L’oro verde

Serata da frantoio, ammesso che non ci sia stato altro tipo di frantumazione… Il rumore è assordante, ma il risultato è eccellente. Tradizione vuole che si assista al filtraggio finale dell’olio dopo la spremitura. In realtà il rispetto della tradizione è un pretesto per far sì che non ti freghino nella fase della pesatura della tara e dell’olio.

Ore a colori

Le ore, lentissime, durante le quali gli studenti svolgono il compito in classe, costituiscono uno stillicidio, che rasenta il limite dell’eternità. In base alla tipologia del compito, non copiabile/copiabile, o sto seduto o vago come un mastino masticando con i piedi in lungo e in largo il pavimento dell’aula. Giro, rigiro, cambio direzione, sto in sosta dietro le loro terga, occhi a destra e a sinistra, avanti e dietro. In ogni caso osservo gli studenti. Talvolta mi soffermo ad analizzare il loro abbigliamento, le scarpe da tennis che calzano, l’astuccio dove ripongono penne, matita, gomma, il tipo di grafia che adoperano, indago se sono pasticcioni oppure ordinati, curati o trasandati, tristi o allegri, insomma un buon esercizio di osservazione. Altre volte, invece, faccio galoppare l’immaginazione, figurandomi, sulla base della personalità che traspare dai loro atteggiamenti, cosa faranno da adulti, se saranno medici, ingegneri, commessi, impiegati. Stamattina, durante la ronda nella classe degli imberbi, non riuscivo a darmi pace, osservando sul banco di una studentessa un set completo di evidenziatori griffati e perciò di un certo valore monetario. Così mi sono posto un po’ di domande: a cosa possano servire 10 evidenziatori multicolori in sei ore di vita scolastica, quante probabilità ci siano che tutti e dieci vengano usati in sei ore, se si aggiunge che non tutte le materie prevedono che si evidenzi qualcosa su un libro o un quaderno, e quanto i genitori abbiano pagato, se si considera che la spesa per i libri è già di per sé esosa. Chiaramente a queste domande non ho dato alcuna risposta certa, né mi stava a cuore soddisfare la mia curiosità, ma la mia vis immaginifica, forte delle precedenti osservazioni, reclamava impenitente una risposta e così ha azzardato un’ipotesi: trattasi di una studentessa analitica, amante dei colori, che si impegna con tutte le sue forze per sfidare la novità assoluta del nuovo corso di studi. Me ne ha dato conferma al termine del compito, quando con le lacrime agli occhi mi ha dichiarato di aver fatto del proprio meglio per completarlo, pur sapendo che avrebbe potuto di più. Allora non mi è rimasto che pronunciare la tipica frase di incoraggiamento.

…la prossima volta, la prossima volta.

14

14, esattamente sono trascorsi 14 anni, durante i quali Giuseppe si è diplomato, laureato ed è oggi ingegnere, prossimo anche alle nozze. La ferita si è quasi del tutto rimarginata dopo la bocciatura di quell’anno disgraziato, per lui e per tutti, perché, diciamolo francamente, quando un consiglio di classe decide di non promuovere un alunno, si innesca un processo di sofferenza, che si propaga in tutta la cerchia degli esseri umani coinvolti. Tra l’altro Giuseppe, lungo l’arco di questi anni, ha sempre incrociato la sua strada con la mia; vivendo noi nello stesso centro e a pochi metri, è stato inevitabile incontrarsi casualmente e abbassare gli occhi in segno di offesa. Forse di odio. Mi pesava assai incrociare i suoi occhi e leggervi, anche solo per una frazione di secondo, una velenosa ostilità inveterata dal tempo. Oggi Giuseppe ha abbattuto quel muro; ci siamo incontrati in un luogo triste, il cimitero per l’esattezza, proprio all’ingresso. Io uscivo, lui entrava. Stavolta Giuseppe non ha abbassato lo sguardo, ma ha corso verso di me come una saetta, chiedendomi se mi potesse salutare e abbracciare. Non credevo alle mie orecchie. Ho allargato le mie braccia, accogliendo questa ferita umana quasi rimarginata. E’ stato un momento di forte emozione. La sorpresa doveva però ancora arrivare: Giuseppe mi ha ringraziato della bocciatura. Dopo quell’esperienza la sua vita, il suo approccio alla vita è cambiato totalmente. Ha frequentato un altro liceo, ha conseguito il diploma, la laurea ed oggi esercita la sua professione. Mi ha confessato che da tempo nutriva il desiderio di parlarmi, ma non trovava il coraggio e non riusciva a superare un certo timore risalente addirittura a quegli anni apparentemente archiviati. E’ stato un momento liberatorio. Per me e per lui. Ora so che, quando ci incontreremo, e accadrà non raramente, non ci sarà più nessun muro a separarci, ma soltanto macerie.