Corona, senza virus

Corona d’avvento 2021
Corona d’avvento 2021

Picciriddi felini

Io le chiamo “le mie bimbe”, ma potrebbero essere anche dei “bimbi”, che ho visto nascere, si può dire. Madre gatta li ha partoriti sotto una gigantesca pietra incavata, in un terreno abbandonato a se stesso, sul finire dell’estate; di giorno se ne stavano rintanati al fresco, ma al tramonto giocherellavano insieme alla madre rincorrendosi tra l’erba. Poi per una decina di giorni madre e cuccioli sparirono, tant’è che temetti che avessero fatto una brutta fine per mancanza d’acqua e di cibo o per eccesso di afa o per stritolamento sotto gli pneumatici di un’automobile. Invece no. Hanno trovato rifugio in un posto migliore a pochi metri dal luogo di nascita, accolti, se così si può dire, dai quasi miei dirimpettai, la cui officina artigianale è abbellita da un rigogliosissimo giardinetto, dove vasi, alberelli e anfratti, e un grosso cane da guardia incatenato, sono ancora oggi per loro un angolo di paradiso.

Io e le “bimbe” ci incontriamo a sera inoltrata, quando provvedo alla sistemazione della spazzatura differenziata; quasi avessero una sorta di orologio incorporato, non appena apro la porta di servizio, eccole correre a perdifiato dal giardinetto verso di me, miagolando coccole, affetto e…cibo. Da qualche mese infatti riservo a loro degli avanzi del pranzo o della cena e, in qualche caso, anche delle scatolette per felini o di tonno, di cui sono ghiottissimi. Il tigrato è il più affettuoso, tant’è che se lo invitassi entrerebbe sicuramente a casa; i suoi occhi mendicano affetto più che cibo. Il nero maculato di bianco è, invece, guardingo e sospettoso e sembra miagolarmi “dammi da mangiare e sparisci! “. Anche mio padre si è legato alla loro presenza e non c’è pranzo o cena in cui non mi dica “chi cci sarbasti e picciridddi?”(che cosa hai messo da parte per i bambini?). Mia madre, invece, fa la dura di cuore e ci rimbrotta aspramente, perché teme che un giorno o l’altro se li ritroverà tra i piedi. Ma oggi, dopo pranzo, mi ha mostrato una vaschetta con del fegato tagliuzzato a dadini e quasi sussurrandomelo…questo è per i gattini.

L’unica mia preoccupazione è che le corse di affetto interessato verso di me possano costare loro la vita, poiché, per raggiungermi, devono attraversare un tratto di strada alquanto pericoloso, dove le auto sfrecciano a gara. Per tale motivo apro la porta silenziosamente per evitare che si accorgano della mia presenza, ma il più delle volte me li trovo già davanti alla porta in attesa delle vettovaglie. Se invece sono impegnati altrove o non percepiscono la mia presenza, ho il tempo di sistemarle al sicuro proprio nei pressi del posto in cui furono partoriti. Ma sono insaziabili. Consumati i bocconcini, eccoli tornare e miagolare! Purtroppo però capita che qualche altro gatto randagio, una sorta di caporione gigantesco, li preceda e rubi loro la cena. E quindi mi tocca rovistare in frigo o in dispensa alla ricerca di qualcosa di adatto a loro. Insomma non è facile, ma sono tenerissimi e lasciarli a pancia vuota mi fa stringere il cuore.

“Nebbia mattinal fumare”

Ho scelto appositamente quest’immagine, scattata ieri mattina presto, mentre ero immerso nella nebbia mattutina delle 6.30, perché è indicativa del periodo che sto vivendo a livello personale e professionale. Tante volte ho fatto cenno alle incombenze familiari legate ai miei “vecchi”, che accudisco con abnegazione e amore smisurato, e pertanto non starò qui a enumerarle per l’ennesima volta; la novità più rilevante riguarda, invece, il mio lavoro scolastico, che è diventato ancora più gravoso degli anni passati. Non mi riferisco ai miei studenti, che di giorno in giorno fanno progressi e soltanto raramente mi fanno spazientire, ma ad un incarico extra, che le alte sfere della scuola mi hanno offerto di svolgere, ossia organizzare la didattica di tutto il liceo, in cui insegno. Trascorro gran parte del pomeriggio davanti ad una piattaforma ministeriale lavorando alla carta d’identità della scuola, quella che viene definita offerta formativa. Un lavoraccio immane, che prevede un continuo raccordo con tutta la colleganza e con gli altri “missi dominici” della scuola. Soltanto un incosciente come me, dati gli impegni familiari, poteva candidarsi per l’espletamento di questo incarico, ma la scelta è stata dettata da un atto di amore nei confronti della mia professione; a scuola non ho mai amato parassitare, vivere di rendita, stare in ombra e defilato o fluttuare in quella sorta di beata ignoranza del “non so che pesci prendere”o del “chiedo al collega più informato” o, peggio ancora, subire passivamente scelte altrui non sempre ben ponderate. A me piace essere protagonista attivo del mio lavoro a tutti i livelli: educativo, didattico, normativo… E in più io…a scuola devo ancora rimanere per un bel po’ di anni. Quindi, faccia a faccia con me stesso, mi sono fatto quattro conti e mi sono imposto di rivalutare il mio lavoro a 360 gradi. Non so se riuscirò in questo intento assai pretenzioso, ma profonderò tutto l’impegno possibile. Da qui la mia latitanza rispetto alla cura del mio e degli altrui blog; confesso di averne sofferto a tal punto che nei giorni scorsi ho ipotizzato di scrivere un post di pausa o di addio al mondo “bloggaro”, ma poi ho letto i messaggi di Angela La Maratoneta e di Alidada, che ringrazio di cuore per il pensiero, e, avendone ricevuto conforto e motivazione, ho deciso di desistere dalla scelta di silenziarmi. Mi auguro di poter riprendere piacevolmente a postare, ma non tutto dipende dalla mia volontà. Purtroppo o per fortuna nella mia vita il dovere ha sempre prevalso sul volere. Sic est.