La dura ira placando

La dura ira placando

a concordia e amore con me,

che questo cerco, a cercare verrà.

(Prom. 191-192)

Un’intera giornata fra le bellezze laviche di Catania, il teatro romano(di scena Prometeo di Eschilo)e la casa di Giovanni Verga, dove ho tenuto ai miei studenti una lezioncina breve breve sulla biblioteca dell’autore: è questo in sintesi il sugo di un’iniziativa culturale, a cui ho aderito istintivamente coinvolgendo non solo tutti gli studenti delle mie classi, ma anche otto colleghi con scolaresca al seguito. Sottolineo il carattere istintivo della scelta, perché tutti noi, pur incoscientemente consapevoli dell’enorme sfacchinata, cui ci saremmo sottoposti per uno spostamento in giornata andata e ritorno, per uno spettacolo al tramonto, e con condizioni meteorologiche di certo non ottimali, e tra l’altro per un vagolare diurno tra le bellezze della città etnea, abbiamo pronunciato il nostro corale sì senza indugio, curiosi di sperimentare la fruizione di un dramma antico in un teatro che non fosse, per una volta, quello di Siracusa e, fatto non trascurabile, rassicurati dalla fedeltà del regista al testo originale del Prometeo senza additivi culturali contemporanei di natura socio-politica e attualizzazione snaturante. E così è stato. La giornata si è snocciolata in un continuo viavai, intervallato dalle pause merenda e pranzo, consumati nei luoghi caratteristici della città(degli studenti hanno gustato anche la carne di cavallo, specialità catanese, io due buone cipolline catanesi, una leccornia tipica del luogo, ma avrei preferito desinare in solitario perché, al solito, le colleghe son sempre a dieta, perciò ti fanno andare di traverso i bocconi): dopo il nostro arrivo la visita in tarda mattinata al Duomo di Catania, alla Pescheria, alla casa di Verga e in lungo e in largo per via Etnea e quartieri viciniori sempre con l’occhio all’insù timorosi che potesse venire giù dal cielo un acquazzone; così non è stato, ma per tutta la visita ci ha seguito, fedele e costante, un ventaccio di maestrale, che in teatro per poco non ci faceva sollevare come soffioni. Per fortuna gli studenti e anche noi professori eravamo parati al peggio, perciò, dopo un ingresso al teatro abbastanza logorante per l’attesa(si entrava come lumache), ci siamo befanizzati con berretti, foulard, giacche a vento, piumini e simili, per fronteggiare le folate improvvise di vento gelido. A sole tramontato, è calato un arcano silenzio sulla cavea e sulla scena, dominata dal palco in plexiglas, sotto il quale scorre lento il fiumiciattolo Amenanos, e dalla gabbia-rupe presso cui viene incatenato Prometeo. Poi è stato un dipanarsi di poesia, riflessione, recitazione a pieni polmoni, luci e musica, che ha catalizzato l’attenzione di tutti gli spettatori per circa novanta minuti sotto la direzione del grande regista Daniele Salvo, il cui curriculum ventennale, lunghissimo e prestigioso( il regista si è diplomato presso l’Accademia Attori del Teatro Stabile di Torino, diretta da Luca Ronconi, ed ancora ha conseguito il diploma di perfezionamento per attori del teatro di Roma diretto da Luca Ronconi, quello di perfezionamento registi europei del teatro di Roma diretto da Mario Martone e presso la Royal Shakespeare Company, e ha diretto i più grandi capolavori del teatro, mettendoli in scena in prestigiosi Teatri Greci ed Antichi  d’Italia ed europei e nei maggiori teatri al chiuso italiani ed europei)non ha deluso le nostre aspettative. Il messaggio del dramma è arrivato agli spettatori diretto e senza infingimenti teatrali di alcuna sorta: la tirannide, da qualunque parte provenga, mortifica e annienta la dignità umana. L’attività teatrale è proseguita poi, nei giorni successivi, in classe: le risonanze personali degli studenti accoppiate all’analisi di certe pagine del saggio La giustizia di Zeus e la nascita della democrazia di Giuseppe Micunco sono state il fertilizzante dialettico di queste ultime giornate di un maggio tanto tirannico meteorologicamente quanto munifico di pensieri ed emozioni.

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Prometeo, Κράτος e Βία

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Oceanine

 

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La sventurata IO

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Ermes da una finestra nella scena iniziale del suo ingresso

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Maggio che fu

Il paleolitico del Primo Maggio in un libro di lettura vintage. Domani, dopo 14 vergognosi giorni di vacanza, rientro a scuola. Se già io mi sento un alienato, non oso immaginare le condizioni in cui troverò gli studenti. Sappia chi di dovere(MIUR e ministri vari)che questa è una delle tante conseguenze dell’autonomia scolastica, che da anni sta letteralmente macellando la scuola italiana. Per non parlare del danno all’erario… Sic est.