Marianeve ai tempi del Coronavirus

In queste ore, nel mio selvaggio paesello collinare, lo spettro del virus covidiano costerna lo spirito generale: è divampato, infatti, un tenue focolaio che, stando alle rassicuranti dichiarazioni del primo cittadino e delle autorità sanitarie, non dovrebbe degenerare in pericoloso incendio. Degli sviluppi della vicenda tengo un doppio filo, uno ufficiale per così dire, che ormai di prassi è affidato alle dirette facebook, e uno ufficioso, amorevolmente dipanato da Marianeve nelle prolisse telefonate, che abbattono impietosamente le mie forze vitali. Per un fortuito convergere di accidenti Marianeve conosce tutti i tizzoni del focherello, compresi i parenti, gli amici, gli amici degli amici e le autorità sanitarie del caso, e perciò con pazienza certosina, grazie anche alle sue eccezionali capacità comunicative e relazionali, estorcendo da ogni fonte di sua conoscenza nome e circostanze e giurando e spergiurando di non rivelare i nomi degli infetti, è riuscita a ricostruire interamente la tela dei contatti sociali degli sventurati e finanche luoghi, tempi e origine della fiammella. Secondo la sua ricostruzione, fondata sulle testimonianze raccolte attraverso ore di comunicazioni telefoniche, corse lungo tutta la penisola italica, se è vero che ha contattato pure i parenti forestieri degli infetti, e non so quanto modellata sulle narrazioni giornalistiche, che ventilano gli afosi pomeriggi dei consumatori televisivi italiani, il virus primigenio si sarebbe nutrito ai tavoli di una sala da trattenimento per matrimoni e da lì si sarebbe propagato, tramite un festino privato organizzato successivamente dagli sposini, che per i tristi tempi hanno rinunciato al viaggio di nozze, per le vie del paesello. Marianeve, ancora una volta, ha manifestato il suo mirabile fiuto investigativo e, dopo aver ricostruito la genealogia degli infetti, ha ritenuto opportuno, soddisfatta la sua vorace curiosità, contattare una delle autorità sanitarie al fine di metterla al corrente dei legami parentali e amicali intercorrenti tra i festaioli e avviare, di conseguenza, i provvedimenti sanitari del caso. Per la Jessica Fletcher sicula è un rompicapo, invece, individuare il paziente 0, trasmettitore dell’infezione e a tal proposito le sue ipotesi sono varie; di queste l’investigatrice mi ha fornito dettagliata e circostanziata narrazione, ma è tale la confusione generata nella mia testa, che non sono in grado di abbozzarne una. Più volte, durante le varie chiamate, sono stato sul punto di azionare il vivavoce, per avere la possibilità di fare altro mentre lei sciorinava date, luoghi e attori, ma ciò non avrebbe sortito l’effetto voluto, perché è proprio di Marianeve verificare che l’interlocutore abbia afferrato il contenuto dei discorsi e soprattutto, nel caso specifico, i legami parentali e amicali degli infetti per finalità di salvaguardia personale nei contatti sociali. In concomitanza all’indagine sanitaria Marianeve ha svolto anche quella privata, cercando di ricostruire, attraverso la memoria personale e gli scontrini degli acquisti quotidiani*, la mappa dei luoghi e degli esercizi commerciali frequentati negli ipotetici giorni in cui il virus ha bussato alle nostre porte, onde fare mente locale sugli incontri fortuiti con i positivi in pectore; dopo essersi spremuta le meningi, ha concluso che non si è congiunta socialmente con alcun infetto in modo diretto e si è limitata tutt’al più a scambiare quattro chiacchiere con un parente festaiolo di quella famigliola sfortunata. Pur certa di essere negativa ha comunque raccontato al direttore della casa di riposo, dove è ospite la madre, il sunto delle vicende sanitarie paesane e comunicato a malincuore la rinuncia volontaria alla visita della genitrice che, seppure effettuata a distanza nel giardino dell’ospizio, potrebbe costituire un pericolo per gli ospiti e il personale. Per la sua correttezza e onestà Marianeve è stata prontamente lodata dal direttore, ottenendo(?) in compenso la possibilità di fare tre videochiamate alla madre, assistita chiaramente da un infermiere, anziché una.

*Marianeve paga gli acquisti soltanto tramite denaro elettronico…tranne il pane. La sua lotta all’evasione fiscale però fa parte di un capitolo, che ancora non ho scritto.