Astrazenecato

Dal momento che il mio blog è diventato oramai una sorta di diario ad uso e consumo personale, utile a tenere desta la memoria, mi sembra opportuno riportare l’esperienza della vaccinazione che, paradossalmente, è stata una buona occasione per schiodarsi da casa.

Tre giorni fa ho effettuato la prenotazione e ho potuto scegliere il giorno, ossia la domenica, e questo per almeno tre buone ragioni: non imbottigliarmi nel traffico, trovare parcheggio per l’auto, non sottrarre tempo ai miei alunni. Ho scelto anche la fascia oraria, 8.00-9.00, memore delle attese dei colleghi, alcuni anche 5 ore di fila. Così stamani alle 7.00 in punto ero in fila alla Fiera del Mediterraneo in una Palermo immersa stranamente nella foschia e con un cielo orrendamente cinerino. Il cancello della Fiera era ancora muto di operatori e volontari covidiani, ma era allietato dalle ciarle di 6 operatrici sanitarie che nell’attesa vociavano pettegolezzi sui colleghi e vigilavano sull’ordine della fila senza che qualcuno le avesse autorizzate a farlo. Gli altri eravamo in religioso silenzio con la testa ficcata dentro lo smartphone per ammazzare il tempo. Circa un quarto alle otto si è materializzato al cancello un operatore in mimetica(di quelli che aspettano tali eventi per sentirsi, almeno una volta, realizzati nella vita), che ha chiesto di compilare un elenco con nome, cognome e professione, finalizzato a scremarci in ulteriori file per professioni. Aperto il cancello, ci siamo incolonnati e, osservando i capannoni deserti della Fiera, mi sono sentito quasi un deportato ebreo in attesa della doccia. Proiezioni fantastiche, chiaramente. Trascorsa un’ora, il mio cognome è risuonato nel mezzo silenzio delle colonne umane e il vaccinando si è avviato tra i floridi capannoni della speranza; un breve colloquio con un medico, assistito da un amministrativo, la disamina dei modelli A-B-C-D e poi l’ingresso in una micro saletta, dove un energumeno sanitario, in vena di ironia, mi ha accolto con un “ora le faccio un punturone”, ignorato dal mio mutismo. Ho offerto il braccio destro e in un fiat mi è stata inoculata la prima dose. Un’ultima postazione amministrativa mi ha consegnato la ricevuta della vaccinazione e la data della seconda dose. Ho atteso in una grande sala per circa 15 minuti e poi finalmente all’aperto per respirare una boccata di tabacco.

Ho lasciato la città ancora tinta di grigio, godendomi però con lo sguardo il litorale, puntellato da tute fosforescenti in corsetta e lambito da un mare sonnolento bigio come il cielo.

Impressioni “politiche”

Contrariamente a quanto sbandierato da molti, il governo in carica è più politico di quanto si possa immaginare, non nel senso becero che ha assunto in questi anni, ma in quello autentico di amministrazione della cosa pubblica. L’ottica, o la visione, come millantato da Mr Bean italiondo, non potrà che essere economicistica e produttiva, legittimata dalla finta e compiacente unità politica e dalla guerra sanitaria, centro di ogni narrazione pubblica. Piaccia o non piaccia, al premier e ai suoi fedelissimi tecnici toccherà il compito di rivoltare il calzino Italia, realizzando riforme impopolari per i singoli e le logge italiche, ma utili per il bene del Paese, o meglio per la loro idea del Paese. Anche i precedenti governi avrebbero potuto farlo, ma si sarebbero inimicati gli elettori…e perdere le poltrone costa. Noi docenti siamo in prima fila(mirino)e, se fino a qualche settimana fa potevamo anche ridere dei banchetti volanti e dei rossetti ammiccanti, avremo in futuro ben poco di cui “goliardeggiare”. Chi avrebbe il coraggio di opporre argomenti validi ad un’auctoritas riconosciuta a livello mondiale?

Intanto stiamo a guardare e ad ascoltare con i padiglioni auricolari ben ritti, anche se per gli stercorari dell’informazione sarà un problema abituarsi ad uno scenario di narrazione, che non ha più dietro la regia del Grande Fratello e le dirette Facebook.

Il secondo primo settembre

e70353c8c755da78f47787eb69b362a2Mi ritaglio, stamani, uno scampolo di tempo da dedicare al blog, che da tempo, circa un mese, non viene aggiornato; da appena tre giorni sono rientrato fisicamente a scuola con lezioni in presenza, ma circa il 90% degli alunni delle mie classi, insieme al resto della scuola, ha messo in opera una forma di protesta silenziosa contro la situazione dei trasporti, che si riverbera chiaramente sulla frequenza. Gli studenti sostengono che le aziende dei trasporti pubblici non abbiano messo in campo le dovute cautele perché si possa viaggiare e spostarsi in sicurezza, quindi, dopo una richiesta di intervento indirizzata alla scuola, che non ha trovato accoglimento, perché secondo i dati forniti dalle stesse si è proceduto ad un potenziamento delle corse, hanno deciso di ammutinarsi; soltanto una classe delle mie è entrata per intero i primi due giorni, mentre oggi anche questa ha fatto pesare la sua assenza. Il risultato è che sono rimasto ore a scuola o con 2 alunni, ai quali ho fatto regolarmente lezione, o rinchiuso in un’aula vuota, in compagnia del mio portatile, aromatizzata dal profumo dei disinfettanti, che il personale adopera~dicono~per la sanificazione. Devo ammettere di aver trovato gli spazi della scuola molto più puliti di quanto li ho frequentati per l’ultima volta a fine ottobre prima della reclusione ennesima nel periodo natalizio. Certamente mi ha impressionato la sproporzione tra gli spazi immensi della scuola e il popolamento degli studenti, che è abbastanza rado; regna nelle ore di lezione, più del solito, un silenzio religioso interrotto o dalla campanella del cambio d’ora o dai saluti dei colleghi e dei bidelli. Nessuno dei ragazzi vaga nei corridoi alla ricerca di una merendina da acquistare al distributore automatico(sono stati eliminati tutti)o del bagno o di un professore con cui parlare. Tutto all’insegna del silenzio e dell’ordine. Non so sinceramente cosa sia preferibile, se la “caciara” generalizzata o il vuoto di una spelonca disabitata. Sta di fatto che ho potuto serenamente correggere i compiti on line degli studenti e dare uno sguardo ai loro libri di testo per le prossime lezioni; questo interregno pandemico ha infatti segnato una novità nell’uso degli strumenti didattici: ho fatto fuori il cartaceo e grazie alle case editrici ho scaricato i testi adottati sul desktop del portatile. Con click apro il testo e lo sfoglio, posso ingrandire a mio piacimento la pagina, scrivervi o sottolineare, condividere e arricchire la lezione con materiali integrativi. Soltanto a casa continuerò a usare i libri di carta, ma a scuola andrò leggero leggero con il portatile e una penna, che di fatto potrebbe non servire a nulla.