Sassi e massi

Foto di Gianni Palazzolo

Non so se abbiano inciso le vacanze natalizie, ma questa settimana la ripresa della DDI ex DAD è stata per me come sollevare un macigno e portarlo in cima a una montagna. Non mi era finora capitato di guardare l’orologio speranzoso che l’ora di lezione stesse per finire o di agognare con tutto me stesso le pause prolungate, che scandiscono la giornata; per me insegnare è innanzitutto un piacere e, solo in seconda istanza, un dovere e un lavoro. So di svolgere il lavoro più soddisfacente del mondo, perché traggo vita e linfa dalle vite dei miei studenti, ma della DID ho le scatole piene; fatti salvi il momento “trasmissivo” e il dialogo umano con i ragazzi, il resto lascia molto a desiderare. Le mie classi, e non è una fortuna da poco, sono formate per la maggior parte da alunni educati, cortesi, motivati, interessati, analitici, simpatici; i più attivi mi tempestano di domande e richieste di chiarimenti e, se apro uno spiraglio della mia umanità, mi invadono letteralmente con la loro…di umanità e freschezza. Non manca qualche furbetto* a colorare le giornate “diddiche”, però anche questo fa parte del gioco. Questi giorni di inizio pertanto sono stati duri; mi sento energicamente prosciugato e so di aver “dato” molto poco in termini di entusiasmo e coinvolgimento emotivo ed intellettivo. Forse oggi è stata la giornata migliore in termini di scambio e ciò, a onor del vero, è stato merito della lezione di educazione civica(gli addetti ai lavori sanno che da quest’anno è materia da valutare…), che non poteva non avere come punto di partenza e di arrivo la mia amata letteratura, che è vita vissuta scritta. I primini hanno cominciato ad aprire le finestre del loro mondo interiore e retrospettivamente ho ripercorso parte della mia adolescenza, condividendo con loro qualche mio fotogramma. Sono certo che si tratta di un deserto temporaneo e che la prossima settimana andrà meglio, giusto il tempo di ricarburare; certo la clausura a casa non aiuta e l’osmosi casa-lavoro è deleteria per lo spirito. Auspico, appena sarà possibile, un ritorno alla reale vita scolastica, ma mi sia concesso di contestare sonoramente coloro che ritengono la DID una perdita tempo e di pensare che tale modalità didattica sia il migliore dei mondi possibili. A fine giornata non poca preoccupazione ha destato in me la pubblicizzazione di un corso di formazione, che inneggia in qualche modo alla didattica a distanza. Non vorrei che da straordinaria divenisse ordinaria…

*Ora di latino…
Carlo leggi, analizza e traduci la frase 6!
“No, prof, non posso. Una macchia d’inchiostro ha cancellato la frase”.
😷😷😷

8 pensieri su “Sassi e massi

  1. Comprendo bene e condivido in pieno. Dopo 10 mesi , adesso mi sento molto stanca e disorientata. I ragazzi sono meravigliosi, ma oggettivamente io non ce la faccio più. E l’incertezza sul domani è devastante.

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  2. Do un consiglio a entrambi: se la scuola ve lo permette, prendete, e andate a scuola, e fate a lezione, pur a distanza da lì. Ma non occasionalmente; fatelo sempre, come una scelta, come un dovere di salute, autoimposto, benevolo e benefico, fatelo con continuità, e fatelo come una cosa ovvia. Non avete idea del potere salvifico che ha costruirsi una cornice di senso altro dallo stare a fare didattica da casa. Io, come raccontavo a Dolcezze, a scuola ci sarei andata comunque in quanto collaboratrice della presidenza, ma la mia prima, intuitiva, istintiva motivazione è stata che era giusto (per loro e per me) e sano (per me).
    E tutti i colleghi che ho convinto a seguire il mio esempio sono ancora qui che ringraziano per avere avuto una buona idea per non andare fuori di cotenna ulteriormente in questi due mesi. Non avete idea di quale straordinaria semplificazione mentale prende la vostra vita nel momento in cui, banalmente, per fare scuola, andate a scuola.

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  3. io non oso nemmeno immaginare come potrei fare senza l’operatività laboratoriale che caratterizza l’insegnamento della matematica con gli adolescenti più piccoli. Non si può insegnare la matematica in modo frontale ai bambini. Meno male che non ci sono più, A parte questo, rispetto a quello che ha detto Povna posso dire che mia figlia va a scuola tutti i giorni e fa lezioni in presenza e a distanza da lì, ma in sala di informatica si trovano in contemporanea più docenti e c’è sempre un brusio di sottofondo, che è davvero fastidioso per chi ascolta. E c’è da dire che tra i docenti c’è sempre chi è portato ad alzare di più la voce e allora la contemporaneità è un caos

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  4. Penso che tu,Povna, abbia ragione. Finora io ho preferito far lezione da casa per una sorta di “comodità” familiare (e perché casa mia è di gran lunga più calda della mia gelida scuola e la connessione decisamente migliore), ma ora comincio a pensare ad altre possibilità. Per il momento, però, siamo in zona rossa con le scuole chiuse, quindi devo continuare così.

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  5. #Dolcezze, mi consola il tuo commento, non sono l’unico e chissà quanti come noi.

    #Povna, il tuo consiglio è ottimo perché porrebbe fine al disagio personale, ossia stare reclusi e al contempo lavorare da casa, ma gli alunni restano ugualmente “virtuali”; purtroppo alla vicenda scolastica si sono intrecciati problemi familiari di non poco rilievo ed “esserci” è fondamentale. Auspico che dal primo febbraio, se migliorerà la situazione siciliana, io possa tornare in classe e in questo caso riorganizzerò i fatti familiari, pur consapevole che potrebbe ripetersi la situazione di ottobre/novembre, ossia genitori infetti, alunni in quarantena, lezione a distanza, classe smembrata e talvolta in isolamento. Intanto lavorare da scuola sarebbe già un passo.

    #Alidada, quando mi fui trovato nella situazione di tua figlia, mi assegnarono un’aula, dove c’ero solo io. Sarebbe stato alquanto fastidioso subire il brusio.

    #Dolcezze, purtroppo anche la mia scuola è senza riscaldamento. Si avvistano pinguini…

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  6. Sono stata fino a 67 anni una semplice amministrativa ma quando il 27 gennaio mi reco nelle scuole, per parlare di memoria , sento una vera empatia tra i ragazzi e me. Pendono dalle mie labbra, ascoltano si indignano e spesso si emozionano. La distanza non permette di guardarsi negli occhi di ascoltare i sospiri e quindi penso che i ragazzi, compreso mio nipote Pietro, stiano subendo una violenza quando non possono frequentare la scuola.

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  7. Rispondo collettivamente a tutti e tre. Quello che dice Alidada è vero, ma si può (si deve) ovviare con le cuffie, che dovrebbero essere strumentazione necessaria a prescindere, per fare un buon collegamento. In generale, in ogni caso (e passo alla risposta a Dolcezze), in zona rossa la scuola è vuota, e dunque già ampio spazio per chiunque (in questo senso puoi andare a scuola anche in zona rossa, per fare lezione da scuola, è in tutta evidenza un motivo più che legittimo, altro che lecito – io l’ho fatto anche durante tutto il periodo di zona rossa nella mia regione). Sul freddo, basta attrezzarsi realmente: premesso che dopo avere fatto un anno al Tanzi con 13 gradi per due mesi e mezzo nulla mi corrompe, io indosso regolarmente 4 golf e due maglie termiche, oltre alla mantella di lana. Si può fare. Parola di una che dorme sotto il piumone in estate.
    Mel, si immaginavo che le questioni familiari rendessero più complesso allontanarsi – nello stesso tempo, se magari anche solo per prova una volta riesci a organizzare una settimana andando a scuola, vedrai la differenza di centro di gravità permanente della tua giornata. Banalmente, io sono uscita, ho fatto 5 km in bicicletta e parlato con persone che lavorano nel luogo dove lavoro io tutti i giorni. E questo mi ha dato una possibilità di centrarmi, nel generale marasma, che null’altro avrebbe potuto dare (come già successe nel primo lockdown, quando potevo andare a scuola, e sono andata a scuola, due volte a settimana, per dare i devices ai bisognosi).

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