica è capace di tutto: rendersi conto di ciò che storicamente e artisticamente rappresenti Notre Dame è ben diverso dal postare sui social veri capolavori di ipocrisia.

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  4. Anche per i non credenti, Notre Dame rappresenta l’arte, la bellezza e la cultura: cose che in effetti stanno tentando di mortificare sempre più. Forse non è ipocrisia, forse i politici e le altre persone che citi hanno avuto una “scossa” da questo disastro, come un rigurgito di comprensione per ciò che veramente conta e che può migliorare l’uomo.

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