Casa, ossia lavoro

Ieri sera, zampettando qua e là tra i pollai di alcuni programmi giornalistici tipici del martedì, che ripropongono schematicamente la solita solfa e i soliti, instancabili, onnipresenti ospiti(mi chiedo, per esempio, come riesca il vice ministro della salute a presenziare a qualsiasi ora del giorno a tutte le trasmissioni televisive), si discuteva della spaccatura economica tra i dipendenti pubblici, garantiti mensilmente dall’accredito dello stipendio sul conto bancario, e gli autonomi a vario titolo, fortemente penalizzati dal susseguirsi delle crisi economiche e in questi ultimi mesi dalla batosta della chiusura, imposta dalle scelte politiche poste in essere dal primo lockdown; per tale motivo qualcuno ventilava l’ipotesi di istituire una sorta di cassa della solidarietà sociale per sostenere chi è realmente in difficoltà e ciò, se tradotto in termini concreti, comporterebbe una minima riduzione degli stipendi dei garantiti: togliere una parte a chi fruisce del sicuro e condividerla con chi annaspa, ha chiuso i battenti, ha licenziato dipendenti e così via. Scelta che mi troverebbe assolutamente d’accordo, pur trovandomi io nel numero dei cosiddetti garantiti. Mi ha dato però fastidio, quasi al limite della nausea, che tra un sorrisino ironico e una battuta acida la parola “garantiti” facesse, per così dire, rima con “impigriti” e “parassiti”. Per conoscenza di chi pontifica dagli schermi televisivi si sappia che da quando le lezioni scolastiche si tengono in modalità di didattica digitale integrata la maggior parte dei docenti non ha più vita privata, o meglio l’attività lavorativa ha invaso quasi tutti gli spazi e le ore dedicate al riposo e alla cura minima di sé e dei propri familiari. Storicamente noi docenti ci siamo sempre portati il lavoro nelle nostre stanze private(preparare lezioni e correggere compiti)ancora prima che la situazione sanitaria ci imponesse di lavorare da casa; adesso le differenze si sono praticamente annullate, perché casa vuol dire lavoro e lavoro vuol dire casa.

C’è poco da ridere e da sputare veleno.

4 pensieri su “Casa, ossia lavoro

  1. Che certa gente abbia il coraggio e l’improntitudine di pronunciare il termine “garantiti” e sorridendo esclusivamente, è cosa che grida vendetta a Dio. Il quale metterà loro in conto pure questo, certissimamente.

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  2. Invece di salire sul pulpito e permettersi di offendere alcune categorie, dovrebbero vivere per un periodo le nostre vite, che sono delle lotte continue. E’ facile fare dei sermoni e guadagnare fior fiori di euro al mese…… questa è solo la vecchia demagogia.

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