La grazia delle cose false

Celebro questa piovosissima giornata della poesia con un gioiello, annerito dal tempo, di Marino Moretti.


Rosa della grammatica latina

che forse odori ancor nel mio pensiero

tu sei come l’immagine del vero

alterata dal vetro che s’incrina.

Fosti la prima tu che al mio furtivo

tempo insegnasti la tua lingua morta

e mi fioristi gracile e contorta

per un dativo od un accusativo.

Eri un principio tu: ma che ti valse

lungo il cammino il tuo mesto richiamo?

Or ti rivedo e ti ricordo e t’amo

perche’ hai la grazia delle cose false.

Anche un fior falso odora, anche il bel fiore

di seta o cera o di carta velina,

rosa della grammatica latina:

odora d’ombra, di fede, d’amore.

Tu sei piu’ vecchia e sei piu’ falsa, e odori

d’adolescenza e sembri viva e fresca,

tanto che dotta e quasi pedantesca

sai perche’ t’amo e non mi sprezzi o fori.

Passaron gli anni: un tempo di mia vita.

Avvizzirono i fior del mio giardino.

Ma tu, sempre fedele al tuo latino,

tu sola, o rosa, non sei piu’ sfiorita.

Nel libro la tua pagina e’ strappata, strappato

il libro e chiusa la mia scuola,

ma tu rivivi nella mia parola

come nel giorno in cui t’ho “declinata”.

E vedo e ascolto: il precettore in posa,

la vecchia Europa appesa alla parete

e la mia stessa voce che ripete

sul desiderio di non so che cosa:

Rosa, la rosa Rosae, della rosa…

Poesie [1919]

Maxi fioc

E dopo l’astrozenecatura ho provato pure l’esperienza del tampone con il maxi cotton fioc. Ero già sfuggito, non per mia volontà, al primo test organizzato dalla mia scuola a causa degli scrutini del primo quadrimestre, stavolta, invece, grazie a una organizzazione impeccabile da parte dello staff dirigenziale, professori e alunni abbiam potuto fruire agevolmente del servizio. Chi ha voluto naturalmente. Per senso civico innanzitutto. Confesso che la notte prima dell’esame l’ho trascorsa quasi insonne per l’ansietà e la preoccupazione, mentre le ore di attesa le ho annegate concentrandomi sulle attività didattiche con gli alunni che, in molti casi, costituiscono il migliore antidoto ai pensieri al veleno. Giunta l’ora, ho raggiunto l’atrio dell’istituto, dove è stata montata una tenda da accampamento abbastanza capiente, finalizzata alla presentazione dei documenti di rito; da un marziano mi è stato appioppato un codice che, prima dell’ispezione nasale, ho consegnato al medico extraterrestre. Poi mi sono accomodato su una sedia e in 10 secondi, 5 per narice, sono rimasto pietrificato come fossi stato fulminato dallo sguardo di Medusa. Ed è andata bene, ho solo avvertito un leggero fastidio. Così non è stato, invece, per una collega a cui lo spiedino ha provocato una fuoruscita di sangue dal naso. Poi l’attesa… e il responso negativo. Tra un paio di giorni mi sottoporrò al sierologico. Almeno posso dire di aver provato un po’ di tutto e anche con fatalistica serenità. La mia parte di cittadino responsabile continuerò a farla qualsiasi circostanza si presentasse, affidandomi interamente, come l’Augusta sveviana, alle autorità sanitarie. Sarebbe ora che la smettessimo di fare gli esperti tuttologi, avendo da ridire su ogni cosa e pontificando sul nulla.