Partenza, via!

Le lezioni sono entrate nel vivo, o quasi. I primini mi chiedono quando studieranno latino e non comprendono che già lo fanno, ma in modalità-prerequisiti. Oggi mi sono permesso di chiamare a sorte alla lavagna due virgulti, onde verificare fossero in possesso di nozioni-base della sintassi italiana. Il vuoto, o quasi. Tremebondi, spaesati, alienati… aggiungerei. Li ho dovuti rassicurare e così la lezione si è trasformata in un sostegno psico-grammaticale. Mi hanno mosso dentro una tenerezza indefinibile e ho messo a tacere la tigre ruggente, le cui zampe avevan già pronti all’uso gli artigli della ramanzina. È fuggita via un’ora soltanto perché si chiarisse la differenza tra predicato verbale e nominale. A fine lezione ho assegnato due esercizi, ma soltanto due gli alunni con il libro di testo. Come fare? Ricorrere alle fotocopie? Prontamente una virgultona assai sveglia alza la mano e chiede di parlare.

Professore, se permette, posso fotografare la pagina degli esercizi e inviarla al gruppo whatsapp della classe, così tutti possiamo svolgere gli esercizi.

Detto, fatto. Domani così potrò correggere gli esercizi. Gli alunni propositivi son sempre benvenuti e conquistano subito la mia simpatia, ma il dato più sconvolgente è che l’allieva ha trovato una soluzione, che era a portata di mano, e di occhi, e che io non sono riuscito a vedere.

La scuola è cominciata.