Senza cuore

Il professore senza cuore: probabilmente è questa l’idea che si son fatti molti(alunni, genitori, colleghi, dirigenza…)per il fatto che ho abbandonato i maturandi proprio nel momento in cui stavano per raggiungere il traguardo degli esami di Stato. E sicuramente qualche malpensante ci avrà ricamato pure sopra, insinuando che la mia non partecipazione agli esami sia stata dettata da ragioni di preservazione personale da eventuale contagio da Covid. Si sa che negli ambienti scolastici nostrani è uso favoleggiare su tutto e tutti, amplificando e distorcendo i fatti. A smentire ciò fa fede la mia richiesta di avvalermi della facoltà di non partecipare agli esami per motivi di assistenza ad un familiare già dai primi di febbraio, appena dopo la pubblicazione della prima ordinanza, ma chiaramente non tutti possono avere accesso a questa fonte e i curiosi e gli stupiti devono accontentarsi delle mie dichiarazioni. La mia scelta, lungi dal preservare me, è stata invece dettata dalla volontà di non nuocere ai lavori delle commissioni(che si aggrovigliano nelle scuole come liane)e ai ragazzi stessi, che avrebbero corso il rischio di assistere alla defezione improvvisa del loro insegnante nel bel mezzo degli esami, perché richiamato da doveri urgenti. Tra l’altro anch’io non sarei stato del tutto sereno nello svolgimento del mio servizio. Così razionalità e buon senso cuorehanno prevalso su ogni altra ragione, non ultima quella del sentimentalismo protettivo, che caratterizza in genere gli italici insegnanti, che si sentono chiamati a rimediare al vuoto affettivo(e non solo)di certi nostri alunni, a causa di mamme e babbi impegnati altrove a perorare la causa della loro vita, attraverso regalie di punti in più assegnati alle loro prestazioni. Di anno in anno si rafforza sempre più la convinzione che la scuola sia diventata un numerificio mercificante, cosa assai disdicevole. Non sono scelte facili, ma sicuramente coerenti rispetto ai valori che in cinque anni uno ha tentato di fare intravedere attraverso le lezioni scolastiche. Ciò che conta è averli condotti al traguardo. Ora è arrivato il momento che si avviino da soli, senza ali protettive o facilitazioni a vario titolo.

La “guerra” al virus

Sulla rivista ClassicoContemporaneo è stato pubblicato uno dei saggi più intelligenti, ricchi di dottrina, attuali, che si possano reperire, almeno fino ad ora, nel panorama degli studi insieme classici e contemporanei. In controtendenza alla vulgata comune, che ha concepito l’emergenza sanitaria come una guerra, con tutte le derive che tale opinione può trascinare con sé nell’immaginario collettivo, il saggista Li Causi fa saltare ad una ad una le tessere del mosaico bellico covidiano costruito dai politici, dai media e da eminenti scientisti e studiosi, servendosi sia di una ricognizione fatta sui testi della grecità, sia di un’indagine filosofica, che pone al centro della riflessione il rapporto uomo-mondo animale in una visione globale(sociale, ambientale, economica e politica). La lezione più fruttuosa (fra le tante rinvenibili)che si ricava dalla lettura di questo saggio è il rigore scientifico con cui lo studioso dialoga con i classici e i contemporanei, senza che mai appaia supino agli uni e agli altri. Chapeau!

L’anno covidiano

Ho appena archiviato in una cartella intitolata anno covidiano l’esperienza scolastica ‘19-‘20; per me, come per tutti, è un anno storico, da ricordare, soprattutto, perché non solo caratterizzato dai buchi della scuola in presenza, un cadavere crivellato di colpi, ma soprattutto perché non mi è mai successo di promuovere alunni con una sfilza di due e tre in quasi tutte le materie. Fiat voluntas ministrae! Proprio ciò che lei aveva scongiurato, il 6 politico, si è realizzato pienamente, nonostante il travestimento dei voti effettivi; non ne ho patito più di tanto ad essere sincero, poiché nulla è dipeso dalla mia volontà. Ha prevalso la necessità storica e, di fronte ad essa, ci inchiniamo. Mentre mi appresto a chiudere questo capitolo(mi auguro unico), sfilano nella mia memoria alcuni fotogrammi, che sintetizzano nel bene e nel male l’esperienza della Dad:

Il collega che, nel bel mezzo del collegio dei docenti, esplode in uno scatto d’ira contro tutto e tutti e che, a riunione conclusa, chiede scusa al dirigente e all’assemblea come un cagnolino “vastuniatu”(bastonato).

La collega che, a fine scrutinio, con voce imperiosa e occhi di fuoco intima al figlio di non allontanarsi dalla stanza, perché deve aiutarla a fare la presa visione del tabellone finale.

Le lacrimucce di alcuni miei maturandi nel congedo finale dell’ultima lezione.

Le decine di fotografie scattate in sequenza allo schermo del pc onde apprestare dei tutorial per colleghi disperati.

I dibattiti sulla chat privata del liceo per interpretare i passaggi oscuri delle ordinanze varie.

Le lettere pubbliche di due carissime colleghe sugli aspetti nefasti della Dad.

Le librerie di aspetto vario che facevano da scenografia ai volti dei colleghi on line…

e il cielo azzurro di chi si è posizionato davanti allo schermo, dando le terga all’aria.

Le suonerie degli smartphone in asinfonico concerto con le voci dei conferenti.

E poi bau bau di cani, miagolii di gatti, pio pio di canarini, versi vari di indefiniti volatili invisibili, ombre di figure umane sfreccianti come saette dietro agli alunni, occhi distratti e vigili, pensanti e dormienti, ilari e tristi…

E poi un clic finale di invio.

L’anno scolastico è terminato.

Fra due raggi e poi sprazzi di blu

Ormai si può dire che siamo agli sgoccioli: l’anno daddico si liquefa ogni giorno di più come cera e fervono gli ultimi preparativi per il grande appuntamento con lo scrutinio finale. Si moltiplicano le comunicazioni sulle varie procedure da eseguire, anzi si inmillano a rotazione continua per via di aggiustamenti e integrazioni e per questo un cero dobbiamo accendere al nostro animatore digitale, che con serenità, competenza e pazienza è pronto a diradare nebbie, spegnere focolai di ira e spianare le asperità dell’ignoranza e della pigrizia di chi si ostina a non capire. O così vuol far credere. La mia posizione è equidistante dai due poli, perché se sul piano didattico la Dad è stata una c… fantozziana, necessaria comunque, su quello professionale è stata un successo, poiché per il futuro mi porto nelle classi in presenza un bel bottino di cose che ho imparato a fare e che potrò mettere in atto. Di rilievo c’è che ho affinato la mia capacità di sintetizzare nel trattare gli argomenti da spiegare agli alunni; purtroppo è un mio difetto cronico dilungarmi all’inverosimile su certi segmenti della programmazione, ma la Dad mi ha costretto ad amplificare l’essenziale e a rimpicciolire l’accessorio. Di ciò sono soddisfatto e spero di mantenere per il prosieguo lavorativo questo punto fermo. Nonostante ciò in una classe non sono riuscito a completare il percorso, ma a settembre ci penserò. Sul piano prettamente tecnologico mi sono impadronito delle funzioni plurime del registro elettronico, ma non rinuncio alle carte: ho ugualmente scritto pagine e pagine di appunti, medie, pai e pia, memorandum vari e chiose letterarie ai testi. Non so perché avverta questa necessità, probabilmente per fissare materialmente un lavoro, che di fatto è immateriale ed evanescente. Mi resta da redigere un programma di latino e le relazioni finali. O almeno così pare, perché, quando credi di avere concluso tutto, scopri che c’è un’ultima cosa da fare.

Nutrire una rana in bocca

Nella fase più sciagurata del contagio da Covid 19 c’è stato un frangente durante il quale ho temuto di essermi infettato e, cosa ancora più grave, di aver conseguentemente contagiato i miei vecchi; per due giorni la mia temperatura corporea ha oscillato fra 37,5 e 38,2, così ho avvertito il mio medico di base, che prontamente mi illustrato la prassi da seguire nel caso in cui la febbre si fosse protratta per più di tre giorni. Così non è stato per fortuna e a svelarlo è stata la mia faccia al secondo giorno; mi si è gonfiata, infatti, una gota come mai avrebbe fatto la rana di Fedro e ho scoperto di avere nutrito# un corposo ascesso dentale, che mi ha martoriato per settimane nonostante l’uso di farmaci. Di dentista neanche a parlarne, sia per la mia paura ancestrale degli strumenti odontoiatrici, sia perché in quella fase sarebbe stata un’impresa prendere un appuntamento. Dopo aver rassicurato il medico con tanto di foto, che dimostrava l’origine della febbre, l’aiuto mi è arrivato nientemeno che dal Veneto nella persona della mia amica Ornella, che ha contattato una sua stretta parente, prossima laureanda in materie dentali, inoltrandole la foto del mio volto mostruoso. La giovane studiosa prontamente mi ha elargito consigli e farmaco da assumere e da lontano si è fatta carico del mio malanno, ma soprattutto per il tramite di Ornella mi ha ordinato di recarmi al più presto da un dentista. Dopo aver perduto altro prezioso tempo, dopo accurate informazioni sul dentista da contattare, colpito una seconda volta dall’infezione, finalmente mi sono rassegnato al calvario ed oggi è cominciato il cammino: estrazione di un molare, cui seguirà una lunga cura. In tutto questo il dentista è un professionista umanamente simpatico e accogliente, con cui si possono fare anche quattro chiacchiere letterarie. Potevo stare in attesa della visita senza leggere? Un’esilarante biografia mi ha infatti intrattenuto nella sala d’attesa e mi ha accompagnato in quella da macello. Non sarà facile dimenticare l’episodio: a questo libro non potrò che associare il ritorno di fiamma al mio amato dentista.

#Nutrito davvero, proprio così, perché la responsabilità è soltanto mia, avendo agito consapevolmente.