Il silenzio, la vita

Sono ancora vivo e vegeto e mentirei, se dicessi di non avere avuto il tempo di aggiornare il blog. È pur vero che, tutte le volte in cui mi sono messo a scrivere, è subentrata un’incombenza improvvisa e ho dovuto mollare la tastiera, salvando tuttavia sul buon WordPress la bozza che, ripresa qualche giorno dopo, non meritava più la mia attenzione e perciò finiva automaticamente nel cestino. Da qui il silenzio eremitico del mio blog, che si somma a quello di tanti altri, che fluttuano nell’indistinto della grande rete. Poca scrittura, ma tanto studio a capofitto sia per il mio piacere personale che per i miei studenti(peggio per loro!). Le ore più produttive per lo studio restano per me quelle mattutine. Lo stesso vale per i compiti da correggere. Il silenzio del mattino mi permette di vedere la realtà in modo distinto, gli impulsi soggettivi delle passioni tacciono, il tempo rallenta la sua corsa. A scuola, come sempre, l’esperienza più esaltante e motivante si realizza esclusivamente nella relazione educativa con gli studenti, mentre il resto è fuffa da imbrattafile. Nonostante i tentativi politici di ospedalizzare gli studenti, ormai ridotti ad acronimi clinici, malgrado le derive del renzismo, che ulteriori piaghe ha aggiunto al corpo malato della scuola italiana, per quanto sia fonte di amarezza vedere tanti colleghi che hanno abdicato al loro ruolo di educatori, tuttavia resta sempre un’esperienza di rigenerazione umana e spirituale entrare in aula e dialogare con gli studenti. Quale altra professione, se non l’insegnamento, ti costringe a restare sempre giovane? È il lifting migliore.

6 pensieri su “Il silenzio, la vita

  1. Accudire il nipote è l’elisir della vita. Con Pietro vivo una nuova giovinezza. Lui mi costringe ad aggiornarmi e spesso m’insegna tante cose riguardanti il mondo informatico. Sicuramente stare a contatto con i giovani aiuta a vivere meglio la vecchiaia.

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  2. L’insegnamento dona non solo la giovinezza, ma anche la capacità di interpretare la realtà senza rimanere arroccati sulle proprie posizioni, visto che ci costringe ad essere sempre “nuovi“. Ecco perché è il lavoro più bello del mondo.

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  3. Innanzitutto, come ho scritto varie volte, il blog è libertà. Ritengo che non ci si debba giustificare per non aver avuto tempo o voglia di scrivere, o aver preferito fare altre cose.
    Riguardo il rapporto con i giovani, è verissimo che mantiene giovani, come anche avere figli o nipoti. Ma io non ho il tuo ottimismo e il tuo entusiasmo riguardo il rapporto educativo con gli studenti, i quali tendono ad assorbire pesantemente (e se ne vantano!) tutte le storture della società contemporanea. Per non dilungarmi e non entrare in terreni anche più spinosi ne cito solo una: la dipendenza patologica da cellulare. Mi sembra che la mia azione educativa nelle classi si riduca a quello: controllare, proibire, regolamentare l’uso di quel maledetto attrezzo.

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    • Che poi, Gipsy, a chi gliene frega se non scrivi? C’è anche questo risvolto, anche se in qualche modo personalmente “mi lego” ai blogger.
      Quanto agli studenti… sì, certo la situazione non è delle migliori se si guarda in generale, probabilmente io mi trovo in una scuola “paradisiaca”. I miei studenti non fanno figurare il cellulare sul banco e durante i compiti me lo consegnano. Quindi possono stare anche 4 ore durante il compito d’italiano o di latino, 2-3 ore, senza che lo sfiorino. Ciò non vuol dire che non possano averne uno di ricambio o adoperare altri strumenti di aiuto. Quindi vigilare sempre. A ciò si aggiunge il fatto che preparo personalmente i compiti in classe e inserisco quesiti, che comportano l’uso del cervello. Sono compiti stratificati a più livelli. Per esempio, la versione dal latino non è mai soltanto versione. C’è tutto. Sintassi, lessico, richiami al programma svolto negli anni precedenti, insomma mi organizzo. Ed è una faticaccia.

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