Pio, pia, pai…non sono patatine

6b44d65811a306e4c5406f8fcf909d66Oggi mi sono dedicato allo studio dell’ordinanza n. 11 del 16 maggio del 2020 anche allo scopo di arrivare con le idee chiare allo scrutinio finale delle classi intermedie. Già compiere questa delicata operazione in video è difficoltoso, figurarsi arrivarci asciutti e annaspare arrampicandosi sullo schermo del pc. Volgarizzando alquanto, chioso personalmente quanto compreso:

  • Tutti gli alunni vanno promossi, a meno che ci si imbatta in quegli sventurati, che abbiano frequentato quasi mai nel corso di tutto l’anno scolastico e dei quali non ci sia traccia di produzione alcuna e che abbiano reiterato, peraltro, la scioperataggine anche nella Dad per motivi comunque non legati a connessione e strumenti vari. Per giunta la non ammissione deve essere varata all’unanimità. Un bel vulnus alla democrazia collegiale, non c’è che dire.
  • Vengono annullate le sospensioni del giudizio e si può essere promossi, a rigore, anche con una bella scorpacciata di insufficienze, ma con l’obbligo da parte del consiglio di classe di stilare un PAI, un piano di apprendimento individualizzato, che indichi lacune da colmare e strategie didattico-militari, da realizzare a partire dal primo settembre 2020 con l’ausilio dell’organico di potenziamento(nella mia scuola continuano ad arrivare colleghi potenzianti che in genere non hanno competenze nelle discipline di indirizzo); il tutto, quindi, a costo zero.
  • L’anno scolastico 20-21 diventa, pertanto, una propaggine del 19-20, tant’è che è possibile prolungare il PAI per tutto l’anno prossimo.
  • Poi c’è il PIA, il piano di integrazione degli apprendimenti di quei docenti disconnessi, che non hanno completato la realizzazione di quanto programmato, quindi lo scrutinio finale diventa sede di programmazione e non più soltanto di valutazione.

Queste le perle più rappresentative dell’ordinanza, che non sarebbero tali se per due mesi i vertici tutti non ci avessero intrattenuto sui mirabilia della valutazione formativa, che di fatto ha precluso ai docenti di registrare voti e ha fatto rinverdire loro i vecchi giudizi brevi che sempre comunque hanno accompagnato i numeri.

Ora, dopo tre mesi di valutazione formativa(con alunni complessivamente presenti, educati, interessati…)chi ha il coraggio di assegnare un voto inferiore a sei decimi anche in presenza di qualche lacuna peraltro mai accertata con sicurezza tramite Dad?

Proprio no! All’incoerenza infantile delle menti eccelse oppongo la coerenza di chi ha recitato alla perfezione la mascherata pirandelliana dalla Dad da coronavirus. Che sia formativa fino alla fine, la valutazione! Io in classe devo entrare con dignità l’anno prossimo: le cattedre non sono come le poltrone dei politici. Le prime durano, le seconde traballano al primo vento contrario.

Orch’idee

Chiariamo subito: non ho scattato io queste foto, ma un appassionato, come me, di flora spontanea siciliana, infatti si tratta di orchidee autoctone, che personalmente non ho mai avuto il c… di vedere e immortalare. L’elemento straordinario è dato dalla varietà dei colori di questi fiori disseminati nel medesimo campo: è una fantasmagoria spaziante dal bianco al beige, dal rosa al fucsia. Ho preferito postare le orchidee anziché esprimere le mie idee da orco isolato imbalsamato davanti allo schermo della Dad. Nonostante la daddità il lavoro scolastico di fine anno non è cambiato: relazioni e programmi scolastici han fatto da giorni capolino. Ho impiegato ben due pomeriggi per stilare quelli dei maturandi, la cui stanchezza è palpabile anche per vie virtuali. Domani sarà il grande giorno: ultima spiegazione con poesie all’insegna di emozioni e pensieri. È sempre stata una mia consuetudine lasciare ai ragazzi un messaggio finale in poesia, una sorta di consegna spirituale del mio mondo letterario. Cinque anni fa è toccato al Montale del Piccolo testamento, quest’anno al Pasolini degli affetti privati. Sarà la daddità o il Covid, ma questa conclusione fa rimare cuore con amore.

La prima è la seconda, la seconda è la prima

Sulla prima prova scritta, che non ci sarà, ma che diventa seconda prova orale, mentre la seconda prova scritta, che non ci sarà, diventa la prima prova orale agli esami di maturità. Come tutti, anch’io ho dato uno sguardo alla bozza che riguarda gli esami di maturità e sono scaturite queste riflessioni.

A mio parere il breve testo, cui fa riferimento la normativa contenuta nella bozza sugli esami di maturità, rappresenta una sorta di surrogato in versione orale della prima prova scritta, che quest’anno per ovvie ragioni covidiche non sarà svolta. Da qualche anno si è notato come la prova d’italiano abbia via via mutato fisionomia anche in quelle tipologie che più sono vicine all’ambito letterario stricto sensu. Il Miur, influenzato dalle rilevazioni dell’Invalsi, ha sempre più privilegiato la comprensione e la produzione del testo a discapito delle altre competenze; come tutti sappiamo, già dai tempi di Mariastar le valenze letterarie dei testi sono state rimpiazzate dalle richieste di una loro generica comprensione. È stata una china discendente: brani come alberi senza radici, senza spazio e tempo, bolle di sapone fluttuanti sotto lo sguardo imbambolato dei nostri alunni, altalene tematiche de-temporalizzate e adattate all’attualità. Fatta questa premessa necessaria, penso che il testo breve non sia finalizzato all’accertamento delle conoscenze relative al programma d’italiano svolto, ma delle competenze di comprensione a tutto tondo a prescindere dalla letterarietà dei brani. Sostengono questa mia ipotesi eccessivamente verbosa tre elementi: la sottolineatura di testo breve(non tutti i testi che noi proponiamo agli alunni e riportati nel programma sono brevi), l’eventuale duplicazione(il candidato affronterebbe in due step gli stessi argomenti art. 16, 3, ammesso che l’esame preveda la classica interrogazione sulle singole materie), le dichiarazioni dei saggi-consulenti, che hanno riformato la prima prova, volta ad accertare la “dimestichezza” dei nostri alunni con una varietà testuale a 360*(da “un’amaca” di Serra a una poesia di Ungaretti). Aggiungo che, come già predicavano le ordinanze precedenti, il colloquio è interdisciplinare, pertanto bisogna uscire dall’ottica dei singoli contenuti delle singole discipline. Purtroppo in questi anni si è continuato a procedere giustapponendo i vari segmenti dei contenuti delle discipline oggetto d’esame. E tale prassi, cioè trasformare un esame interdisciplinare in una sommatoria di domande varie, è lo specchio impietoso del nostro modo di procedere nell’ambito dei singoli consigli di classi: monadi autoreferenziali. Probabilmente nelle scuole italiane ci saranno oasi felici in cui si programma “insieme” e si costruisce “insieme” un tessuto interdisciplinare, ma ad oggi ciò non fa parte della mia esperienza, né, credo, lo sarebbe stato in altre scuole.

Una passeggiata

Io una passeggiata me la sono concessa; in verità una mezza prova, sperimentata per caso in attesa che aprisse uno dei supermercati del mio centro, confinato in periferia tra una vallata e due montagnette. Ho così riempito l’attesa, inerpicandomi lungo una pietraia ricca di vegetazione. Non avevo le scarpe adatte, perciò ho camminato con difficoltà, attratto però dai fruscii delle serpi tra le frasche e incantato dal ronzio degli insetti. Nelle foto un fiore di sixalix con fiorellini gialli di grattalingua, un acanthus mollis e una macchia di inebrianti ginestre, dove capita che talvolta qualche volatile deponga incautamente delle uova. O almeno così mi dicevano i cugini più grandi nelle scorribande pomeridiane tra le campagne assolate; i ribaldi andavano in cerca di uova di uccelli selvatici animati dalla falsa speranza di vederli scovare a casa. Io però nidiate in casa non ne ho mai viste.