L’atollo, il calderone e i panegirici

Considerato il successo dei post precedenti sulla prima prova degli esami di Stato, e questo la dice lunga su quanto gli insegnanti di lettere, e in generale gli italici petti, siano davvero interessati a un minimo di confronto sulla prassi didattica quotidiana, nonché sulla scuola italiana, in cui si gioca, tra l’altro, una parte del futuro dei nostri studenti, chiudo con questo post i battenti sull’argomento, non prima di aver speso qualche parola sulle rimanenti tracce. A dire il vero, anche su siti più autorevoli del mio, la discussione langue; è il caso di laletteraturaenoi, in cui un post sommario sulla prima prova, scritto da esperti del settore scolastico, non è corredato di alcun commento. Medesima sorte per la seconda prova del liceo classico; ho lasciato un commento al sito Grecolatinovivo, ma nulla. Ringrazio Ornella e Povna per i loro commenti, grazie a cui so che è valsa la pena scrivere quattro parole.

La proposta B2 ha interrogato gli studenti sul senso di responsabilità, che dovrebbe animare gli scienziati nella sfida titanica alla conoscenza a tutti i costi e senza limiti, di cui un esempio paradigmatico è fornito dal tragico episodio del 1954 in un atollo dell’Oceano Pacifico. Il dilemma che vive l’umanità consapevole è proprio questo: da un versante l’impossibilità di porre un limite alla ricerca scientifica, dall’altro la necessità di garantire la salvaguardia e la dignità degli esseri umani. La straordinaria potenza del pensiero umano, e le sue applicazioni, implica necessariamente che si realizzino opere e si creino strumenti tali da compromettere la sopravvivenza stessa dell’uomo sul pianeta? Ma la B2 proponeva l’approfondimento di un’altra pista parallela al tema di fondo: l’ignoranza dei meccanismi di funzionamento dei sistemi della vita moderna, cui si inneggia entusiasticamente senza che si abbia una chiara comprensione degli ingranaggi tecnico-economici e sociali. Un padroneggiare strumenti senza comprenderli. Proprio quello che succede ai nostri bambini, che la propaganda pedagogica contemporanea definisce nativi digitali. Che, poi, è lo stesso che capita a noi adulti. Forse la B2 si sarebbe potuta prestare ad un’articolazione della prova di scrittura più originale rispetto alle altre proposte, o forse è soltanto un’impressione soggettiva.

La B3, traccia di fattura storica, propone un compendio della storia del Novecento di Stajano, in realtà una sorta di calderone, in cui si può trovare e scrivere di tutto di più. Di fatto, a partire dai commenti e dalla periodizzazione fornita dallo scrittore, si interrogano gli studenti sul senso di insicurezza e di sconcerto(?) che domina la vita degli eurocentrati dopo la caduta del muro di Berlino. Lo si chiede a giovani che sguazzano goliardicamente nella liquidità culturale di questi ultimi anni. Senza parole.

Il filone retorico si ripropone nelle ultime due tracce, la C1 e la C2. La prima è un ritratto del Martire dello Stato Carlo Alberto Dalla Chiesa, da cui lo studente deve partire per sviluppare un discorso coeso e coerente sulle tematiche del brano; la seconda è un pasticcio a metà tra biografia, storiografia e aneddotica sulla figura di Bartali. L’intenzione dei redattori della prova abortisce sul nascere, poiché il tema proposto, Tra sport e storia, si converte in una sorta di panegirico dello sportivo, un modellino fornito agli studenti, perché possano proporre un loro discorso sul rapporto tra sport, storia e società. La pecca peggiore di questa traccia è nella nota, che accompagna una delle affermazioni: “I nostri padri e i nostri nonni amano raccontare che Gino salvò persino l’Italia dalla rivoluzione bolscevica, vincendo un memorabile tour…”. Questo è davvero troppo: consegnare agli studenti una nota, che non ha alcun fondamento documentale sotto il profilo storiografico. Non si tratta qui di parteggiare politicamente per lo schieramento X o Y, ma di fornire ai giovani una visione distorta di ciò che vuol dire ricerca storiografica e accertamento delle fonti.

Si può dire? Tracce bocciate.