Van Gogh animato

Non si tratta di nuovi dipinti di Van Gogh appena sequestrati al collezionista di turno, ma dei fotogrammi del film animato Loving Vincent, che sono riuscito a trasformare in fotografie, mentre seguivo su rai3 il film dedicato al grande pittore. Si tratta del primo film interamente dipinto su tela, rielaborando oltre mille dipinti per un totale di 66 960 fotogrammi realizzati da 125 artisti provenienti da varie parti del mondo. Alcuni quadri sono stati riadattati modificandone il rapporto, aggiungendo parti, scambiando il giorno con la notte, il tempo meteorologico e le stagioni. La pregevolezza del film non risiede soltanto nelle immagini che si susseguono durante la visione e che lasciano senza respiro chi le mira, almeno per chi ama i colori e le atmosfere di Van Gogh, ma anche nell’intento letterario che anima i registi, infatti la narrazione è condotta sotto forma di inchiesta da Armand Roulin, che su incarico del padre, il postino Joseph Roulin, tenta di ricostruire le ultime fasi della vita del pittore, ricostruendone contestualmente a ritroso le fasi salienti. Pur essendo animato, il film non ha nulla di fanciullesco, l’unico problema è che non si riescono a seguire attentamente i dialoghi, perché si viene attratti dalla fantasmagoria delle immagini cangianti, infatti capita che una stessa scena sia ripresa nelle variazioni della luce del giorno o da una diversa angolatura; insomma bisogna vederlo due volte, per apprezzarne tutta la poliedricità artistica: immagini e sceneggiatura.

Natale ’20

Come forse ho scritto in qualche post fa, quest’anno ho avuto più tempo per arricchire gli spazi della mia casa di luci e simboli natalizi; la fatica sarà notevole dopo il 6 gennaio, quando dovrò togliere l’albero e smontare il presepe, perché, se ho avuto più tempo per adornare gradualmente gli spazi, lo stesso non si potrà verificare a gennaio, sia per gli impegni scolastici(la ministra scolastica proclama un rientro dal vivo…), sia per quella sorta di torpore casalingo invernale, che si impadronisce di me a inizio d’anno. Ecco una carrellata di foto natalizie: un presepe ad alto rischio di assembramento umano, angelico e animale, il bambinello di cera tra luminosi fiori rossi, l’albero di Natale con palle e rose. Se non si fosse capito, adoro il vintage, perciò nella scelta di luci e colori cerco di scimmiottare la moda natalizia degli anni ‘70, ossia colori sgargianti e oggetti ai limiti del desueto. Ogni anno mi prometto di essere sobrio, ma proprio non ci riesco. Per me il Natale è un’occasione di fanciullezza felice, finalizzata a ricreare un’atmosfera innocente che tale non è più…

Aria dolcina

Dopo la frittura delle arancine la cucina non ha avuto tregua, perché si è trovato il tempo di preparare i buccellati tipici del mio selvaggio paesello. Nella foto la madia con una montagnetta di farina e una fioccata di buccia d’arancia grattugiata; poi è stato aggiunto lo zucchero, lo strutto, due uova e il latte. Infine la vanillina, l’ammoniaca per dolci e il lievito.

I panetti levigati pronti per la spianatura, fase delicatissima.


Benedetto sia questo elettrodomestico! Un mattarello elettrico insomma. Serve per spianare la sfoglia di pasta frolla in modo uniforme.

Eccoli appena sfornati! Tutta la casa si riempie di aria dolcina, che per me equivale all’incarnazione sensoriale del Natale.

Santa Lucia 2020

Le arancine, come da tradizione palermitana, con carne macinata e piselli. Il covid non ferma gli intrepidi della cucina, anzi li fortifica per spirito di resistenza.

E quelle con burro, provoletta dolce e prosciutto cotto a dadini.

Qui cotte e dorate.

Un’immaginetta vintage di Santa Lucia.
La cuccia…o grano bollito con crema di ricotta e canditi, ma questa è opera di una vicina di casa.

La notte…dalla scatola

Come dicevo nel post precedente, la tentazione sarebbe di buttare tutto all’aria, ma si molla forse quando si esala l’ultimo respiro; poiché non è il momento, almeno così pare, ci si industria per rendere ancora più intimo questo Natale, sebbene per me sia sempre stato così. Quest’anno, grazie alla carcerazione covidiana, pur tempestato da messaggi, mail, esercizi e compiti da parte dei miei alunni, sto tentando di rispettare i tempi tradizionali, quindi se tutto filerà liscio entro giorno 8 dicembre dovrei riuscire a completare il presepio. Intanto nel tardo pomeriggio ho tirato fuori dalla scatola la notte con le stelle, l’ho stirata per benino e sistemata a mo’ di sfondo. Anche la base, che ho foderato con un panno verde, è pronta. Ma altre prove mi attendono; non ricordo, infatti, quali statuine siano adatte alla capanna. Si vedrà domani, intanto mi godo la notte con le stelle, illuminata dai bagliori tenui della luce violetta.