La prima è la seconda, la seconda è la prima

Sulla prima prova scritta, che non ci sarà, ma che diventa seconda prova orale, mentre la seconda prova scritta, che non ci sarà, diventa la prima prova orale agli esami di maturità. Come tutti, anch’io ho dato uno sguardo alla bozza che riguarda gli esami di maturità e sono scaturite queste riflessioni.

A mio parere il breve testo, cui fa riferimento la normativa contenuta nella bozza sugli esami di maturità, rappresenta una sorta di surrogato in versione orale della prima prova scritta, che quest’anno per ovvie ragioni covidiche non sarà svolta. Da qualche anno si è notato come la prova d’italiano abbia via via mutato fisionomia anche in quelle tipologie che più sono vicine all’ambito letterario stricto sensu. Il Miur, influenzato dalle rilevazioni dell’Invalsi, ha sempre più privilegiato la comprensione e la produzione del testo a discapito delle altre competenze; come tutti sappiamo, già dai tempi di Mariastar le valenze letterarie dei testi sono state rimpiazzate dalle richieste di una loro generica comprensione. È stata una china discendente: brani come alberi senza radici, senza spazio e tempo, bolle di sapone fluttuanti sotto lo sguardo imbambolato dei nostri alunni, altalene tematiche de-temporalizzate e adattate all’attualità. Fatta questa premessa necessaria, penso che il testo breve non sia finalizzato all’accertamento delle conoscenze relative al programma d’italiano svolto, ma delle competenze di comprensione a tutto tondo a prescindere dalla letterarietà dei brani. Sostengono questa mia ipotesi eccessivamente verbosa tre elementi: la sottolineatura di testo breve(non tutti i testi che noi proponiamo agli alunni e riportati nel programma sono brevi), l’eventuale duplicazione(il candidato affronterebbe in due step gli stessi argomenti art. 16, 3, ammesso che l’esame preveda la classica interrogazione sulle singole materie), le dichiarazioni dei saggi-consulenti, che hanno riformato la prima prova, volta ad accertare la “dimestichezza” dei nostri alunni con una varietà testuale a 360*(da “un’amaca” di Serra a una poesia di Ungaretti). Aggiungo che, come già predicavano le ordinanze precedenti, il colloquio è interdisciplinare, pertanto bisogna uscire dall’ottica dei singoli contenuti delle singole discipline. Purtroppo in questi anni si è continuato a procedere giustapponendo i vari segmenti dei contenuti delle discipline oggetto d’esame. E tale prassi, cioè trasformare un esame interdisciplinare in una sommatoria di domande varie, è lo specchio impietoso del nostro modo di procedere nell’ambito dei singoli consigli di classi: monadi autoreferenziali. Probabilmente nelle scuole italiane ci saranno oasi felici in cui si programma “insieme” e si costruisce “insieme” un tessuto interdisciplinare, ma ad oggi ciò non fa parte della mia esperienza, né, credo, lo sarebbe stato in altre scuole.

9 pensieri su “La prima è la seconda, la seconda è la prima

  1. Confermoi per quel che vale: nonostante la spocchia che noi docenti (beh, forse “loro docenti”, nel mio caso) sfoderiamo spesso verso gli insegnanti delle elementari, loro sono abituati a condividere, avendo anche apposito spazio di tempo per farlo, e noi nel migliore dei casi facciamo due chiacchiere nell’ora di buco. In casi come questi il problema salta agli occhi e il coordinatore deve darsi da fare a ricucire – di solito si rimedia con un atto di sottomissione, o almeno questo è quanto ho promesso e manterrò. Ma sottomissione e condivisione sono due cose diverse.

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