Le Corvina

Sarà forse effetto della quarantena sociale covidiana? Com’è, come non è, mi ritrovo spesso ad ordinare ciò che mi serve e non mi serve attraverso internet; si può dire che sono diventato un quasi aficionado dell’e-commerce(mi pare si dica così). Così in barba alle lezioni di geografia che tengo ai miei alunni sugli effetti deleteri della globalizzazione razzolo male e predico bene.

È stata la telefonata di un cugino siculo-trevigiano a risvegliare il ricordo delle penne Corvina. Quando costui era adolescente e io imberbe, mi appassionava osservarlo mentre eseguiva i compiti pomeridiani, nella fattispecie gli esercizi di analisi logica e le espressioni algebriche; in realtà la vera ragione dell’interessamento era costituito dal ticchettio intermittente che esse producevano nell’atto grafico. Non è che fossero il massimo delle penne, ma se avessi dovuto scegliere tra le Bic e le Corvina, non avrei avuto dubbi. Per me quel suono un po’ fastidioso era l’orologio che scandiva il pomeriggio e oggi tanti bei ricordi familiari. La zia rincasava tardi dal lavoro e spesso allietava il nostro palato serale con il pollo arrosto e patatine, acquistato in rosticceria. Una vera goloseria. Come dicevo, la telefonata del cugino mi ha fatto ripercorrere quegli anni e subito il mio pensiero è volato alle Corvina.

Neanche il tempo di googlare il nome e un sito notorio me le ha messe sotto gli occhi. Dopo tre giorni e 46 anni di attesa ho riscritto così con le classiche Corvina. Stesso suono, stesso tratto ballerino, quasi gli stessi colori. Della penna verde Corvina però non ho alcun ricordo.

12 pensieri su “Le Corvina

  1. Mitica!!! Io le ho usate alle scuole medie…. oltre al rumore ricordo anche un odore caratteristico. Forse l’inchiostro. Quella verde esisteva, esisteva…..

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  2. Sono vecchia e la prima penna che ho usato è stata quella con il pennino da intingere nel calamaio. In seguito sono arrivate la biro e la corvina….ma per me la migliore resta la Paker, quella accessibile a tutti, con il prezzo morigerato.

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  3. Non ricordi le Pelikan stilografiche? Segno che non leggevi il Corriere dei Ouccoli e nemmeno Topolino, dove erano talmente onnipresenti (c’era anche un fumetto dove il bianco pellicano era contrapposto a Flash la Macchia, che sconfiggeva sempre) da darmi l’idea che tutti tranne me ne avessero una. Ma io nemmeno ci pensavo a chiedere una stilografica, mi sembrava di fare già abbastanza pasticci con i pennarelli. All’epoca erano a serbatoio, ma più avanti le fecero anche a cartucce.

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