Come su spilli e ruvidume

Domani 2 settembre, com’è noto, si celebra il Capodanno degli insegnanti e, perciò, mi pare doveroso augurare a tutti i colleghi, blogger e non, un fruttuoso anno scolastico. Poiché io non trovo le parole(sembra che mi sia tagliato la “lingua”), uso quelle di una collega, che insegna ai piccolini. Mutatis mutandis, la sostanza non cambia.

“Le lancette tra poco segneranno sull’orologio l’ora, quella della campanella. E loro, che se la giocano centimetro meno centimetro piú sul metro, con zaini pesanti di libri, curiosità e monellerie torneranno. Chiassosi come barbari in discesa dalle Alpi, torneranno su sedie piccole e banchi a misura di libri, matite e gomme, che di gomme e matite non se ne salverà nessuna, anche fossero le mie. Anzi, proprio e anzitutto le mie.

Scueti, come su spilli e ruvidume, staranno in silenzio. Cinque minuti di silenzio. E poi ‘posso andare in bagno?’ che pare la Mecca per i musulmani e poi ‘ho perso la penna’ risucchiata dal buco nero di Hawking; e poi ‘mi gocciola il naso’ che pare la conduttura di una città intera e poi ‘sto per starnutire, sto per starnutire’ cosí in pieno viso; e poi ‘ti voglio bene’ di nutella su faccia gomiti e caviglie e poi ‘lui, mi ha fatto male’ ma é subito subito pace.

Io starò di meraviglia a vedere. A guardarli.

E vedrò le loro mani piccole di sei anni stringere matite e penne e segnare le prime linee sul quaderno bianco. Linee che diventeranno lettere e sillabe e parole. Frasi. Buone come quelle degli innamorati; buone come quelle dei superstiti; buone come quelle dei matti.

Vedrò mani piccole di sei anni e i primi numeri. Quelli che poi si uniscono e poi si sottraggono e poi si moltiplicano e poi si dividono e diventano tanto e diventano meno. E che poi sanno contare tutti i bambini che sono nel mondo e tutti i panini che servono perché nessuno di loro pianga, di fame; che poi sanno contare tutti gli uomini che sono nel mondo e tutti i fazzoletti che servono perché nessuno pianga, di dolore.

Vedrò occhi all’inverosimile aperti su libri di lettere. E prima saranno solo vocali.
A di Ape, E di erba, I di imbuto, O di orso, U di uva. Così da sempre.
Fosse stato mai – dico io – A di amore per promettere un mondo a misura della meraviglia; E di errore da sempre in rosso come i re che fanno cose grandi; I di insieme, che da soli magari si arriva prima ma anche scontenti; O di ostacoli, che si superano e fanno forti anche i fragili; U di unione, che non è divisione, che non sono muri.

Vedrò occhi, quindi, aperti su libri di numeri. E saranno l’uno che sei tu, il due che siamo insieme, il tre che c’è l’amico in piú, e poi si unisce il quattro, cosí fino a cento e poi a mille di mille. Un paese. Una città. E poi il mondo intero.

Vedrò bocche di sorpresa che si fanno aperte a ripetere le poesie, tante a memoria, di rime abbracciate – che sono innamorate. Ed è, quindi, il gioco delle parole. Tutte capricciose e divertite e potenti; irriverenti e strampalate e matte sí, proprio matte. Che ci becchi il soldatino che se ne va a far la guerra ma che poi si innamora della ballerina e la guerra non la fa piú; che ci becchi galline e pulcini e mucche e asini e pecore, che tutte sono tante e neanche ci stanno nella vecchia fattoria di quello lí; che ci becchi i numeri pure quelli nuovi che Rodari usò per contare l’allegria e la fantasia; che ci becchi il triangolo da sempre un po’ appuntito e il cerchio da sempre chiuso in sé e che poi perfetto, secondo me, non lo è.

E poi io resterò di meraviglia a vedere.

Me li vedrò piccoli di uomini e donne che saranno. Diventeranno i migliori. Tutti, uno ad uno, nessuno escluso. E saranno scueti, come su spilli e ruvidume, senza mai piegarsi. E saranno scueti, e che Dio li benedica, a pretendere una sedia, un banco, insomma un posto. E saranno scueti e non si fermeranno mai. Avanti, sempre avanti a far il meglio, il loro meglio, anche se all’inizio pare peggio.

Me li vedrò cosí. E resterò di meraviglia a guardarli. Scueta anche io insieme a loro.
Loro piccoli di uomini e di donne che saranno. Io donna di bambina che sono.

E speriamo che io domani, alla prima sveglia, me la cavi”. Consuelo

3 pensieri su “Come su spilli e ruvidume

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