Il bastone

In un commento al post precedente l’amica Angelalamaratoneta mi ha permesso di allargare gli orizzonti rispetto al tema proposto, ossia la capacità dei giovani, e aggiungiamo dei fanciulli, di trasmettere vitalità e voglia di vivere a chi, per età e per esperienza, risulta essere più maturo. E’ abbastanza notorio che i nonni, ad esempio, rinnovino attraverso i nipoti la loro genitorialità e vivano una seconda giovinezza. Solitamente è così che va il mondo, ma può succedere che tra giovani e maturi si inneschi un corto circuito nella relazione umana e ciò si verifica quando uno dei due poli costruisce un muro di incomunicabilità e si arrocca sulla torre del proprio pensiero assolutistico. Talvolta può verificarsi che l’adulto assuma un atteggiamento oppositivo rispetto a un giovane per semplice e pure invidia, intesa come desiderio frustrato di volere essere l’altro. In tali occasioni il mio pensiero plana sulla chiusa finale di una celebre novella di Giovanni Verga, “La roba”, che gran parte dei commentatori giustamente chiosa come celebrazione della sconfitta della capacità di Mazzarò di accumulare ricchezza tramite l’acquisizione, non sempre debita, di terre. Nella parte conclusiva Mazzarò è letteralmente roso dall’invidia nei confronti di un giovane seminudo, carico come un asino, al quale lancia il suo bastone tra le gambe, rammaricandosi del fatto che costui, poveraccio, ha davanti a sé una vita lunga, mentre egli dovrà lasciare tutta la sua roba. In classe con gli studenti mi son sempre soffermato su questa figura del giovane seminudo che, se in modo esplicito allude alla sua povertà, tuttavia in modo implicito evoca l’idea della giovinezza e della vitalità, da cui Mazzarò sarà definitivamente escluso dalla morte.

6 pensieri su “Il bastone

  1. Gli anziani saggi non dovrebbero mai mettersi in competizione con i giovani. Io sono figlia di altri tempi ma cerco di continuare a instillare il vaccino della memoria e dei veri valori.

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  2. Per quel che ho visto, l’invidia verso la giovinezza tradisce una profonda insoddisfazione verso la propria esistenza, aggravata dal fatto che indietro ormai non si torna più. Mazzarò dunque si accorge che tutti i sacrifici che ha fatto per “la roba” sono stati sprecati e gli hanno impedito di vivere – ed ecco che con un colpo di coda la novella cambia di significato e diventa molto più profonda di come di solito te la raccontan. Iio non l’ho mai letta, scansandola anzi come la peste: mi è bastato e stravanzato mastro-don Gesualdo, che di solito viene considerato una specie di sviluppo più completo della Roba, ma mi sembra di capire che la questione è più complessa di così.
    Viene da pensare che il tema della gelosia dei Vecchi verso i Giovani – un tema molto spinoso e che nel nostro lavoro vediamo abbastanza presente – sia stato censurato dalla critica che leggiamo a scuola, e fai molto bene a metterlo in rilievo (quanto a me, dovrei forse farmi forza e decidermi a leggere quello sgradevole racconto).

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    • Mi rallegra il fatto che anche tu nutra dei dubbi sulla trasmissione scolastica dei significati della novella in questione. A me pare che Verga, e non è l’unico caso, vada ben al di là delle categorizzazioni letterarie. Sforziamoci di farli parlare, gli autori, della vita. 😊

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