Le mele di Rancore🍎🍎🐍

Il testo sanremese di gran lunga apprezzabile sotto il profilo della fattura letteraria è sicuramente Eden di Rancore, da me ignorato durante la gara canora anche per l’impossibilità di seguire a notte fonda; l’ho scoperto dopo, ascoltandolo alla radio. A detta di Rancore il testo affronta come tema la scelta di noi esseri umani ed è in effetti una specie di cronistoria di tale capacità che, partendo dal racconto biblico, giunge fino all’attualità politica internazionale attraverso il riferimento all’Iraq e alla Siria. (L’associazione antitetica Biancaneve-strega e falsa pace-conflitto mediorientale è di maniera, ma di effetto icastico straordinario). Sembra però che tale libertà dell’essere umano scemi man mano che si raffini sempre più l’arte umana di danneggiare gli esseri umani stessi, creando l’illusione collettiva secondo cui tutti siamo liberi di scegliere. Ne è indizio l’incipit della canzone con il riferimento, ribadito linguisticamente dalla ripetizione, della parola chiave codice. Cosa siamo noi oggi se non un codice che viaggia matematicamente attraverso i fili invisibili della rete e che, nonostante questo, è capace di tarpare pesantemente la nostra libertà di scelta e di chiuderci nelle immagini di un profilo socio-economico da vendere a chi paga di più? Codice e non più mela, criptica imposizione di libertinaggio e non libertà; a questo ci saremmo ridotti dopo tante presunte scelte, che invece hanno segnato il corso dell’umanità. L’elemento connettivo, intorno cui si metaforizza la narrazione rap, è costituito dall’immagine della mela, la mela dei progenitori biblici, quella di Paride, di Newton, di Apple e Alan Turing, la grande Mela e la terra come mela da mordere e depredare. Non poteva mancare in questa complessa allegoria la figura del tentatore, qui raffigurato dalla vipera alla base del melo pronta a far discendere da ogni(presunta?)scelta una cascata di conseguenze, di cui l’uomo non sempre si è del tutto assunto le responsabilità; alla logica l’uomo-mela ha preferito la tentazione del potere, il dominio e la spoliazione della terra. Cosa resta oggi di noi umani se non un codice, quante mele autentiche convivono insieme a falsi frutti, che si ritengono generati, invece, da atti di libertà? Filosoficamente il testo di Rancore sembra gravitare sull’orbita dell’esistenzialismo e saccheggia bene e a piene mani nella tradizione letteraria occidentale. Tra le immagini che mi sono piaciute di più quelle di Paride, che si aggira tra gli dei ansiosi per la sua scelta, di Giunone nel giardino delle Esperidi, dell’IPad oro, delle parole-mele dei mafiosi. Che dare dunque a Rancore se non un bel dieci?

Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime è solo un codice, codice
Su queste linee solo un codice
L’11 settembre ti ho riconosciuto
Tu quando dici, grande mela è un codice muto
Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq
Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria
Passo ma non chiudo!
Cosa ci hai venduto?
Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton
Rotolando sopra un iPad oro
Per la nuova era
Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati
Carica
Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra
Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione
Chi si limita alla logica è vero che dopo libera la vipera alla base del melo
Che vuole…
Quante favole racconti che sappiamo già tutti
Ogni mela che regali porta un’intuizione
Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti è una finzione
E ora il pianeta terra chiama destinazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei? Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?
Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome
Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi
Quante mele d’oro nei giardini di Giunone
Le parole in bocca come mele dei mafiosi
E per mia nonna ti giuro
Che ha conosciuto il digiuno
È il rimedio più sicuro
E toglierà il dottore in futuro
Il calcolatore si è evoluto
Il muro è caduto
Un inventore muore nella mela che morde c’era il cianuro
Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime
E dopo
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica
Ancora
L’uomo è dipinto nella tela
Ma non vedi il suo volto è coperto da una mela
Si, solo di favole ora mi meraviglio
Vola
La freccia vola
Ma la mela è la stessa
Che resta in equilibrio
In testa ad ogni figlio
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi
Di dimenticare quel frastuono
Tra gli errori suoi
E gli errori miei
E guardare avanti senza l’ansia di una gara
Camminare insieme sotto questa luce chiara
Mentre gridano
Guarda, stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Amati, copriti, carica
‘Ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei?
Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?
Se tu fossi qui
Cosa ti direi
C’è una regola
Sola
Nel regno umano
Non guardare mai giù se precipitiamo
Se precipitiamo

7 pensieri su “Le mele di Rancore🍎🍎🐍

    • Il mio interesse è linguistico-letterario, se fior di eminenti linguisti se ne occupano, perché non dovrei farlo io? Sono uno dei termometri della lingua le canzonette.
      Ammetto che alcune mi piacciono 😀

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  1. C’è anche Magritte e, secondo me, un richiamo in filigrana (non esplicito, ma come risonanza intertestuale) a Forrest Gump, in questa corsa folle con cui Rancore riprende tutto il tema del libero arbitrio. L’ho ascoltata la prima sera, con simpatia perché ne ricordavo il timbro che mi aveva colpito l’anno scorso quando faceva da spalla a Silvestri, aspettandomi uno bravo di un genere che non è mio.
    Ho immediatamente decretato che per me, in quel festival, era LA canzone. In assoluto e su tutte. Lo confermo ascolto dopo ascolto. Molto bella, tra l’altro, anche la rilettura di Luce.

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