Di mense pasquali e pasqualine

Incisiva e indimenticabile questa Pasqua 2019. Non sarà facile cacciarla nel dimenticatoio, ma non fidando nella mia memoria, ne lascio segno e sigillo qui, nella mia seconda casetta.

Intanto la veglia pasquale, a cui non partecipavo da almeno quattro anni; dopo che la madre si è ammalata di demenza senile, Marianeve non è più stata compagna di veglie pasquali e natalizie e io, dal mio canto, facendo trionfare la pigrizia, ho rinunciato a parteciparvi. Vent’anni fa sarei corso in chiesa anche da solo, oggi ho bisogno di una spinta esterna; quest’anno me l’ha data una responsabile liturgica, che mi ha appioppato, col mio consenso, la sesta lettura della veglia pasquale(in totale sono 8 le letture), conseguentemente, anche se avessi voluto rinunciare o mi avesse afferrato la tentazione della poltrona comoda di casa, avrei fatto una figuraccia. La veglia è stata fisicamente estenuante, essendo durata tre ore, ma in compenso me la sono vissuta, direi con eccessiva emozione, dal secondo banco. Una veglia ai limiti della controriforma storica, puramente teologica, senza additivi politici e sociali. E poi col mio parroco non si corre questo pericolo. Canti tradizionali, alcuni in latino, nuvole di incenso ed effluvi di fiori freschi da provocare qualche mancamento fisico. E le campane a festa e alleluia da rintronare.

Poche ore dopo l’altra sorpresa pasquale. Poco prima del pranzo si è presentato un mio cugino siculo-calabro-milanese, che non vedevo da 37 anni. Non starò qui a raccontare la sua tragica e avventurosa vita, ma sono occorsi pochi minuti per ritrovarsi e riconnettere sul filo della memoria le nostre vite. Quarantenne scapestrato, con una separazione alle spalle e una figlia adolescente, Nazario dagli occhi sempre vividi e curiosi del mondo si è concesso una vacanza alla ricerca delle sue radici, mettendo a soqquadro l’intera Sicilia, e anche un pranzo di Pasqua al punto che per l’emozione mi si è cucita la bocca.

Per completare il quadro, anche il pranzo dell’Angelo non è stato meno particolare, perché il mio fratello maggiore, agnostico per cultura, mi ha dato una lezione di umanità e cristianesimo autentico, invitando a pranzo suoi conoscenti in evidente disagio(economico, sociale, affettivo): un signore maturo di origine tunisina che fa il garzone presso un fornaio, una giudice in pensione, la cui vita dipende da un respiratore, una nonna col nipote aspergeriano e, per finire, una badante lituana senza famiglia. E chiaramente non poteva mancare il cugino ritrovato. A parte la mia famigliola.

Si può scordare tutto ciò?

15 pensieri su “Di mense pasquali e pasqualine

  1. La Veglia è il momento più alto della liturgia annuale, un privilegio parteciparvi (per curiosità… a mia lettura è stata la quinta) . Poi un pranzo a casa, dopo tanti anni. E anche questa è stata Pasqua.

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  2. Si tende a pensare alla Pasqua come a una parentesi di serenità tra i propri cari eccetera eccetera, ma in realtà la prima Pasqua, quella di Gesù e del suo piccolo seguito, fu una roba faticosissima anche e soprattutto sul piano emotivo; per tacere di quella degli ebrei, in piedi col boccone di traverso di agnello arrostito in fretta e furia prima di partire per un viaggio importante ma davvero pieno di incognite… diciamo che la tua è stata una Pasqua filologica, ricca quindi di emozioni 😁
    Quanto alla mia, tanto per cominciare non l’ho passata all’ospedale, poi siccome sto meglio ho fatto un gustoso pranzo pasquale nutrendo col cibo preparato da me ben quattro commensali, e mi sono perfino strafogata con l’uovo, rigorosamente fondente – insomma, un vero turbine di emozioni anche per me!

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  3. @Grazie, Ilaria, ricambio di cuore. 🙂

    @Vedi tu, Dolcezze! Impegnati come lettori. Mi compiaccio 🙂

    @Sissssì, Murasaki, filologica assai e poi da quale pulpito è venuto fuori l’invito pasquale. Non c’è più mondo. 🙂 Mi compiaccio della tua pasqua. Così si fa.

    @Grazie, Angela. E’ un post di getto; se così non fosse stato, lo avrei cancellato.

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  4. Finalmente qualcosa che mi fa pensare alla Pasqua vera… pur in ritardo
    con o senza “contono”
    Di famiglia a me ne è rimasta poca, ma qualcosa si è fatto, per quel che si poteva.
    un abbraccio caro Prof.
    Ray

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  5. ornella

    La Pasqua si prolunga per otto giorni, fino alla domenica successiva, detta in Albis. Perciò chissà che non ti siano riservate altre buone nuove!!
    La Veglia di Pasqua è il momento culminante dell’anno liturgico e va ad onore del tuo parroco averla celebrata in modo sontuoso e coinvolgente. Aspetto di poter rivivere l’esperienza quando gli impegni che tu sai me lo consentiranno, e quando soprattutto troverò la chiesa in cui non si dia corso a creatività liturgiche di dubbio valore. Come sostituire le Letture Vetero e Neo Testamentarie con il racconto delle esperienze di vita e le professioni di fede dei parrocchiani. Giusto per spostare il centro della celebrazione, dal Sacro , all’umana vicenda, da cui non è certo si riesca a trarre giovamento spirituale.

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    1. Mi mancava il racconto delle esperienze di vita dei fedeli al posto delle letture. 😂
      Poco fa ho letto che un parroco, nel leccese, si è presentato a messa con il capo agghindato a mo’ di uovo di Pasqua. Lo stesso ha esortato i fedeli ad essere uovo di Pasqua come simbolo di rinascita. Se riuscirò a trovare l’articolo, ti manderò il link. 😂

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    2. Questa mi giunge nuova (e anche significativa dei tempi… sostituire la parola di Dio con quella dell’uomo)! Io sono per un equilibrato mix tra rispetto del sacro e inclusione del nuovo (altrimenti si sia già di non parlare a nessuno), come del resto il cristianesimo ha sempre fatto nei secoli. Ecco, magari il prete con l’uovo di Pasqua in testa lo eviterei!!! 😆

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  6. Davvero emozionante questa attenzione alle tradizioni, o alle tradizioni “rivisitate”. Certo, bisogna essere credenti, o molto altruisti come tuo fratello… per me la Pasqua, uovo di cioccolato a parte, è più o meno un giorno di vacanza come un altro.

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