Questo non era previsto

Oggi pomeriggio mi son dilettato nella lettura di Internazionale Storie, per l’esattezza il n.1339, che raccoglie dei racconti brevi, scelti per questo numero da Neil Clark, ruotanti tutti sul genere fantascienza. Alcuni li ho trovati pregevoli, quelli in cui soprattutto l’essere umano è ancora parte attiva del motore narrativo, altri un po’ meno, ma in ogni caso interessanti e ricchi di riflessioni sull’oggi e sul domani, che attende il nostro pianeta. Penso di proporne due ai miei studenti maturandi. La vaghissima lettura si è rivelata ancora più gradita, quando sulla penultima pagina ho adocchiato le migliori vignette del New Yorker; ne posto qui tre, che mi hanno spinto, tra l’altro, a scrivere questo post di fine anno. Volendo tenere per me stesso i bilanci personali, che non ho fatto finora e che probabilmente non farò, voglio per via interposta offrire, invece, attraverso queste tre immagini, un resoconto in immagini di questo nostro pazzo mondo, nella speranza di poter ri-umanizzare, ciascuno nello spazio del vissuto personale e nel concreto quotidiano, azioni, gesti, pensieri e parole per l’immediato futuro, che ci apprestiamo a vivere.

Bambinelli e presepi

Anche per questo Natale, ma soltanto per un evento fortuito, ho fatto un piccolo giro fra chiese e non ho potuto che immortalare presepi e bambinelli. Nelle prime tre foto i personaggi sono di antica fattura, non pregevolissima, ma sicuramente in creta o in gesso. Sono scatti veloci purtroppo. Nelle ultime due un bambinello di Praga con la tipica foggia rossa e un Gesù orfano di padre e madre, sebbene inserito in una capanna; gli fanno compagnia, però, due angeli e due pecore.

Natività 2019

Quest’anno un presepe tra fiori, angeli e luci. Ho faticato un intero pomeriggio, ma alla fine ce l’ho fatta. Augurissimi di buon Natale a chi passa da questo deserto in rete!

Un bambinello napoletano donatomi dalla mia amica Marianeve

Bouquet natalizio: stelle di Natale con orchidea screziata

Angeli e fiori

Ed io tra di voi

L’acme del primo quadrimestre è stato raggiunto, ossia il ricevimento dei genitori; solitamente l’evento si consuma nella prima quindicina di dicembre, ma per intercessione della martire Lucia non mi è toccato il 13, perciò le arancine le ho digerite in tutta serenità. Così non è stato per il tempo assai inclemente, infatti proprio la sera del 13 si è scatenata una bufera di vento e acqua, che ha tenuto in sospeso le anime pie organizzatrici della festa; sfidando il vento e l’acqua, le marescialle pietose hanno intabarrato la statua per benino avvolgendola in cellophane e han costretto la martire a percorrere le vie del centro. In sospesa attesa sono stato io qualche giorno prima della festa in vista del ricevimento, come accennavo sopra, perché conoscere dei nuovi genitori riserva sempre delle sorprese. E l’imbarazzo è arrivato puntuale, quando si son presentati due genitori desiosi di conoscere le sorti del loro virgulto primino; dai miei fidati missi dominici avevo appreso che i due fossero separati, come da tempo avevo annotato nella memoria alcune mistiche estasi di distrazione del loro germoglio, intervallate dalla realizzazione di ritratti, fatti a penna, di indubbia fattura artistica durante il rosario di terminazioni latine e analisi sintattiche. Nella conversazione a tre(io, il padre e la madre del giovane)in realtà mi è sembrato di recitare un monologo, perché le reazioni dei due si consumavano nel silenzio dei loro sguardi, di odio feroce di lei verso di lui, di eterei sorrisi di lui verso di lei; ad ogni mia considerazione o giudizio negativo sul figlio, lei dapprima sgranava, inorridita, gli occhi incollandoli sui miei e poi, di scatto, li volgeva al marito, o ex, accusandolo mutamente di essere il responsabile dell’andazzo del figlio che, ben inteso, ha bisogno di attente cure didattiche, ma non è una frana. Il monologo credo sia durato circa 6 minuti e si è concluso con una stretta di mano foriera di nuovi colloqui nell’immediato. Non so cosa augurarmi per il futuro, se di incontrare i gelidi e astiosi occhi di lei o gli inebetiti sorrisi di lui.

Aerososta

La bizzarria della vita: scattare foto in attesa dell’atterraggio di un aereo. Per chi non lo sapesse, ma lo può immaginare, l’aeroporto Falcone-Borsellino è quasi del tutto interdetto alle automobili al fine di decongestionare il traffico in arrivo e in partenza; agli arrivi è consentito al massimo sostare per 15 minuti, alle partenze neanche questo, infatti, se si premunisce di ali, il passeggero può volare direttamente dall’auto all’aereo, essendo la corsia strettissima. Da una parte ci si angustia considerati spazi e tempi ristretti, dall’altra le auto scorrono come l’acqua di un fiume e regna l’ordine. Nessuno può sfuggire alla mannaia delle telecamere e le sanzioni sono abbastanza salate. All’automobilista nervosetto e impaziente non resta che ruotare senza sosta, sostare in prossimità dell’autostrada(cosa impossibile, perché è sempre di vedetta una pattuglia dei vigili urbani)oppure sostare per quasi 15 minuti nella zona rossa e, nel caso in cui il passeggero resti bloccato in attesa della valigia, uscire fuori dall’area video sorvegliata per rientrarvi subito dopo. Ho scovato però un amenissimo posto di mare, a due passi dall’aeroporto, che consente di sostare quanto si desideri a costo zero e intrattenuti dalla musica delle onde marine. Oggi, complice il sole, è stato possibile fare qualche scatto.

Torre Pozzillo
Cumuli di posidonia con annessa plastica
Una farfalla al sole