L’anno covidiano

Ho appena archiviato in una cartella intitolata anno covidiano l’esperienza scolastica ‘19-‘20; per me, come per tutti, è un anno storico, da ricordare, soprattutto, perché non solo caratterizzato dai buchi della scuola in presenza, un cadavere crivellato di colpi, ma soprattutto perché non mi è mai successo di promuovere alunni con una sfilza di due e tre in quasi tutte le materie. Fiat voluntas ministrae! Proprio ciò che lei aveva scongiurato, il 6 politico, si è realizzato pienamente, nonostante il travestimento dei voti effettivi; non ne ho patito più di tanto ad essere sincero, poiché nulla è dipeso dalla mia volontà. Ha prevalso la necessità storica e, di fronte ad essa, ci inchiniamo. Mentre mi appresto a chiudere questo capitolo(mi auguro unico), sfilano nella mia memoria alcuni fotogrammi, che sintetizzano nel bene e nel male l’esperienza della Dad:

Il collega che, nel bel mezzo del collegio dei docenti, esplode in uno scatto d’ira contro tutto e tutti e che, a riunione conclusa, chiede scusa al dirigente e all’assemblea come un cagnolino “vastuniatu”(bastonato).

La collega che, a fine scrutinio, con voce imperiosa e occhi di fuoco intima al figlio di non allontanarsi dalla stanza, perché deve aiutarla a fare la presa visione del tabellone finale.

Le lacrimucce di alcuni miei maturandi nel congedo finale dell’ultima lezione.

Le decine di fotografie scattate in sequenza allo schermo del pc onde apprestare dei tutorial per colleghi disperati.

I dibattiti sulla chat privata del liceo per interpretare i passaggi oscuri delle ordinanze varie.

Le lettere pubbliche di due carissime colleghe sugli aspetti nefasti della Dad.

Le librerie di aspetto vario che facevano da scenografia ai volti dei colleghi on line…

e il cielo azzurro di chi si è posizionato davanti allo schermo, dando le terga all’aria.

Le suonerie degli smartphone in asinfonico concerto con le voci dei conferenti.

E poi bau bau di cani, miagolii di gatti, pio pio di canarini, versi vari di indefiniti volatili invisibili, ombre di figure umane sfreccianti come saette dietro agli alunni, occhi distratti e vigili, pensanti e dormienti, ilari e tristi…

E poi un clic finale di invio.

L’anno scolastico è terminato.

7 pensieri su “L’anno covidiano

  1. Tutte queste recenti vicissitudini mi hanno portato a confermare, se ancora avessi avuto qualche dubbio, che della scuola intesa come formazione e cultura non importa niente a nessuno. Mi sono trovata a dover rispondere a mail di genitori che giustificavano figli che avevano copiato (copiatura documentata, con tanto di link del sito allegata alla correzione), pur sapendo che nulla, quest’anno, avrebbe messo a repentaglio la loro promozione. E di oggi è la beffa più grossa: la scuola non può ricominciare il primo settembre, per non danneggiare l’industria vacanziera, potrebbe anzi ricominciare dopo il 23, per consentire lo svolgimento delle elezioni. La scuola all’ultimo posto. E ancora senza indicazioni precise: doppi turni? numero di alunni per classe ridotto? lezioni di 40 minuti? Mah! Non me ne metto più di tanto, perché provo a ragionare come loro: lo stipendio lo prendo lo stesso, e quello è ciò che conta.

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  2. E se ritornasse la scuola delle quattro ore al mattino dal lunedì al sabato, tre riunioni all’anno e via, e basta là??
    Ma sarebbe troppo bello. Anzi, temo un incrociarsi di disposizioni sibilline a partire da dopo Ferragosto.

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