Dantedì

Allegoria della grammatica

Approfitto di un’attesa rilassante, e prima dell’ingresso a scuola, per elogiare la pregevole istituzione del Dantedì da parte del Consiglio dei Ministri su proposta di Dario Franceschini e istigazione, a quanto pare, del professore Sabatini. Certamente si può convenire da parte di tutti che un giorno non sia sufficiente per rendere omaggio al Poeta per eccellenza, considerata l’inesauribilità del suo messaggio, ma è già un buon passo avanti per consentire ai nostri studenti di sapere che Dante c’è. Infatti per una giornata simile occorre darsi da fare per preparare gli allievi alle iniziative, che le scuole riterranno più convenienti alla statura umana e culturale del Poeta. Attualmente i ragazzi riescono a strutturarsi un’immagine assai stereotipata della Divina Commedia e peraltro soltanto di una parte, di quella che ritengono più avvincente sul piano narrativo, ossia l’Inferno. Poi, avanzando il triennio, le immagini dell’oltretomba diventano sempre più sbiadite e l’oblio della terza cantica è quasi assicurato. Sovente, in base al contesto della discussione didattica, mi capita di citare agli studenti un verso dantesco divenuto proverbiale, ma subito dopo me ne pento, perché nei loro occhi leggo l’indifferenza dell’ignoranza, quindi che ben venga questa ennesima giornata della memoria! Se non altro gli studenti saranno spinti a impegnarsi di più; ho contezza di ciò perché da anni un liceo palermitano organizza una settimana di studi danteschi, che ospita eminenti dantisti che tengono un ciclo di conferenze, intervallate da recitazioni di versi o spettacoli teatrali e musicali spesso affidati agli studenti. Per parteciparvi occorre preparare gli studenti sul tema annuale prescelto almeno due mesi prima dello svolgimento della kermesse culturale e tra l’altro soltanto su prenotazione. L’iniziativa è aperta a tutte le scuole della città, ma si partecipa a numero chiuso per fortuna. L’unico neo è che gli spazi non sono abbastanza capienti da ricevere un gran numero di alunni, ma forse proprio per questo la settimana di studi danteschi risulta elegantemente piacevole. La si può definire quindi selettiva e in realtà lo è, non perché esclude la massa degli studenti, ma perché li invita a un approfondimento che va ben oltre la trovata ministeriale del Dantedì. In rete mi sono imbattuto in giudizi non proprio lusinghieri sulla giornata dedicata a Dante. Riporto qui, perché lo trovo il più approfondito, l’articolo di Doppiozero che con scrittura altamente caustica critica la scelta dei nostri politici e condanna il risvolto mercificante dell’operazione Dante.